Cerca

Lettera aperta al Presidente Enrico Letta

Lettera aperta al Presidente Enrico Letta Signor presidente Enrico Letta, Le consegno questa lettera, quale accorata richiesta di chiarimento in merito alle Sue dimissioni dalla Presidenza del Consiglio. A noi signor Presidente, (inutili idioti) non sapendo ne’ leggere né scrivere, e pertanto incapaci di tradurre i linguaggi ermetici di voi politici e i bizantinismi di palazzo in cui vi destreggiate, questa vicenda ci è apparsa oscura e incomprensibile, dunque meritevole di chiarimenti e ragguagli non procrastinabili. Chiarimenti che credo Lei debba al Suo Partito, ma che deve soprattutto al parlamento e alla nazione intera. La rassicuro dicendo che, il nostro non vuole essere il mero tentativo di disvelare a forza torbide congiure o indicibili intrighi, ma semmai la premessa della dichiarata nostra consapevolezza, di non possedere verità precostituite, di nutrire dubbi almletici, pervasi nell’animo come siamo del “so di non sapere” socratico. Ma lei Signor Presidente, ora che ha dismesso il saio democristiano della prudenza che per tanti mesi ha vestito, si scrolli di dosso anche le ultime vestigia, retaggio di un passato che Lei oggi (se lo desidera) può rinnegare, e vada in televisione, vada dal Suo partito, vada tra la gente e parli. Ma vede Presidente, lo dico soprattutto per Lei, perché il raccontare, il parlare a tutti noi di questa vicenda, sarà per Lei un rinascere a vita nuova un “outing” liberatorio e propedeutico magari a prossime e più interessanti investiture politiche, come tutti noi Le auguriamo. Insomma lo vogliamo dire o no signor Presidente, che quando è stato ripreso dalle telecamere all’uscita dal Quirinale, dopo avere rassegnato le dimissioni, ci è apparso un po’ giù di tono, e assai dimesso nello spirito e di pallide sembianze di “prodiana” memoria? E’ pur vero che seduto così com’era sulla sua modestissima auto versione cassintegrato fiat, ha sicuramente bucato gli schermi, e in questo voglio rassicurarla, di averci persuasi della Sua avversione all‘ostentazione e al lusso, incline com’è e come sempre ha dimostrato di essere, alla moderazione e alla pacata compostezza dei costumi. Anche se invero (mi scusi della pedanteria) in quella memorabile circostanza, Le si può rimproverare, di aver dimenticato il Suo loden di ordinanza, compagno di tante avventure. Dunque parli serenamente Signor Presidente, ci racconti, il nostro è un accorato appello. Si liberi e ci liberi una volta per tutte dai brutti pensieri che funesti albergano in tutti noi e forse anche nel Suo cuore. Suo devotissimo servitore fra' Dolcino

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog