Cerca

Dieci buone ragioni per non volere le preferenze

Gent.mo Sig. Direttore, da giurista, da cittadino e da elettore di centrodestra mi permetto sottoporle alcune brevi riflessioni sull’inutilità delle preferenze: 1) sono state abolite venti anni or sono a furor di popolo in quanto principale strumento clientelare; 2) aumentano vertiginosamente i già sin troppo alti costi della politica; 3) consentono di scegliere soltanto tra un ristretto numero di candidati comunque selezionati dai partiti; 4) si vota per liste e non per partiti o per candidati, per cui non esiste un sistema elettorale che fotografi perfettamente il paese e tanto meno che garantisca allo stesso tempo la governabilità; 5) già la precedente legge elettorale aveva dato buona prova, consentendo l’ingresso in Parlamento nel 2008 di sole cinque forze, che avrebbero dovuto ridursi a quattro per l’impegno mancato dell’IDV di confluire nel Gruppo PD; 6) si votano le idee, di cui i partiti si fanno portavoce, non gli individui, altrimenti si afferma un principio neofeudale di vassallaggio; 7) inoltre non si vedono all’orizzonte salvatori della Patria né uomini della Provvidenza; 8) l’approvazione di una buona legge elettorale può anche valere il fatto di passare un turno all’opposizione, come accadde a Veltroni; 9) l’idea del “votare la persona” ha consentito le vittorie della sinistra, il cui elettorato è stabile, mentre quello moderato ha la “puzza sotto al naso”; 10) è inutile qualsiasi legge elettorale che spinga i partiti a coalizzarsi, se poi non si abolisce il residuo settecentesco del divieto di mandato imperativo, grazie al quale, una volta eletti, i parlamentari si spostano come vogliono e mediante scissioni e ricomposizioni creano nuovi gruppi e/o partiti ex postea.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog