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A proposito delle armi chimiche siriane a Gioia Tauro

Da semplice cittadino calabrese, sto seguendo il caso dello smaltimento delle armi chimiche siriane da effettuarsi nel Porto di Gioia Tauro e, dopo aver sentito un po’ delle solite chiacchiere della politica, ho deciso di porre pubblicamente qualche riflessione e qualche domanda. Il 4 ottobre del 2002 mi è stata diagnosticata, improvvisamente, una leucemia mieloide acuta indifferenziata, una forma mortale superata miracolosamente. Una storia abbastanza nota, soprattutto per le vicende mediche e mistiche della guarigione che ho raccontato in un libro, la cui causa, però, è rimasta a vagare tra dubbi e pensieri, fino a quando non ho sentito le affermazioni di questi giorni di alcuni ministri che avvalorano quanto, dentro di me, ho supposto sin dal primo momento: “Perché preoccuparsi in questa occasione – dicono i nostri governanti – se in questo porto ogni anno si effettuano operazioni simili e transitano quantitativi enormi di sostanze tossiche, senza che mai ci siano stati problemi?”. Non entro nel merito di considerazioni politiche che, comunque, anche un semplice cittadino avrebbe il diritto di poter fare, magari evidenziando come l’interesse della classe politica nazionale si manifesti verso la Calabria solo ogni volta che rimangono imbottigliati per ore sulla nostra autostrada, tanto da stupire che sia stata scelta come sede di operazioni del genere, ma chiedo ai signori Ministri: ora che avete certificato che almeno il Porto di Gioia Tauro è da sempre luogo di transito di sostanze tossiche di ogni tipo, siete proprio sicuri che ciò non abbia mai prodotto danni all’ambiente e ai cittadini calabresi, da poterlo affermare sorridenti con cotanta certezza? I miei dubbi, per il puro scrupolo di non generare illazioni, fino ad oggi li ho tenuti per me, ma di fronte alla sfacciataggine di certa politica, ho deciso di esternarli. Al momento della diagnosi della mia leucemia, i medici mi dissero che si trattava di una forma comune a persone venute in contatto con sostanze tossiche e radioattive e che, soprattutto, le cellule tumorali erano nel mio corpo da poche settimane. Conducendo una vita normale, e non da militare in Kosovo, ho cominciato a sfogliare nei ricordi per ricostruire in quali luoghi ero stato negli ultimi due mesi: guarda caso, il mese di settembre del 2002 ero stato proprio al Porto di Gioia Tauro, tra navi e container, per preparare l’allestimento dello spettacolo televisivo “La sera dei Miracoli” che andò in onda su Rai Uno il 25 settembre! Ho sempre voluto ritenere che si sia trattato di una pura coincidenza e di un fatto difficilmente spiegabile, ma, ai ministri che hanno gridato con imbarazzante fierezza che in quel porto transitano normalmente enormi sostanze tossiche, chiedo: “Come fate ad essere così certi che i tantissimi casi di tumori e leucemie, compreso la mia, che si sono registrate e si registrano in quelle zone non siano addebitabili proprio a quanto candidamente avete ammesso?”. Non so che studi ed esperienze scientifiche abbiano gli Onorevoli che si sono abbandonati a queste tranquillizzanti affermazioni, ma ho trovato incredibile il solo fatto di averle sentite, quasi a mo’ di spot: “Calabresi, state tranquilli, vi rassicuriamo noi!”. Nel mio caso, l’effetto sortito è stato esattamente l’opposto di quello voluto: ora sono ancora più convinto di quanto immaginavo. Un’altra domanda mi piacerebbe porla ai movimenti ambientalisti, nel reggino particolarmente attivi e, normalmente, sensibili perfino al sistema nervoso dei tonni, tanto da combattere la costruzione del ponte sullo stretto per evitare ai grandi pesci in transito la perdita dell’orientamento (come ho sentito in un’intervista televisiva): “Anche voi avete le stesse certezze dei nostri ministri?”. A parte tumori e leucemie, oggi, perfino curabili, vi figurate quanto diventerebbe complicato per i poveri pescatori di Bagnara prendere un pescespada con le convulsioni tipiche da gas nervino? Ruggero Pegna

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