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L’esempio è una parola sconosciuta ai nostri parlamentari.

Egregio Direttore, nella mia vita professionale ho seguito sempre una condotta improntata a dare esempio ai miei collaboratori. Sono stato un “capo” amato perché quando ho imposto dei sacrifici li ho imposti per primo a me stesso. Un collaboratore mi ha donato una pergamena in cui è riportata la frase tratta dalle epistole di Seneca il Giovane: ”Longum iter est per precepta, breve et efficax per exampla” (lunga è la via dell’insegnare per mezzo della teoria, breve ed efficace per mezzo dell’esempio). Un dono che mi aveva confermato la correttezza del mio agire. I mezzi di comunicazione mi riportano in continuazione ad una amara realtà . Dalle Alpi a Capo Passero in Sicilia quasi tutti i gruppi di potere hanno approfittato della loro posizione per sperperare denaro pubblico o per trarre da esso vantaggi di natura personale. Nel momento in cui il paese è in grande sofferenza alcuni rappresentanti politici, con spudorata arroganza, si aumentano gli onorari con cifre consistenti e non giustificabili. Per contro vengono proposti tagli agli assegni di chi non ha potere contrattuale (pensionati) e vengono lasciati intatti tutti gli altri emolumenti degli uomini politici ad ogni livello e di coloro che attraverso una sentenza possono bocciare ogni azione tesa a colpirli, anche solo in modo molto lieve. Pe tutti questi signori la parola “esempio” non fa parte del lor bagaglio culturale e del loro modo di agire. Giovanni Ridinò

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