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Dalla “Grande Madre” alle “Madonne nere”, testimonianze di matriarcato o ancora menzogna?

Ho letto l’articolo di Michela Ravalico “Mamme imperfette…” , su Libero di oggi, in cui tesse immeritevoli lodi della donna-madre, come esempio di gratuità affettiva nel rapporto madre figlio, mettendola all’opposto, secondo lei, del principio “do ut des” , inventato dall’uomo maschio. A parte il fatto che le donne sono spesso le artefici criminali che uccidono i propri figli in modo lucido, come anche la mitologia in questo ci da indizi e che il citato “do ut des” stia soprattutto nel DNA della donna meretrice e intrigante, si aggiungano anche le imperfezioni storiche che questa Michela Ravalico impunemente sciorina, scrivendo di matriarcati preistorici (mai esistiti) e di culto della divinità Potnia che rappresentava la cosmica “Madre Natura, che invece per nulla era una divinità cosmica, ma legata alla terra e che per una sorta di sincretismo giunse nell’era cristiana come Madonna, o culto della Madonna nera. Signor Direttore, se Lei avrà pazienza di leggermi, le riporto allora il mio lavoro di ricerca in merito, pur di bandire le “menzogne” di certe femministe pifferaie: Dalla “Grande Madre” alle “Madonne nere”, testimonianze di matriarcato o ancora menzogna? “L’uomo è il vero soggetto della Storia, dal momento dell’apprendimento di se fra tutto ciò che lo circonda e ne data il tempo con la memoria. La Storia degli uomini ha inizio con il culto dei morti…” Le religioni protostoriche avevano una esclusiva valenza mimetica, rappresentavano le percezioni di una realtà inesplicabile e che lasciava sgomenti, con riproduzioni totemiche e antropomorfe, ma non per questo anche le religioni storiche, fondate sulle sacre scritture, non avrebbero valenze mimetiche, benché esplicitate da una vasta esegesi teologica. Le attuali “Madonne nere” (cristiane) sono da inserire in quel lungo processo sincretico che parte dai culti preistorici della“Grande Madre”, a quella religiosità primigenia appunto, risalente al neolitico, circa 10.000 a.C. (considerando i ritrovamenti archeologici più antichi nel mondo, insieme a figure minori antropomorfe maschili o addirittura ambivalenti). I “sapiens” si contavano in aggregazioni strutturalmente semplici, di 50 individui circa, e che per indubitabile osservazione naturale si riconoscevano tra loro per computo in linea materna, è qui però l’errore e la menzogna di un ipotetico “matriarcato” delle origini. - Cosa che invece, peraltro, non ha mai potuto negare un pratico potere di forza maschile, perché sarebbe come dire che anche il culto della Madonna di oggi, fra cinque millenni possa essere interpretato sistema di potere matriarcale! - In quelle prime fasi della protostoria umana, i “sapiens”, praticavano la caccia, la pesca e la raccolta dei frumenti selvatici utilizzandoli per i culti magici; abitavano ancora le caverne, di cui occupavano i vani anteriori, mentre gli ambiti più interni li riservavano alle incisioni dei simboli rupestri e ai sacrifici rituali. Risalgono già a questo periodo le svariate statuine antropomorfe che rappresentano le divinità femminili della Terra e della fertilità, con organi procreativi dalle forme esagerate. Reperti della“Grande Madre”, che per i nostri canoni estetici risultano grotteschi, ma che erano invece i simboli del mistero oscuro degli anfratti della terra e di tutti gli eventi imponderabili, da cui nasce la vita e in cui si rinnova attraverso la morte. ..//.. - 2 - - La “Grande Madre “ che nel suo straordinario grembo portava in commistione inscindibile la vita e le stesse forze distruttive!...Perciò, delle entità demoniache non se ne aveva contezza. - Apparivano con sembianze annerite, perché scolpite o graffite in pietra lavica o perché esposte ai fumi sacrali e per teorica deduzione, dobbiamo ammettere che le nostre “Vergini nere” o Madonne dal volto scuro, possano essere l’eredità sincretica di quell’ antropomorfismo litico della divinità della “Grande Madre” che agli albori della civiltà, gli uomini si ingraziavano o placavano con il sangue dei sacrifici, soprattutto umani, spesso seguiti dal cannibalismo rituale. Così, nelle evocazioni alla “Grande Madre” pagana, la donna era la sacerdotessa o era la strega in trance, ma spesso anche la vittima espiatoria, per la sua fertilità e le sue analogie fisiologiche ai cicli della Natura; la donna come datrice di vita e riscatto dalla morte, associata alla donna come vittima sacrificale. Ma questa rilevanza della donna nell’ambito religioso, non implicava però una sua rilevanza “matriarcale” nell’ambito sociale e dell’equilibrio fra i gruppi. Prova ne era il ratto delle femmine, con l’uccisione dei maschi del campo avversario, una pratica di necessità riproduttiva del gruppo dominante, operata dal potere dei maschi per assicurarsi la discendenza e il controllo sulla natura fertile delle donne. Dobbiamo, semmai aggiungere, che una forza violenta della donna si esplicava nella furia mimetica del ritualismo sacro, da cui deriverebbero tutti i fenomeni culturali incluso il linguaggio, secondo la teoria mimetica di René Girard (Mimetismo e rivelazione) - Nel sacrificio religioso si scarica la violenza della comunità umana per placarsi nella pace, poiché l’umanità non può rinviare la sua furia, ma può soltanto trasformarla in queste elaborate forme di violenza. Nel religioso c’è la prima evoluzione dell’intelligenza umana, perché nei riti trovano natura il pensiero simbolico e la mimesi della creatività. Il ritualismo della vittima espiatoria suscita il linguaggio che commemora, e il mito che rammenta. - Si realizza così quell’ardito passaggio dal contesto metafisico a quello antropologico culturale, dove la consacrazione del sacrificio si ritroverà per mutazione sincretica anche nei martiri del Cristianesimo e nell’esaltazione degli eroi, nei combattenti dell’Islam, come si impone oggi nel fanatismo dei guerriglieri suicidi. Da non escludere che l’auto consacrazione del proprio sacrificio sarebbe già radicata nel profondo psichico della natura individuale, che nelle patologie autodistruttive essa rappresenta un implicito riscatto. Con la rivoluzione neolitica, nelle fasi più prossime a noi, dell’ordine di 8.000 anni a.C., si realizza un cambiamento fondamentale nella vita dell’uomo, perché da migrante raccoglitore e cacciatore di beni naturali, egli diventa produttore del proprio cibo. Per l’invenzione dell’agricoltura e l’addomesticamento degli animali, i gruppi umani diventano stanziali e cosi viene meno anche l’uccisione degli infanti e l’abbandono dei vecchi, che prima erano inadeguati alle peregrinazioni nomadi; si circoscrivono i territori per le coltivazioni e gli allevamenti su cui sorgerebbero anche le prime costruzioni; si afferma la prima rivoluzione demografica. La “ Grande Dea Madre” si riforma in protettrice dei raccolti e nei suoi culti si sfateranno lentamente il sacrificio della vittima espiatoria e il cannibalismo rituale,anche se li sostituiranno nuove forme di rituali magici, come il “sacrificio edilizio”, che comprendeva il seppellimento di una vittima sacrificale nelle fondamenta della casa. ..//.. - 3 - Tra i gruppi umani si strutturano alleanza sociali più complesse, diversificandosi in un dualismo economico e sociale, gli agricoltori e i pastori-allevatori. I primi manterranno radicati alcuni aspetti protostorici della matrilinearità, mentre i secondisvilupperanno un condiviso sistema patriarcale. In aderenza a questo dualismo economico e sociale si ingenerava anche un dualismo religioso, che manterrà negli agricoltori la religione primigenia della “Madre Terra” con ampio stuolo di spettri, mentre si affermerà presso i pastori-allevatori la religiosità cosmica del “Cielo Padre” e del “Signore degli animali”, che sarà sempre più a maggiore definizione monoteista. L’aspetto religioso primordiale si intersecava con le necessità pratiche dei rapporti fra gli individui, ma con la storicizzazione sociale i tabù di culto si conformarono a quelle astrazioni giuridico-morali che si codificarono, mediante la scrittura, nelle tavole delle leggi e che diedero identificazione culturale ad intere comunità. Ancora, la violenza sacrificale per la Grande Madre e i suoi idoli pagani, resterà una pratica cruenta e ripugnante tra gli affini, negli ipogei delle grotte e nei domestici reconditi, mentre la violenza in nome del Dio Padre, dagli ambiti del tempio, si affermerà nelle lotte contro i gruppi esogeni. Un discorso può aprirsi sull’interpretazione dell’Antico Testamento, dapprima trasmesso oralmente, poi scritto e ricopiato più volte in varie lingue e arricchito nel tempo di ulteriori scene. La sua struttura allegorica non è mai però mutata, per lasciare campo aperto alla simbologia misterica e alle interpretazioni adattative delle diverse genti e nelle diverse epoche. Essa non nega l’ipotesi generale di una evoluzione realistica dell’umanità, nel modo che: - “Dio il Signore, con la costola che aveva tolta all’uomo, formò una donna e la condusse all’uomo (Gen. 2:22)”, allora fu per intuizione divina, che conoscevano già la determinazione cromosomica del sesso,XX per la donna e XY per l’uomo?... Tanto che, infatti, dal complesso cromosomico di due uomini si potrebbe ottenere (formare) una donna, mentre è impossibile l’incontrario; - “Allora il Signore Dio disse al serpente…; Alla donna disse…; All'uomo disse…; Perciò Dio il Signore mandò via l'uomo dal giardino d'Eden(Gen. 3:14,15,16,17,20,23)”, così la cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre rappresentano quell’espulsione dell’idolatria della Grande Madre Terra con i suoi spettri, per forza di una nuova Parola cosmica, mentre la raffigurazione di Eva con il serpente strisciante e la mela sono l’esplicazione del dominio del Cielo (monoteismo) sul male delle debolezze e dell’inganno maliardo che albergano nella terra; - “Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello (Gen. 4:11)”, così,anche il prediletto Abele, pastore che sacrificava al Padre del Cielo, ucciso dal fratello Caino, agricoltore che sacrificava invece al culto della Terra e la fuga maledetta di quest’ultimo, diventano l’affermazione di un Dio cosmico superiore e più potente di tutte le altre divinità della terra; - “E l'angelo: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli male! … »(Gen. 22:12)”, cosi, ancora, l’angelo di Dio che ferma la mano del pastore Abramo, il quale starebbe per sacrificare il proprio figlio Isacco,sono la testimonianza della nuovo patto fra Dio e gli uomini contro gli antichi culti di sangue umano, per l’avvento di un nuovo sistema di vita e di dignità umana; ..//.. - 4 – - “E Mosè rimase lì con il Signore … E il Signore scrisse sulle tavole le parole del patto, i dieci comandamenti. (Esodo 34:28)”, Mosé con i dieci Comandamenti, infine è l’affermazione più evoluta del Patto divino,che diventa legge scritta sulle tavole, significando la codificazione del Diritto come preludio del nuovo Stato”. Affermare l’unicità patriarcale “in nome del Padre e del Figlio e dello spirito Santo” ha lo stesso valore del recitare “in nome del Cielo, che tutto abbraccia e comprende in se; e della Terra, che in se germoglia la vita e la storia degli uomini; e di quest’intelligenza che ci obbliga alla consapevolezza del mondo”. Si deve osservare che ne la scienza antropologica ne l’archeologia hanno mai trovato quelle certezze, nel percorso evolutivo dell’umanità, che ci possano dimostrare arcaiche strutture culturali di sicuro potere matriarcale. Per altro verso invece la ricerca ha spesso appurato sistemi patriarcali, che accomunerebbero moltissimi gruppi umani primitivi, fra loro distanti sulla terra e senza alcuna relazione culturale. Grosseto, 27.0.2014 di Rodolfo Brogna.

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