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Quanto ci costano gli ambasciatori nel mondo

Caro Direttore, Le invio un articolo letto su Yahoo Finanza riguardo la spesa sostenuta per i nostri ambasciatori all'estero. Non ricordo se già ne avevate parlato anche Voi su Libero ma, in ogni caso sarebbe bene rimarcare questo come tanti altri assurdi privileggi che affondano la nostra economia. Cordialmente Andrea "Quanto ci costano gli ambasciatori nel mondo Scritto da Fabrizio Arnhold | Yahoo Finanza – 21 ore fa Ventisettemila euro al mese. Un ambasciatore italiano a Tokio guadagna quasi tre volte più di un collega tedesco che si ferma, si fa per dire, a quota 10mila. La diplomazia tricolore è quella più pagata al mondo. Stipendio netto metropolitano e indennità di servizio all’estero sono le due principali voci che contribuiscono alla retribuzione, a cui, però, ci si deve aggiungere il contributo per l’abitazione, le provvidenze scolastiche per i figli, il parziale pagamento delle spese di viaggio per tornare in Italia in congedo o ferie ogni 18 mesi, un extra per la moglie a carico e via discorrendo. La lista è lunghissima e fa crescere a dismisura un capitolo di spesa che, inspiegabilmente, non è mai finito sotto la ghigliottina della spending review. Iniziamo subito col dire che in Italia, come sempre, è difficile trovare le cifre delle retribuzioni sul sito del Ministero, a differenza di quello che accade nel resto d’Europa. Viva la trasparenza. “Ho dovuto richiedere i dati direttamente alla Farnesina”, scrive su lavoce.info Roberto Perotti, professore ordinario di Economia politica alla Bocconi che ha ricostruito minuziosamente quanto si portano a casa ogni mese i diplomatici italiani, confrontando gli stipendi con i colleghi tedeschi. Ambasciatori e consiglieri italiani arrivano a guadagnare fino a tre volte in più rispetto a quelli spediti in giro per il mondo da Berlino, nelle stesse sedi di lavoro. In entrambi i Paesi la remunerazioni totale di un ambasciatore è formata dallo stipendio metropolitano e dall’indennità di servizio all’estero (Ise) che varia a seconda del costo della vita e della pericolosità della sede. Ovviamente sia gli ambasciatori italiani che quelli tedeschi hanno diritto all’abitazione. E a proposito di casa, il Wall Street Italia ha descritto quella del rappresentante italiano alle Nazioni Unite di Ginevra: una villa con dodici bagni da 22mila euro al mese d’affitto. Per capire meglio quanto si spende per pagare (profumatamente) i nostri diplomatici, è utile fare un confronto. Al mese, al netto di spese e tasse, un ambasciatore italiano a Mosca, per esempio, percepisce la bellezza di 27mila euro, contro i 10mila del suo corrispettivo tedesco. Un altro esempio? Spostiamoci in Cina: a Beijing l’ambasciatore italiano si intasca 24mila e 76 euro mensili, il diplomatico tedesco 10mila e 542. Accettare, in tempi di magra, che l’Italia spenda tutti questi soldi per farsi rappresentare non è un’impresa semplice. Anche perché, giusto dirlo, gli ambasciatori italiani hanno diritto anche ad un’indennità per le spese di rappresentanza che varia da 4mila euro mensili di Pretoria fino ai 22mila di Tokyo. Si somma allo stipendio e viene usata per le spese personali, come la benzina della macchina, viaggi di rappresentanza o per organizzare ricevimenti. I privilegi dei diplomatici paiono intoccabili. Nel 2007, al governo c’era Romano Prodi, Massimo D’Alema era ministro degli Esteri e la Farnesina spendeva, all’anno, 3mila e 278 milioni di euro per far funzionare tutta la macchina. Fu il picco. Poi il bilancio del Ministero degli Affari esteri (Mae) è calato; nel 2013 ha raggiunto i mille e 980 milioni e nel 2014 dovrebbe scendere ancora. Precisamente, però, i tagli riguardano solo le sedi consolari, gli stipendi dei funzionari e dirigenti sono off limits. Due anni fa la anche la commissione incaricata dal governo Monti ha provato a razionalizzare la spesa dalle parti della Farnesina: “Va ricordato che il bilancio del Mae – scriveva nel rapporto – è composto dall’83 per cento da voci non rimodulabili (retribuzione del personale) oppure rimodulabili solo parzialmente e comunque previa modifica di norme legislative (contributi obbligatori e Ise)”. Perché la retribuzione del personale - quasi tre volte superiore a quella della nazione più ricca dell’Ue - è una voce “non rimodulabile”? Sempre la solita storia. I privilegi raggiunti non devono essere scalfiti. Anche se diventano insopportabili per il resto del Paese. "

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