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Lettera a direttore

Gentile Direttore, le scrivo con la consapevolezza che forse comincio a diventare vecchio. Le dico questo perché è sempre più forte in me il rimpianto per quel periodo in cui osservavo il mondo con gli occhi di un bambino. Occhi troppo grandi per guardare solo i fatti senza caricarli di quella magia che i bambini donano al mondo che li circonda rendendolo speciale. Allora, anche se erano avvenimenti e discorsi che non capivo appieno, ascoltavo le parole di Giovanni Paolo II ad Agrigento e la sua invettiva contro la Mafia e lo vedevo come un Eroe che nel nome di Dio non esitava a contrapporsi ad un organizzazione criminale. Venivo a conoscenza della fine dell’Apartheid e vedevo il trionfo di un uomo che si era sempre opposto alle differenze raziali nonostante l’incarcerazione e la dura repressione di chi voleva mantenere lo status quo. Vedevo con i miei occhi ingenui la caduta del muro di Berlino e la vedevo come la vittoria del desiderio di libertà contro quella cortina di ferro che schiacciava le persone comuni e cercava in tutti i modi di renderli schiavi. Vi sono poi ancora parecchi fatti e persone che non cito solo per non abusare dello spazio che, spero, vorrà concedermi. Oggigiorno, forse perché ora i miei occhi vedono solo i fatti, non posso che constatare la caduta della politica e la conseguente deriva della nostra società. Dopo una notte di lavoro, iniziata alle 19.00 di ieri e finita alle 4:00 di oggi, prendo coscienza dell’ennesima crisi di governo. Nonostante in passato sia rimasto più volte deluso dal risultato delle elezioni, a cui ho sempre partecipato per dovere civico, per la terza volta in pochi anni il mio voto potrebbe non essere richiesto affatto perché, pare, il ritorno al voto sarebbe considerato addirittura “una sciocchezza”. Ora mi chiedo come sia possibile che, soprattutto in un momento economico così delicato, non venga chiesto agli italiani la direzione da seguire per cercare di superare questa maledetta crisi che da troppo tempo li affligge. Mi domando che fine hanno fatto gli sforzi di quegli eroi che un tempo lottarono per la libertà contro i regimi che proibivano al popolo di contare cercando di mettere a tacere la sua voce. Quindi è vero che per lo stato io non sono più un cittadino ma solo un numero da ricondurre, nello specifico, ad una cartella esattoriale. Mi verrebbe da dire, non senza una certa amarezza, che l’esecutivo di cui vedremo la nascita potrebbe a questo punto decidere che nel tricolore due colori, il bianco e il verde, vengano del tutto eliminati in favore di un terzo che, guarda caso, è stato scelto come colore simbolo di una parte politica. Tutto ciò è confermato dal fatto che bastano le primarie di partito (quelle del PD) con tre milioni di voti, oltretutto farciti da molti voti di extracomunitari, per essere legittimati a governare questo povero nostro Paese ignorando completamente gli altri quarantasette milioni di elettori. Distinti saluti

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