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ABRUZZO: MAURO FEBBO ESCE DALLE ACCUSE PIU’ FORTE DI PRIMA

Guardando su “Abruzzo in Video” l’intervista all’ Assessore regionale alle politiche agricole, caccia e pesca Mauro Febbo, sono rimasto positivamente colpito dalla sua coerenza nel pronunciare un nome che molti, nel corso del tempo, hanno avuto paura, sì ripetiamolo… “paura” di pronunciare: “Io vengo dalla scuola di Giorgio Almirante”. La storicizzazione vuole che oggi, questo nome, abbatta ogni trincea e si estenda ad evocare una serie di grandi uomini, da Berlinguer a Pertini, che mai e poi mai avrebbero fatto un solo compromesso contro i valori della propria ideologia politica. Queste sono le radici di Mauro Febbo. Uno di questi valori è “il rispetto della famiglia”; da qualcuno è definito un valore di destra ma, personalmente, credo sia un valore universale che dovrebbe albergare, almeno, in tutti coloro che ne hanno creata una. Partiamo dalla posizione che è stato chiamato a chiarire l’Assessore Febbo con i pm: la presenza di sua moglie a 2 Vinitaly (albergo 3 stelle) e in Sardegna, dove si era recato nel mese di Ottobre in occasione della “Conferenza nazionale sulla pesca”, in un Bed and Breakfast, 90 euro a “camera”, in una struttura che, badate bene, non faceva distinzione di prezzo tra camera singola o doppia. Non voglio soffermarmi sulla già evidente infondatezza della questione, bensì sul “valore della famiglia”. Un uomo che svolge attività politica attiva e in più riveste una carica istituzionale, “in famiglia non c’è mai” e rischia seriamente di perdere il “contatto” con i propri cari. Sappiamo tutti come, in un nucleo familiare, l’albore di un disagio o di qualsiasi problematica, si nasconda spesso in uno sguardo o in uno stato d’animo; mi viene in mente a tal riferimento una citazione, dalla controversa paternità, che recita: “Il diavolo è nei dettagli”. Quest’attenzione al dettaglio potrebbe seriamente venire a mancare se un uomo politico esclude la famiglia dai propri oneri istituzionali e si accontenta di viverla come un latitante. Per questo Mauro Febbo ha sempre tentato, dove naturalmente possibile, di non escludere la moglie dai suoi impegni. Impegni di vacanza? Di divertimento? Pagati dai cittadini? No, tutt’altro. Una moglie che entra nel “padiglione” o in una “conferenza” al mattino e vede suo marito subito fagocitato dagli espositori, dalle interviste, dal ricevimento delle autorità con lei che, magari dopo un’iniziale entusiasmo, arriva pian piano a provare la comprensibile noia di chi sta per ore e ore sempre nello stesso posto. Perché fa tutto questo? Perché la sera, quando chiudono gli stand e ci si toglie la giacca del politico, nel cui taschino c’è la carta di credito della regione, non rimanga un uomo solo ma ci sia una famiglia che, a proprie spese, si ritaglia un momento per stare insieme. Alla luce di tutto questo, ho interpretato la sua fretta di chiarire, il suo arrivare in anticipo in tribunale, il suo entrare dalla porta principale senza sottrarsi a telecamere e giornalisti, come la reazione di un uomo che vede toccati quei valori sui quali ha fondato la sua vita e che, proprio per questo, non può aver tradito. Il 31 Gennaio è iniziato il suo impegno per le elezioni regionali di maggio 2014 e, il dato sbalorditivo, sono state le 430 persone che hanno risposto all’appello; questo segnale forte da parte del comitato elettorale di Mauro Febbo è l’indice di come le ultime vicende hanno mosso una rivalsa emotiva, un entusiasmo, sui quei cittadini che conoscono la correttezza e l’onesta con la quale il loro rappresentante ha sempre operato. Vorrei concludere prendendo in prestito una citazione dello scrittore, giornalista e aforista inglese Gilbert Keith Chesterton che, mai come in questa circostanza, mi sembra appropriata: “A volte l’uomo inciampa nella verità, ma nella maggior parte dei casi, si rialza e continua per la sua strada”.

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