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Rischio tubercolosi a scuola

I bambini extracomunitari giunti in Italia vengono inseriti senza indugio nelle nostre scuole senza alcun serio screening sanitario. Questo comporta rischi concreti di diffusione di malattie contagiose anche gravi. A Roma, per esempio, una bambina dell’India, il paese con il maggior numero di casi di tubercolosi al mondo, è stata inserita senza alcun controllo sanitario in una scuola media. Dopo alcuni mesi si è ammalata di tisi. A quel punto le asl hanno dovuto fare a tutti gli studenti e al personale scolastico quegli esami a cui non avevano sottoposto la bambina, con costi elevatissimi a carico del servizio sanitario nazionale. Non solo, diversi test hanno dato esiti positivi. Se gli ulteriori esami confermeranno l’avvenuto contagio, i malcapitati rischiano seriamente di contrarre la malattia nei successivi due anni. E’ vero che esistono le cure, ma queste sono molto lunghe (6/12 mesi) e pesanti (antibiotici di vario tipo) con effetti collaterali che arrivano nei casi estremi a provocare la morte dell’ammalato. Non sarebbe meglio sottoporre questi bambini extracomunitari ad accurati esami medici prima di inserirli in un ambiente così delicato come una scuola?

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