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UNA LEGGE ELETTORALE BAVAGLIO, UNA VERA TRUFFA

Con il sistema elettorale della tanto vituperata "Prima Repubblica", che quanto a corruzione e malgoverno è stata superata solo dalla Seconda, oltre a una fisiologica possibilità di scelta sui programmi, che prendevano la forma di partiti, era possibile un voto di preferenza anche sul candidato. Predicando seduti sulle macerie di Tangentopoli, è stato facile far passare il concetto che la colpa era del sistema elettorale, scegliendo quest'ultimo come capro espiatorio. Con ogni evidenza è stato invece clamorosamente fallito il bersaglio, se è vero che la corruzione e lo sfascio si vedono oggi come ieri e più di ieri, e se è vero anche che il meccanismo di tipo proporzionale non sortisce, come viene spesso contrabbandato, l'effetto deleterio di moltiplicazione dei partiti. Al contrario, nella "Prima Repubblica" i partiti erano in tutto sette o otto, e non centomila, pur in assenza, nella sostanza, di qualsiasi soglia di sbarramento. Come si spiega? La verità, che non si vuol riconoscere, è che si è buttato il bambino al posto dell'acqua sporca, che invece è rimasta. Sarebbe allora auspicabile ammettere i nostri errori e rimediare. I nostri illuminati rappresentanti parlamentari, nominati più che eletti, non sembrano però orientati a restituirci la possibilità di scelta sui candidati e anzi sembrano piuttosto inclini a volerci togliere pure quella sui partiti. La parola d'ordine sembra essere: i partiti piccoli devono sparire, bisogna cioè pensarla tutti allo stesso modo, è immorale che chi la pensa diversamente debba ottenere una qualsiasi rappresentanza parlamentare. Io questo lo chiamo con il suo nome, cioè: bavaglio, che è sinonimo di censura. Legalizzata, s'intende. Dobbiamo pensare o A o B. Chi pensa C o D deve rivolgersi altrove, perché qui verrebbe silenziato. Come modello di democrazia non fa una piega. E' democratico, secondo gli oligo-monopolisti, solo il pensiero unico. Sessanta milioni di teste devono essere incasellate in due sole correnti di pensiero, altrimenti si fa confusione. Strano però che in passato, cioè prima della riforma elettorale voluta nei primi anni Novanta da Mario Segni, detto Mariotto, ciascuno potesse trovare il modo di farsi rappresentare in Parlamento senza alcuna vigente censura di Stato. La Lega, per esempio, entrò allora in Parlamento con due soli eletti, con una percentuale di voti intorno all'1%. Con il sistema elettorale truffa che ci viene ora proposto, Umberto Bossi sarebbe stato ridotto a proporre il suo programma politico, criticabile fin che si vuole ma per molti aspetti innovativo, non in una assemblea parlamentare, ma al massimo in qualche piazza o sottoscala. Il sistema elettorale della "Prima Repubblica" era perfetto. Ciò che abbiamo visto dopo sono stati governi a senso alternato Destra-Sinistra a effetto ping-pong che hanno tessuto la tela di Penelope. Il Centrodestra cancellava ciò che aveva fatto il precedente governo di Centrosinistra, e viceversa, con evidenti benefici per gli Italiani. Durante la cosiddetta "Prima Repubblica" l'instabilità dei governi (che in realtà neppure era tale, perché in sostanza si trattava di rimpasti, passando, per dire, da un governo Andreotti 5 a un governo Andreotti 6) non era frutto del sistema elettorale, come si è ostinatamente continuato a sostenere, ma della mancanza di precise regole e di specifici vincoli all'atto della costituzione dei governi, che ne avrebbero stabilizzato la durata all'intera legislatura. Purtroppo tali regole mancano tuttora e non c'entrano niente con la legge elettorale. Una di queste è la seguente: quando si scioglie il governo, la parola è restituita al popolo sovrano, cioè si torna a votare. Se ci fosse stata questa regola, i governi della "Prima Repubblica" sarebbero durati, se possibile, anche per più legislature. Con i più cordiali saluti.

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