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INCREDIBILE DETERMINAZIONE

Egregio Direttore, sto ancora ascoltando le dichiarazioni dei vari esponenti politici nella direzione del PD e sento l’urgenza di esprimere il mio parere sull’ inevitabile epilogo della riunione. La forza non violenta e democratica di prepotenza soft con cui si assiste alla richiesta di accesso al potere stupisce per la rapidità e la determinazione. Nella storia politica mondiale assistiamo ad una situazione del tutto anomala ed atipica, perché potrebbe verificarsi, per la prima volta, che il governo viene affidato, per la terza volta, ad un leader non uscito inequivocabilmente vincitore da libere elezioni. Magnifica Italia, i leader mondiali saranno invidiosi per questa nostra inesauribile fantasia. La velocità e la inevitabile ed ineluttabile conclusione politica di presa del potere ha superato persino i tempi, che con ben altri metodi, portarono Hitler al potere. Invoco ardentemente l’apertura mentale di chi legge queste righe, al fine di evitare accostamenti impropri tra personaggi e momenti storici molto diversi, e già da questo momento mi dissocio da chi volesse strumentalizzare la similitudine di cui mi sono servito, che vuole riferirsi semplicemente alla intensità e capacità di un leader di raggiungere il potere, con un ribaltamento repentino delle forze in campo. Ritengo che la forza e la saldezza della nostra democrazia saprà legittimare questo inedito episodio politico che, per corrispondere ad un criterio di costituzionalità e democrazia, deve necessariamente sottostare ad un passaggio parlamentare. Diversamente assisteremmo ad un putsch che per la nostra consolidata democrazia è assolutamente impossibile. Confesso che, in linea teorica, ero contrario alla proposta di Renzi, perché non capivo la differenza tra un leader o un altro. Ora, al di là delle ambizioni personali di Renzi, ho capito che sussiste una spinta forte di un’idea che non può non condurre che ad un’unica ed inevitabile conclusione. Le motivazioni programmatiche sono giuste nel senso di una accelerazione della politica delle riforme e la responsabilità che un leader si assume, in questo delicato momento storico, è tremendamente seria. Perciò ritengo che, più che ad un’ambizione personale, ci troviamo di fronte ad una ambizione ideale che mira sinceramente alla risoluzione dei problemi. Può essere una possibilità di riscatto della classe politica che, negli ultimi tempi, non godeva della stima del Paese e paradossalmente questa possibilità va ad attuarsi senza passare attraverso la volontà popolare. Ma questa condizione assolutamente anomala può attuarsi anche in assenza di rappresentazioni rituali come le elezioni. Nessuno invocherà una mancanza di rispetto della democrazia e dei suoi santuari. Sia chiaro che il ritorno alle urne rimane il caposaldo di una democrazia che funzioni. L’assunzione di responsabilità del nuovo gruppo dirigente non può commettere errori e con ogni probabilità raccoglierà il consenso della gente, che, ormai stufa, aspetta risposte concrete, con o senza elezioni. Nel conservare una buona dose di disincanto, non crediamo ad un ipotetico uomo della Provvidenza, ma crediamo fermamente nella forza delle idee e nella volontà di renderle concrete. Mai come questa volta aspettiamo trepidamente l’evolversi degli eventi. Antonio Mirabile

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