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Un aiuto flessibile

Vorrei ricordare che con il nome ‘pensioni’ si definiscono due ben diverse voci di spesa: • Un lavoratore dipendente che abbia lavorato per (poniamo) 35 anni ha pagato ogni singolo mese IRPEF e altre tasse per almeno il 35% del suo reddito lordo (chiamiamolo per capirci fatturato) e generato contributi previdenziali all’INPS per un ulteriore 33%. • Invece un cittadino che non abbia lavorato per 35 anni, o per 35 anni abbia falsamente dichiarato un reddito ridicolo per evadere le tasse non ha pagato né le tasse né l’INPS per 35 anni. Le pensioni nel primo caso si chiamano PREVIDENZA, nel secondo ASSISTENZA. E’ condivisibile che l’assistenza sia commisurata alla disponibilità delle risorse pubbliche, e oggetto di dibattito politico. Ma, contrariamente alle tesi della ex ministra palesemente inadatta al ruolo, non si può negare il diritto alla pensione dei sessantenni ora disoccupati che hanno però ‘accantonato’ presso l’INPS ogni mese per più di 35 anni una cifra equivalente al loro reddito netto (in aggiunta alle tasse che loro e l’Azienda in cui lavoravano hanno pagato). Si dice anche che la riforma delle pensioni sia stata “l’unico recente provvedimento di riduzione della spesa senza aggravio della imposte”. NON E’ COSI’, NON PER TUTTI: Da Dirigente Industriale licenziato al compimento del 59° anno di età mi trovo oggi senza reddito, ma con un estratto conto contributivo INPS di tutto rispetto. Denari miei, generati con il mio lavoro, che se potessi trasferire ad una forma previdenziale diversa mi garantirebbero da subito una dignitosa sopravvivenza. Invece per effetto della riforma devo pagare quasi quattro anni di contribuzione ‘volontaria’ aggiuntiva che io chiamo NUOVE TASSE e devo sopravvivere per i 5 anni che mi separano oggi dalla pensione riformata. Per far questo azzererò i risparmi di una vita di lavoro. E’ UNA TASSA PATRIMONIALE CON ALIQUOTA DEL 100%. Rendere FLESSIBILE l’accesso alla pensione non è un regalo, ma è un DEBITO verso quei cittadini che lavorando e pagando le tasse hanno consentito il funzionamento dello Stato ed ora si trovano in difficoltà. Esattamente come i debiti della Pubblica Amministrazione verso le imprese che tutti concordano debbano essere rapidamente rimborsati. (Ed esattamente come questi il loro rimborso consentirebbe di non penalizzare ulteriormente i consumi)

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