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qual è il vero problema dell'Italia?

Credo che sia giusto fare un minimo di chiarezza su come stiano realmente le cose in Italia dato che in questo momento nessuno sta indicando quale sia il reale problema e che anzi, il mainstream, si è convinto che la colpa sia da attribuirsi alla legge elettorale o al bicameralismo perfetto. La verità e che larga parte dei mali che colpiscono la repubblica dipendono solo ed esclusivamente dalle pesantissime restrizioni che impone la costituzione all’ azione di governo. Una repubblica democratica funziona solo se i tre poteri dello stato sono separati ed indipendenti l’uno dall’ altro, ma sfortunatamente in Italia il potere esecutivo è frammentato e dipendente strettamente dal potere legislativo. Cosa comporta tutto ciò? Comporta la paralisi del paese in un momento di crisi prolungata. Il potere esecutivo rappresenta, infatti, il potere di gestione del presente, mentre il potere legislativo rappresenta il potere di indicare come sarà il futuro. Nel momento in cui lo strumento in cui si concreta il potere legislativo, il parlamento, è costretto dalla costituzione a svolgere anche in parte il ruolo del potere esecutivo, ossia la lettura, la modifica e la ratifica dei decreti legge con scadenza ristretta (due mesi), il risultato sarà che in momenti di crisi profonda, dove diventa preponderante la necessità di salvare il presente a scapito del futuro, il parlamento sarà costretto dalla situazione contingente a mettere da parte l’azione legislativa in favore dell’azione esecutiva. Il problema è che se la situazione di crisi si protrae per anni la scomparsa dell’azione legislativa vera e propria comporta la scomparsa dell’indicazione del modello che dovrebbe assumere la Repubblica nel medio lungo periodo e dunque si entra in quella che generalmente viene indicata come la “navigazione a vista”. Ciò che si ottiene, in definitiva, è che il parlamento non svolge il proprio mestiere e che l’azione di governo viene rallentata pesantemente da una serie di vincoli esterni che non dovrebbe avere. La cancellazione del bicameralismo perfetto non risolve questo problema in quanto non cancella la sudditanza del potere esecutivo nei confronti del potere legislativo così come la modifica della legge elettorale non lo risolve perché serve solo a modificare la composizione del parlamento. Il risultato di queste modifiche sarà che i decreti legge saranno ratificati prima, ma l’azione legislativa non ripartirà comunque perché l’azione di governo continuerà a restare preponderante e dunque continueremo a navigare a vista e ad affidarci a modelli di futuro proposti dall’ esterno (unione europea, BCE, FMI). L’unico modo per uscire dalla crisi in cui versa il paese è modificare la costituzione per far sì che il decreto legge sia immediatamente esecutivo, non abbia scadenza e non debba passare dal parlamento, ma debba essere sottoposto unicamente al controllo di una sezione apposita della corte costituzionale che dovrebbe verificarne in tempo reale (in non più di una settimana) la costituzionalità e che possa agire autonomamente (e non su iniziativa di un altro organo costituzionale) per bloccarlo. Così facendo il parlamento sarà libero di riprendere la propria azione legislativa ed il governo sarà libero di esercitare il potere esecutivo in piena autonomia. Questa è la condizione necessaria per separare il potere esecutivo dal potere legislativo, il problema è che non è sufficiente a renderlo indipendente. Per raggiungere questo scopo è necessario fornire al governo uno strumento di pressione forte nei confronti del parlamento. La richiesta di fiducia non è uno strumento di pressione sufficiente in quanto funziona unicamente quando un governo eletto dispone di una solida maggioranza parlamentare alle spalle, ossia quando teoricamente non avrebbe neppure senso far pressione. Tali strumenti possono essere solo di tre nature: la prima è la possibilità di decidere autonomamente quando sciogliere le camere, la seconda è l’imposizione dello scioglimento automatico delle camere nel caso in cui si raggiunga una certa instabilità parlamentare, il terzo è la riduzione della soglia oltre la quale si considera che un governo in parlamento abbia la fiducia. Il primo metodo consiste sostanzialmente nel togliere il potere attualmente in mano al presidente della repubblica e consegnarlo nelle mani del presidente del consiglio, questo però comporta un aumento tale di responsabilità del capo dell’esecutivo da renderne necessaria l’elezione diretta con mandato popolare. Il secondo metodo consiste nel formalizzare i gruppi parlamentari in costituzione e nello stabilire una soglia superata la quale la legislatura decade automaticamente. Ad esempio si potrebbe imporre che se il gruppo misto ovvero la somma di tutti i gruppi formatisi dopo la prima settimana di legislatura superasse il 10% delle dimensioni del parlamento nel suo complesso allora si andrebbe ad elezioni. Questo fatto non confliggerebbe con l’assenza di vincolo di mandato del singolo parlamentare, ma ridurrebbe drasticamente il trasformismo fine a se stesso, reale motivo dell’instabilità di governo. Il terzo ed ultimo metodo consiste nel fatto di rendere più difficile la caduta di un governo tramite l’abbassamento della soglia di voti necessari per formulare un voto di sfiducia. Se si seguisse questa strada una volta eletto, un governo, dovrebbe poter esser tolto di mezzo solo se il numero di voti ad esso contrari in parlamento fosse di molto maggiore del 51%, ad esempio una soglia dal valore simbolico potrebbe essere i due terzi, ovvero la maggioranza necessaria a cambiare la costituzione senza referendum popolare. Un altro metodo con cui si raggiungerebbe più o meno lo stesso risultato sarebbe quello di togliere la possibilità di votare la fiducia al governo a chiunque non appartenga ad un gruppo formatosi all’ inizio della legislatura. In sostanza finché non verrà risolto il problema del disequilibrio fra i poteri dello stato qualsiasi modifica interna al singolo potere legislativo non porterà a nessun risultato significativo.

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