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TELEVISIONE: IL BUON SENSO E’ L’UNICA LEGGE ANTI-DROGA

Come tesista in psichiatria presso il Sert di Ancona, ho letto l’ultimo Piano Nazionale Antidroga (PAN), redatto dal Dipartimento Politiche Antidroga (DPA), relativo all’anno 2012 e primo semestre 2013. Sulle cinque principali aree di intervento emerge una crescente attenzione sul web, giustificata dalla stima per cui, dal 2008 al 2013, gli shop-online, i singoli domini, i blog e i social network che promuovono la cannabis sono passati da 200.000 a 800.000. Inoltre, è stato istituito un organo interno al DPA denominato: Sistema Nazionale di Allerta Precoce, al fine di bloccare un commercio emergente di nuove molecole psicostimolanti, mascherate in rete come sali da bagno, incensi, fertilizzanti… Ancora una volta, nella trattazione di tali aree, si evince l’impossibilità del legislatore di arginare i messaggi pro-droga del caro vecchio medium di massa: la televisione. Questa impossibilità deriva dal fatto che mai nulla è stato regolamentato all’interno di una forbice che, da un lato, vede la medievale censura, e dall’altro prevede l’attuale modalità di gestione mediatica, che vede come unica restrizione dei messaggi pro-droga il buon senso dei gestori dell’informazione. Inserire esperienze di droga nella cornice mediatica vincente di un personaggio pubblico, pensiamo a Morgan, fa sì che anche la droga inevitabilmente finisca per risultare vincente o comunque giustificata; specie se chi guarda è un adolescente, che potrebbe essere sprovvisto di quel potere critico necessario per selezionare il bene e il male all’interno di tale cornice. In mezzo a puntate dei Simpson trasmesse a loop sulla Fox, con il personaggio di Otto Disc, superfattone che saluta i suoi amici esclamando “Ue’, funghetto”, nel periodo natalizio appena trascorso mi sono imbattuto nel film Vacanze di Natale 2000, chiaramente rivolto ad un pubblico di bambini e adolescenti. In questo film Enzo Salvi, alias Er Cipolla, ondeggia, strascica la voce, riprende i tic dei tossici e dice testuali parole: “Me facevo come un cammello marocchino… Er cipolla è uscito dal tunnel… nun me faccio più… (Me facevo) pure de farina, basta che era polvere. A chicco, io so stato er primo in classifica nell’hit parade dei tossici”. Il personaggio, inquadrato nella storia come figura accattivante e simpatica, lascia presagire il messaggio sbagliato per cui, all’uscita dal tunnel, ci sia un individuo simile a quello di quando vi è entrato, con la droga che può rappresentare una fase a se stante nella vita di un individuo. La mia esperienza come tesista al Sert di Ancona mi ha dimostrato il contrario: la droga è un esperienza che segna tutta la vita di una persona e dalla quale non si esce mai, anche quando si è “formalmente” usciti. La speranza da riporre nei futuri piani triennali è che si riesca a trovare una modalità di intervento, per far sì che nel mezzo televisivo non sia il buon senso l’unica legge anti-droga.

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