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un premio nobel

Caro Direttore, questa nostra martoriata Italia alla fine avrà il premio Nobel per le nefandezze. E' notizia di questi giorni che anche la Regione Abruzzo è scivolata sul malcostume delle spese pubbliche. Ora sono 17 su 20 le Regioni nelle quali le Procure stanno indagando per sperpero di denaro per consulenze fasulle, studi semplicemente ridicoli inventati solo per clientelismo, rimborsi troppo allegrotti per non dire sconci e truffaldini: si va dalle spese per abbonamenti a giornali a fumetti, assorbenti per donne, gomma da masticare, elettrodomestici, cene, viaggi e chi più ne ha più ne metta. Pensare che tutto questo viene perpetrato dai politici, cioè persone che sono state elette per fare gli interessi della comunità è ancora più vergognoso. A questo indecoroso modo di fare delle amministrazioni periferiche c'è da aggiungere lo sperpero dei palazzi, ad iniziare dal Quirinale (complesso più costoso al mondo), i rimborsi ai partiti, nonostante che con un referendum gli italiani avessero espresso il loro diniego, i finanziamenti ai gruppi parlamentari delle Camere, gli stipendi dei politici di qualsiasi livello e/o amministrazione, la nutrita flotta aerea di Stato ( costo circa 100 mln l'anno), come se fossimo una potenza planetaria, quando invece non siamo nemmeno in grado di avere un po' di dignità nel difendere i due Marò. Non bisogna dimenticare lo sperpero che avviene nelle reti televisibìve di stato, sia per la moltitudine del personale, sia per i lauti compensi, la montagna di denaro che viene spesa per sovvenzionare iniziative di nessun interesse se non quello di qualche partito, attualmente per quelli "pressanti" inerenti all' omofobia ed all'integrazione, etc, etc ma è bene fermarsi. I ben 61 governi dal 1946 ad oggi, le non poche leggi elettorali che si sono succedute e la sfilza di partiti, che ci appare quando apriamo le schede elettorali, completano il desolante quadro di un paese in mano a giochi di bottega perpetrati da partiti e politici senza scrupoli. Orbene, da quanto succintamente elencato, viene spontanea una domanda :" perchè non modificare il primo articolo della Costituzione in " L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul magna magna esercitato dai partiti e dai politici i quali, una volta eletti, se ne fregano del popolo"? Cordialmente Leonardo Cecca

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