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UN GRAN VOLPINO

Egregio Direttore, io penso che Matteo Renzi sia un gran bel volpino. Non credo di dire nulla di inedito, ma, questa volta, a voler pensar male, ha compiuto un gran bel piano machiavellico e penso che, da buon fiorentino, abbia cinicamente e pregevolmente assimilato lo spirito del grande Machiavelli e messo in pratica un piano, solo apparentemente repentino, assumendo il potere, anche senza colpo ferire. Il suo piano, a parte il continuo logoramento cui ha sottoposto il buon Letta, si è avvalso anche di doti seduttive e pseudo adulatorie, per conquistare il potere. Nessuno capisce il perché di una accelerazione, dopo aver Renzi assicurato, a più riprese, il suo competitor, sulla sua collaborazione al governo, invitandolo a stare sereno. Invece, come pugile esperto, il fiorentino ha lavorato ai fianchi il pisano e poi ha assestato un improvviso ko, che ha preso di sorpresa il troppo raffinato e misurato Letta, stendendolo al tappeto. Ma ritorniamo al piano che dà un senso a questa accelerazione. Per amore di sintesi, ci conviene prescindere dai preliminari ed arrivare al core della situazione. Per ottenere il suo scopo, Renzi ha sedotto Berlusconi, lusingando l’amor proprio del Cavaliere, che, a sua volta, si è fatto sedurre, per mettere insieme la firma su una qualunque legge elettorale che, in effetti, è servita a Renzi come cavallo di Troia per assediare il governo del pisano Letta, dimostrando capacità e rapidità di risoluzione dei problemi. Ma per annullare gli effetti di questo risultato raggiunto, che avrebbe inesorabilmente condotto alle elezion con esito imprevedibile, forte della sua posizione di segretario del partito, con una mossa a sorpresa, ha imposto il cambio della guardia a Palazzo Chigi. L’estrapolazione del pensiero di Machiavelli, semplificata nell’espressione che il fine giustifica i mezzi, in questo caso ben si addice all’operato di Renzi. Certamente lo spirito machiavelliano è latente nell’educazione del Sindaco di Firenze e se vogliamo essere più arditi nell’interpretazione del fenomeno possiamo lecitamente pensare che la lettura di Machiavelli abbia influito sulla sua formazione. La curiosità intellettuale ci ha spinto a rinverdire i ricordi scolastici ed abbiamo scoperto che il primo maestro di Machiavelli si chiamava Matteo e che il primo scritto di materia politica del Segretario della Seconda Cancelleria della Repubblica fiorentina si intitolava: Discorso fatto al Magistrato dei Dieci sopra le cose di Pisa. Firenze impiegò quasi dieci anni per sottomettere Pisa, il fiorentino Renzi ha impiegato molto meno per defenestrare il pisano Letta. Ma tale parallelismo ha un valore puramente accademico. Piuttosto, arrivati ad un punto cruciale dei nostri comuni destini, ci auguriamo solamente che sotto il segno di due figli di città gloriose della cultura italiana possa ripartire l’economia del nostro Paese e la linfa fruttuosa di quella terra densa di civiltà e cultura possa contaminare nuovamente l’Italia, nel segno di una rinascenza culturale che ci appartiene nonostante l’attuale dissolvenza. Antonio Mirabile

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