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la sharia a Catania

Egregio direttore Le scriviamo a proposito dell’articolo pubblicato sul suo giornale il 3 gennaio scorso dal titolo “La sharia a Catania – Vietato affiggere manifesti se ci sono donne sexy ed ammiccanti” ad opera del giornalista Nino Sunseri. Ad inviarle questa lettera sono le /i componenti del Comitato Unico di Garanzia della Provincia di Catania, alcune/i delle/dei quali avranno il compito di valutare l’eventuale non attinenza del messaggio pubblicitario con i principi espressi nella deliberazione adottata dal commissario avente per oggetto “Linee guida per il contrasto della pubblicità offensiva”. Può tranquillizzare l’autore dell’articolo sul fatto che chi farà parte del comitato opererà a titolo assolutamente gratuito. Sembra incredibile, ma riteniamo che l’impegno nelle cose in cui si crede non necessita di essere retribuito. Con la presente ci permettiamo di specificare che nell’atto di delibera non sono citate parole come nudo, sexy, pudore, posizioni provocanti, abiti succinti, né si esprimono crociate contro il nudo e la morale pubblica, parole che possono indurre ad un logica bigotta e bacchettona. La delibera richiama la soggettività femminile come elemento di arricchimento , rispetto delle diversità per una crescita civile, richiami peraltro sanciti nella Convenzione di Istanbul in Italia entrata in vigore a luglio del 2013, i cui principi sono stati recepiti dal mondo della pubblicità Siamo consapevoli che ribadire o appellarsi al rispetto della soggettività femminile può essere confuso in modo strumentale con l’utilizzo del corpi che per noi del GUG, e fortunatamente non solo per noi, si traduce in qualcosa che rimanda ad un immaginario di passività e subordinazione femminile. Per chi possiede buon gusto intuisce che le linee guida della delibera non conducono a imporre il velo ai seni nudi ritratti dalla nostra tradizione pittorica o fare oscurare bellissime scene cinematografiche di nudi femminili e maschili o allungare le gonne di noi donne. Le linee guida invece dovrebbero condurre all’offuscamento delle immagini, soprattutto pubblicitarie che volente o dolente tutte/i sono costrette/i a guardare , che hanno pubblicizzato marche di mozzarella attraverso i seni delle donne , o che rimandano ad una stereotipata seduzione femminile, come la storica e volgare vecchia figura di Eva che induce l’uomo in peccato. Gli input esterni creano immaginario per piccoli e grandi e quello che vogliamo offuscare sono i messaggi sulla donna come proiezione di un immaginario maschile. Un conto è rispettare anche nella pubblicità la libertà delle donne in tutte le sue manifestazioni , altro è la vivisezione del corpo femminile le cui immagini rimandano a discreditati ruoli femminili. Questo è un dilemma già all’inizio del femminismo degli anni settanta del secolo scorso, da allora le donne pur contestando le immagini in cui non si riflettevano non hanno messo il velo , anzi hanno prodotto pensiero ed hanno continuato ad indossare la minigonna, ad apprezzare nudi di donne e di uomini le cui immagini sono state utili strumenti di comunicazione civile e di rispetto reciproco tra i generi. Secondo questa interpretazione abbiamo apprezzato le linee guida della delibera della Commissaria e su questa intendiamo operare per la loro realizzazione . Il Comitato UNICO DI GARANZIA della Provincia regionale di Catania

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