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La Regione siciliana , i precari e il crollo di un sistema

L'impugnativa della Finanziaria da parte del commissario dello Stato e un flop che viene da lontano La Sicilia si ferma. Ultima stazione di un viaggio che dall’Eldorado dei contributi a pioggia degli anni di Cuffaro ha portato allo stop agli stipendi per mancanza di copertura finanziaria. In poco più di un decennio è finito tutto. Oggi non si può pagare più nulla, o quasi. L’impugnativa della Finanziaria da parte del commissario dello Stato, Carmelo Aronica, divide già la politica. C’è chi sostiene che è sbagliata e che dunque Crocetta è vittima di un sistema. C’è chi – soprattutto nella maggioranza – dice che sono emersi i limiti degli assessori tecnici. Perfino l’opposizione è cauta nel cavalcare il flop perché teme un’ondata di proteste e tensioni sociali senza precedenti e difficile da gestire. Nel day after si cammina sulle macerie di un sistema. Perché al di là delle responsabilità che verranno accertate, una cosa è certa: il sistema Regione è crollato. La Finanziaria era stata costruita tutta intorno ai precari: 340 milioni di tagli per coprire il costo dei contratti di Lsu e articolisti vari. Altri 200 milioni circa erano destinati ai forestali. E poi una groviglio di norme, commi, emendamenti per districarsi fra mille divieti di legge e permettere proroghe e assunzioni. Per tutto il resto non c’erano risorse. Gli articoli non destinati ai precari erano in realtà riforme a costo zero: cioè modifiche a vecchie leggi che non comportano spese o introduzione di benefici “filosofici” come quelli che erano previsti alle coppie di fatto (sia etero che omosessuali). Per il mondo imprenditoriale, infine, c’era meno di un centinaio di milioni che tuttavia, secondo il commissario dello Stato, «non erano credibili». Ma può una Regione incentrare tutta la sua spesa intorno ai precari? Sarebbe bastato a evitare il disastro? Crocetta ha ereditato un sistema già minato alle fondamenta. E adesso che è crollato deve provare a ricostruire in un contesto che vede un Parlamento allo sbando per l’inchiesta sulle spese pazze, un governo colpito a morte dall’impugnativa del commissario dello Stato e una maggioranza – che a tutto ciò dovrebbe porre rimedio – dilaniata da lotte politiche. In bocca al lupo, Sicilia.

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