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Ma quali erano le regole di ingaggio dei marò ?

Nella vicenda dei due marò, le polemiche sulla applicazione della legge antiterrorismo indiana, hanno fatto dimenticare quale è il merito della vicenda. In particolare nessun organo di stampa, a mia conoscenza, e neanche il Ministero della Difesa, ha mai riportato quali siano i fatti accertati dalle inchieste che si sono aperte in Italia. In particolare quali fossero le regole di ingaggio per i militari in missione di scorta alle navi mercantili durante il percorso in aree infestate da pirati, e quale fu il comportamento dei due militari. La conoscenza delle regole, può orientare sul su quanto accadde nell’ infelice episodio. E’ presumibile che le regole di ingaggio autorizzassero l’ uso delle armi per proteggere le navi su cui erano imbarcati, e pertanto è presumibile che prescrivessero lo sparo di tiri di avvertimento e solo in caso di pericolo immediato, lo sparo diretto. Se quindi due pescatori sono stati colpiti a morte, è evidente che fosse stata superata la fase di avvertimento. Se poi le regole di ingaggio avessero previsto il tiro diretto, subito dopo dopo i tiri di avvertimento, indipendentemente dal comportamento ostile dei pescatori ( cosa da escludere se i due uccisi erano veramente pescatori a bordo di una imbarcazione non armata) si ravviserebbe una imprecisione fatale delle regole di ingaggio, e la responsabilità di chi avesse diramato tali regole. Non ci si può trincerare dietro il segreto istruttorio per non aver reso pubbliche finora le conclusioni del Tribunale di Roma che ha aperto l’ inchiesta.. Soltanto se tali conclusioni fossero di completa assoluzione del comportamento dei militari potrebbe essere comprensibile, ma non giustificato, il polverone che si sta sollevando per impedire alla giustizia indiana di tenere un processo, cui è pienamente titolata, una volta che la nave su cui erano imbarcati , aveva approdato su territorio indiano, a meno che si presuma che la giustizia indiana ( di diritto inglese), sia non adeguata e non degna di paesi civili, cosa che nessuno ha mai adombrato. Nè ci si può appellare a giustizia militare, dato che l’ inchiesta italiana è stata aperta da un Tribunale civile , e non da un Tribunale militare, sulla base del fatto che la missione dei militari imbarcati non era considerato una missione di guerra. Questa argomentazione fa cadere le osservazioni di chi si appella a missione militare internazionale per negare la competenza indiana. Sono convinto che un giusto atteggiamento da parte delle autorità italiane, non consista in considerare eroi due militari che abbiano obbedito agli ordini, ( e in tal caso avrebbero obbedito a regole di ingaggio forse errate), o che abbiano sbagliato nel valutare la situazione,sparando direttamente anche in mancanza di comportamento ostile, ma consista nel valutare il merito della vicenda sulla base dell’ inchiesta giudiziaria aperta in Italia, e che finora è solo a conoscenza delle autorità e non dell’ opinione pubblica.

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