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Tu! non vorresti avere la possibilità di tornare a casa?

Egregio Direttore, mi presento: sono uno studente “per fortuna” o “purtroppo” italiano. Perchè dico questo? Perchè studio all’estero e perchè mi è capitato questo di recente. L’altro giorno, “girando” sui social network, una petizione online, lanciata da una ragazza, ha attirato la mia attenzione: l' oggetto era la richiesta di un urgente intervento legislativo per disciplinare il fenomeno dei trasferimenti dei ragazzi italiani che studiano all’estero e che vorrebbero o dovrebbero rientrare in Italia, la loro patria. Subito ho rilanciato la petizione. Nel giro di poco tempo sono usciti fuori i primi dissensi e le prime domande: “è qualcosa che non si farà mai!; chi va a studiare medicina e odontoiatria all’estero lo fa solo per svincolarsi dal test!; va a studiare all’estero solo chi se lo può permettere!; una persona che sceglie di andarsene all’estero perché dovrebbe poi tornare in italia? A tutte queste persone io vorrei dare una risposta dicendo che: chi va all’estero accetta: di stare, come capita a me, a più di 1600 km di distanza; di non poter usufruire delle risorse del proprio paese; di non poter stare vicino alla famiglia e agli affetti; di doversi integrare in culture totalmente differenti dalla nostra, in positivo ma tante volte anche negativamente e tanto altro ancora. Chi va all’estero non ci va solo perché se lo può permettere: ci va anche perchè le spese che si hanno all’estero possono essere più basse rispetto a quelle che si hanno in Italia. Chi va all’estero non va solo perché ha imparato a memoria o ha avuto la capacità o ha avuto la spintarella ad un test criticabile da diversi punti di vista (senza nulla togliere a chi ce l’ha fatta); chi va all’estero ci va perché è disposto a inseguire il suo sogno e la sua passione fino in capo al mondo; chi va all’estero va perché solo l’estero purtroppo gli permette di poter studiare ciò che vuole studiare. Ma permettetemi di dire che chi va all’estero dovrebbe avere l’opportunità di tornare perché quando si va all’estero: non si sa se si avrà la forza di andare avanti in una realtà totalmente diversa dalla nostra, non si sa se all’estero ci mancherà la mamma, il babbo o il nonno, non si sa se il nostro carattere possa essere bene accetto in un’altra cultura. Ci sono persone qui con me che soffrono questa distanza e che hanno capacità come quelle di tanti medici italiani da me conosciuti. L'appello è allora a firmare questa petizione: apriamoci all’Europa se è l’Unione che vogliamo! Domani vorrei potermi svegliare e sapere di poter essere medico, ingegnere, avvocato in tutta Europa. Ma se non posso nemmeno tornare a casa come si fa a parlare di Unione Europea. Dateci una norma che ci dica: sì potete tornare a casa! o che ci dica no! non potete tornare! Sapremo allora se rinunciare a tutto o continuare arduamente questa nostra lotta all’estero. Vi chiedo poi una cortesia: non infamate i sistemi universitari esteri perché prima di guardare la sporcizia degli altri dovete guardarvi la propria. Tra noi studenti all’estero e voi non so chi ci va a perdere. Cordiali saluti

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