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Enrico Letta, go home!

Egregio Direttore Belpietro. Il titolo è lapidario, perché, tramontate ingloriosamente le velleitarie “larghe intese”, resta la constatazione di un fallimento. Enrico Letta ha finora occupato la posizione di Capo del Governo Italiano per la semplice ragione che è il "figlioccio" del Presidente Giorgio Napolitano, "re" fuori luogo di questo nostro disastrato Paese. Giudizio forse un po' schematico, ma, ne sono convinto, sostanzialmente vero. Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad un'accelerazione delle critiche rivolte ad Enrico Letta, denunciandone l'imbarazzante immobilismo ed i personali limiti, che ne hanno reso evidente l'inadeguatezza a guidare un governo che nella sua breve vita ha avuto la presunzione di rimediare alla situazione critica dell'Italia a dispetto delle mille deludenti prove di incapacità dei vari attori. La scarsa stima verso Enrico Letta, ed è davvero un morbido eufemismo, ha origine lontane. Una breve incursione nella memoria di quanto è avvenuto nella seconda parte del 2011 serve a richiamare eventi ed atteggiamenti indicativi del personaggio. Enrico Letta era uno dei più accaniti fautori del “teorema” del futuro apocalittico dell'Italia se non si fosse dimesso subito il governo allora in carica, con i risultati che poi si sono visti. Eravamo ai tempi dello spred a 470, se Berlusconi non se ne va succede il finimondo, siamo sull'orlo del baratro, "fate presto", invocazioni rivolte all'immagine salvifica di Monti, scene da delirio a Ballarò e perfino a Porta a Porta, e così via. Molta acqua è passata sotto i ponti, ma l'uomo Enrico Letta non è cambiato (perché la vera natura delle persone rimane, per quanto possano cambiare le situazioni), solo che ha adottato uno stile più sobrio, ha vestito i panni di novello "salvatore della Patria", con in più le "palle" di qualche impudente esternazione (incluso “mi batterò come un leone”). Attributi che ha dimostrato di non avere, oltre alla confusione di idee sui gravi problemi interni, nei confronti dell'Europa e della Germania egemone. E' stato solo velleitario quanto ha raccontato tutti i giorni su come salvare l'Italia dal disastro. Ridare slancio all'Italia: non è stato così, non ne è stato capace, e non è cosa da poco data la situazione in cui versa il nostro Paese. Sarebbero state necessarie iniziative concrete, polso, ma anche volontà, idee, tutte doti che il nostro “figlioccio” proprio non possiede. Il fallimento cui assistiamo, suo e di tutti i protagonisti del suo anomalo governo, anomalo e soprattutto inconcludente, se non peggio, condanna l'Italia ad una depressione spaventosa, dalla quale è impresa improba prevedere, anche nell'incertezza della situazione politica nell'immediato futuro, quando si potrà riprendere.

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