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LA SPOETIZZAZIONE DEL CONSUMISMO

Mi sia concesso di innalzare ad espressione poetica, benché lontana da metrica e figure retoriche, quel fascino ricercato che albergava in alcuni rituali e circostanze umane. E’ lunga la lista dei fenomeni smantellati, spoetizzati, dalla finalità esasperata di ricavarci più denaro possibile. Tanto per citarne qualcuno, il sabato andavo con mio padre a giocare la schedina, lui giocava tre colonne, a me ne faceva giocare una, con la squadra del cuore sempre, rigorosamente, vincente. Fino alla domenica pomeriggio eravamo tutti potenziali milionari. Poi la necessità di spremere lo scommettitore su altri concorsi: il Totogol, il Totosei, il Totobingol finchè, ormai sotto lo strapotere dei Punti Snai, arrivarono allo scempio di portare il Totocalcio da 13 a 14 partite, svuotando anche la frase: “Ho fatto 13”, che era entrata di diritto tra i neologismi ad indicare chissà quale svolta più o meno fortunosa della vita. Ho visto le moderne schedine, in castigo nell’angolo di una ricevitoria, che sono diventate grandi come la grande M, la prima banconota da 1.000 lire emessa dalla Banca d'Italia. Sono così pochi i giocatori, che un vincitore riuscirebbe a stento a ripagarsi il costo della giocata. Per rimanere in ambito calcistico, non possiamo non rintracciare una poetica nelle partite che si giocavano tutte alla stessa ora, la domenica alle 15, celebrate dalle voci e dagli stili lessicali di Ameri, Ciotti,… sotto la metrica di Roberto Bortoluzzi dal fantomatico studio centrale. Oggi le esigenze economiche delle televisioni a pagamento hanno sparpagliato, con gesto da seminatore, le partite in un fine settimana lunghissimo, dal venerdì al lunedì sera, con il risultato che per sapere quando gioca la tua squadra del cuore devi appuntartelo sull’agenda. Giustamente, secondo il punto di vista degli smantellatori, se tutte le partite si svolgessero contemporaneamente, quale appassionato sottoscriverebbe più un abbonamento per vedere una partita soltanto? Vorrei concludere parlando delle rimpatriate della scuola. L’incontro di vecchi compagni di viaggio che diventava il “luogo” per stupirsi dell’implacabile passaggio del tempo e per soddisfare la vanità di apparire più di quello che si era; così in quella giornata i netturbini diventavano “operatori nell’ambiente” ed i commessi del supermercato “mediatori tra la vendita ed il consumatore”. Oggi organizzare una rimpatriata non ha più senso, tutto è stato rimpiazzato dai Social Network, sia in termini di “controllo dell’invecchiamento”, sia in quelli di vanità nell’apparire. Sono stato ad una rimpatriata ed ho aspettato per ore, inutilmente, che qualcuno mi rivolgesse la tanto volgare domanda: “Che fine hai fatto?”.

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