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SISTEMA ELETTORALE: MOLTO MEGLIO QUELLO DELLA "PRIMA REPUBBLICA"

Parlando con un americano dell'Illinois, gli chiedevo delle elezioni negli Stati Uniti, sfiorando tra l'altro la tematica dei sistemi elettorali. A suo dire, negli Stati Uniti la gente si interessa assai poco di politica e guarda avanti con il paraocchi, pensando agli affari propri. A votare vanno in pochi. Pochi infatti ritengono che il proprio voto possa cambiare alcunché. Il meccanismo costringe l'elettore a fissare una sola priorità (per esempio, la riduzione delle tasse), per poi decidere quali dei due candidati risponda meglio a quella stessa priorità. Tutto il resto deve essere preso preconfezionato, cioè a scatola chiusa, piaccia o no. Un parallelismo gastronomico può essere questo: il ristorante offre solo due menù fissi. In teoria all'avventore potrebbe piacere il primo piatto del menù 1 abbinato con il secondo piatto del menù 2, ma questa scelta non gli è consentita. Allora deve decidere se ritiene più importante scegliere il primo piatto (risotto anziché tortellini), fissando su questo la priorità, o invece scegliere il secondo piatto (scampi anziché scaloppine). I menù 1 e 2 sono indivisibili (devo dire di avere in passato sperimentato l'indivisibilità dei menù in una mensa universitaria di Francoforte e di aver trovato la cosa assai poco indovinata). Se il menù "prendere o lasciare" non è gradito, non resta che rinunciare al ristorante e starsene a casa. E' proprio quello che fanno gli americani, e in effetti negli Stati Uniti il partito di maggioranza assoluta è quello dei non votanti. Il motivo è anche che le soluzioni proposte dai due partiti che si contendono l'elettorato non differiscono più di tanto. Ciò deriva dal fatto che la vittoria dell'uno o dell'altro dipende dal voto degli indecisi, quelli cioè che stanno nel mezzo. A forza di inseguire questo elettorato, i due partiti finiscono per assomigliarsi sempre più tra loro, al punto che il sistema, piuttosto che bipartitico, si potrebbe meglio definire pseudobipartitico con tendenza irreversibile verso il monopartitismo mascherato. I menù proposti finiscono per essere gli stessi, tutt'al più con una leggera differenza nel condimento. Personalmente preferisco ristoranti con menù più differenziati, dove poter scegliere più liberamente primo, secondo e frutta. Per essere più precisi, da italiano preferisco un sistema con un numero fisiologico di partiti, come quello della tanto vituperata "prima repubblica", dove era possibile un voto di preferenza anche sul candidato. Predicando seduti sulle macerie di Tangentopoli, a molti fu facile far passare il concetto che la colpa era del sistema elettorale, scegliendo quest'ultimo come capro espiatorio. Con ogni evidenza è stato invece clamorosamente fallito il bersaglio, se è vero che la corruzione e lo sfascio si vedono oggi più di ieri e se è vero anche che il meccanismo di tipo proporzionale non sortisce, come viene spesso contrabbandato, l'effetto deleterio di moltiplicazione dei partiti. Al contrario, nella "prima repubblica" i partiti erano in tutto sei o sette, pur in assenza, nella sostanza, di qualsiasi soglia di sbarramento. Come si spiega? La verità, che nessuno vuol riconoscere, è che si è buttato il bambino al posto dell'acqua sporca. E' ora però di riconoscere i nostri errori e di rimediare. I nostri illuminati rappresentanti parlamentari non sembrano però orientati a restituirci la possibilità di scelta sui candidati e anzi sembrano piuttosto inclini a volerci togliere pure quella sui partiti. La parola d'ordine sembra essere: i partiti piccoli devono sparire, bisogna cioè pensarla tutti allo stesso modo, è immorale che chi la pensa diversamente debba ottenere una qualsiasi rappresentanza parlamentare. Io questo lo chiamo con il suo nome, cioè: bavaglio, che è sinonimo di censura. Legalizzata, s'intende. Dobbiamo pensare o A o B. Chi pensa C o D deve rivolgersi altrove, perché qui verrebbe silenziato. Come modello di democrazia non fa una piega. E' democratico, secondo costoro, solo il pensiero unico. Sessanta milioni di teste devono essere incasellate in due sole correnti di pensiero, altrimenti si fa confusione. Strano però che in passato, cioè prima della riforma elettorale voluta da Mario Segni, detto Mariotto, ciascuno potesse trovare il modo di farsi rappresentare in Parlamento senza alcuna vigente censura di Stato. Il sistema elettorale della "prima repubblica" era perfetto. Ciò che abbiamo visto dopo sono stati governi a senso alternato Destra-Sinistra a effetto ping-pong che hanno tessuto la tela di Penelope. Il Centrodestra cancellava ciò che aveva fatto il precedente governo di Centrosinistra, e viceversa. Durante la cosiddetta "prima repubblica" l'instabilità dei governi (che in realtà neppure era tale, perché in sostanza si trattava di rimpasti, passando, per dire, da un governo Andreotti 5 a un governo Andreotti 6) non era frutto del sistema elettorale, come si è ostinatamente continuato a sostenere, ma della mancanza di precise regole e di specifici vincoli all'atto della costituzione dei governi, che ne avrebbero stabilizzato la durata all'intera legislatura. Purtroppo tali regole mancano tuttora e non c'entrano niente con la legge elettorale. Una di queste è la seguente: quando si scioglie il governo, la parola è restituita al popolo sovrano, cioè si torna a votare. Se ci fosse stata questa regola i governi della "prima repubblica" sarebbero durati tutti per l'intera legislatura. Con i più cordiali saluti.

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