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SERVE UNA POLITICA MONETARIA PER FAR RIPARTIRE L'ECONOMIA

Gentile Direttore, stiamo assistendo al fatto paradossale e quasi inverosimile che molte aziende hanno chiuso e stanno chiudendo per eccesso non di debito, ma di credito, perché lo Stato non paga i suoi debiti nei loro confronti. L'Europa, multandoci, ci chiede di pagarli, ma non ci dice come. Neppure lo Stato ce lo dice, e infatti non riesce neppure lontanamente a mettere insieme i soldi necessari, neppure spolpando i contribuenti fino all'osso, come già sta facendo. In aggiunta alle tasse, il governo potrebbe tagliare lo stato sociale e licenziare gli statali, ma affamare le persone e creare nuovi disoccupati deprimerebbe ancora di più il mercato interno e le aziende che non hanno già chiuso per troppo credito non riscosso finirebbero per chiudere invece per mancanza di domanda. Il risultato è che, in un modo o nell'altro, la disoccupazione è destinata a salire, il che è esattamente ciò che stiamo vedendo. La disoccupazione, come si sa e come peraltro è scientificamente dimostrabile, non aumenta il Pil, ma piuttosto lo fa diminuire. Così il rapporto debito/Pil aumenta e noi siamo sempre fuori dai parametri. E allora l'Europa (cioè la "Troika") si lamenta, il governo cerca inutilmente di rimediare, ottenendo regolarmente l'effetto opposto a quello voluto. Alla fine i nostri governanti, dovendo ricorrere a soluzioni autolesionistiche e non osservando (e come sarebbe possibile?) alcun miglioramento, non sanno più a che santo votarsi. Aumentando ulteriormente le tasse, già a livelli demenziali, si ottiene solo l'effetto di deprimere sempre di più un sistema che sta grippando. Come uscire da questa sorta di aporia? La soluzione in realtà c'è, ed è pure ben nota agli economisti. Per la sua eccessiva semplicità ci sarebbe da aspettarsi che non venga presa minimamente in considerazione. E così è, infatti. La soluzione che verrebbe proposta da chiunque fosse in possesso di elementari rudimenti di scienza economica è che, in una situazione di questo tipo, cioè in una fase chiaramente recessiva, lo Stato debba pagare i suoi debiti stampando moneta. Solo così riuscirebbe, di colpo, a rimettere in moto l'economia, prima che il sistema si inchiodi del tutto. Si prenderebbero in questo modo due piccioni con una fava. Da una parte, evitando che le aziende siano costrette a chiudere per eccesso di credito, si arginerebbe l'emorragia dei posti di lavoro, mantenendo i posti attuali, e con la svalutazione della moneta nazionale si darebbe nuovo impulso alle esportazioni, creando nuova occupazione, impegnando energie che ora sono lasciate marcire nella disoccupazione (come ho già detto, si può perfino dimostrare che, al contrario di ciò che pensano i luminari della "Troika", la gente che non lavora neppure produce, e per ciò stesso non contribuisce al Pil). Il sistema allora si rimetterebbe in moto. Servirebbe svalutare di almeno il 30-40%. E' un "dejà vu", perché l'abbiamo già sperimantato con grande successo in passato. Le energie ci sono, bisogna impegnarle, e non congelarle. Si aprirebbero in questo modonuove opportunità per i nostri giovani, che ora sono costretti a scappare all'estero a gambe levate, portandosi appresso il valore di ciò che è costata la loro formazione. Certe analisi meritano di essere discusse e approfondite. Credo che porti fortuna. Per questo motivo consiglio vivamente di far circolare l'analisi di Alberto Bagnai ("Il tramonto dell'euro"), magari attraverso la posta elettronica come in una catena di sant'Antonio. Si tratta di un'analisi tecnica, che quindi non è né di destra, né di sinistra, né di centro, indispensabile per capire i meccanismi "metabolici" del capitale. E' bene che queste informazioni abbiano la più larga diffusione. Ne va dell'avvenire dell'Italia e dei nostri figli. Con i più cordiali saluti.

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