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RSA: la retta non spetta ai parenti una prassi molto praticata.

RSA: la retta non spetta ai parenti una prassi molto praticata. I famigliari degli anziani ricoverati presso una casa di riposo non sono tenuti a corrispondere la retta nel caso in cui il paziente si trovi nelle condizioni di non poterla più pagare. A stabilirlo è stata una recente sentenza della Cassazione, chiamata a decidere sulle spese di degenza nelle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) di un paziente affetto dal morbo di Alzheimer. La Suprema Corte ha sancito che la retta deve essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale e, per questo, il Comune non può rivalersi sui parenti dell’assistito per il pagamento della quota sociale. La sentenza della Cassazione è stata pronunciata per il caso specifico di un malato affetto dal morbo di Alzheimer, ma per analogia può essere estesa anche ai soggetti con handicap grave e agli ultrasessantacinquenni non autosufficienti. «Già numerosi Tribunali si erano espressi al riguardo, ad esempio il Tribunale di Parma in data 17 gennaio 2011 con la sentenza numero 46, e quello di Ferrara nella sentenza 1119 del 6 maggio 2009», ricorda Longo. La stessa legge quadro 328/2000 fornisce tutte le indicazioni per promuovere interventi sociali, assistenziali e socio-sanitari che garantiscano un aiuto concreto alle persone e alle famiglie in difficoltà, assicurando la qualità di vita, la prevenzione, la riduzione e l’eliminazione delle disabilità, del disagio personale e famigliare. «La legge è chiarissima nell’escludere che i c.d. "obbligati per legge", cioè i parenti fino al quarto grado, siano tenuti al pagamento delle rette a carico dei loro congiunti con handicap gravi o ultrasessantacinquenni Una recente sentenza del Tribunale di Verona, n. 2384 del 24 ottobre 2013, dichiara nulli i contratti con cui i parenti delle persone degenti in RSA si impegnano come garanti/fideiussori per il pagamento della quota sociale. Si tratta di una sentenza importante, perché consolida – in modo chiaro e sintetico - l'orientamento già espresso dal Tribunale di Firenze in due sentenze del 2012. Come possono fare i parenti per sottrarsi al pagamento? «Per porre definitivamente rimedio, potranno semplicemente inviare una lettera di disdetta, non potendo gli enti pubblici invocare le norme di cui agli artt. 433 e segg. c.c. E non temano i figli e i nipoti degli anziani di farlo, anche se il parente anziano è ricoverato da molto tempo: servirà a non pagare più per il futuro, senza che ci si debba preoccupare che il genitore o il nonno sia rimandato a casa, costituendo la relativa attività, un compito cui gli enti pubblici territoriali sono tenuti per legge». A quel punto, il Comune non potrà imporre al parente di farsi carico della retta sulla base delle norme civilistiche, perché le disposizioni in materia sono di cristallina chiarezza nell’escludere questa possibilità. «Non è escluso che in seguito il Comune chieda il pagamento con un decreto ingiuntivo; ma sappiano gli amministratori locali che la Cassazione ha definitivamente negato tale possibilità e che quindi commetterebbero un atto conta jus».Quello che più colpisce, viste le normative e sentenze che regolano tali cattivi episodi, si continui nel territorio nazionale e non solo, pure in quello veneto a tale violazione dei diritti dei cittadini e ammalati e nessuno intervenga. Bragatto Gianluca

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