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CARO MATTEO

Carissimo Direttore, nella speranza di essere ascoltato, in settimana ho mandato una lettera all'allora Incaricato Presidente del Consiglio, sig. Matteo Renzi. Naturalmente non ho ricevuto risposta. Giro a lei la mia missiva, non per avere visibilità, ma solo per mettere a fuoco un problema estremamente grave. La giro a lei, in versione integrale, certo di avere la sua attenzione e quella dei suoi lettori. " Caro Matteo Sono un imprenditore torinese cinquantacinquenne e sto lottando per non suicidarmi, anche se sono certo di perdere la partita. Ho un negozio di elettrodomestici, piccolo ma storico, in una periferia affollata e fino a pochi anni fa decisamente movimentata. Ho aperto convinto anche una pizzeria in società con un mio caro amico esperto del settore. Sette anni di pizzeria, trentatre di elettrodomestici, in cui ho vissuto, ed ho potuto anche fare una vita tranquilla, che mi ha concesso di sposarmi ed avere due figli. Da anni tutto però si sta sciogliendo. Il lavoro in città si sta volatilizzando, la Fiat, che occupava centomila persone, ora non esiste quasi più. Il terziario, il commercio, l'edilizia non hanno più senso in una città che ha persino bruciato la positività turistica regalata dalle olimpiadi . Fermi, siamo fermi da anni ed ogni iniziativa , tra le tasse onerose, i balzelli folli e le richieste burocratiche comunali senza senso, viene puntualmente bruciata. Ma parliamo di me. Ho nel negozio un dipendente, in pizzeria quattro. Totale fa sette famiglie che gravitano sulle spalle. Ma le spalle cominciano a non reggere. I sensi di colpa mi hanno inseguito per anni, ho sbagliato qui, cambiamo là, ma quando mi guardo intorno e sento colleghi, amici, fornitori, clienti mi accorgo che è per tutti uguale. Colpe, certo me ne dò, e tante. La più grande è quella di non aver capito il sistema dopo l'avvento dell'euro, o meglio, aver accettato che il denaro diventasse padrone della vita privata e pubblica del paese. il denaro ha attaccato i politici, ottenebrato i giovani, distrutto le famiglie, annebbiato le amministrazioni pubbliche, attanagliato le esigenze di ognuno di noi, ed il cambio 1 a 2000 ci ha affossato. L'errore è quello di aver in qualche modo sostenuto, figlio di una generazione che si era sacrificata per ottenere «qualcosa», tutta una pletora di finti onesti, di saccenti da strapazzo che di questa generazione sono diventati vampiri, succhiando il sangue ai padri ( tutti ed in ogni campo ) per non dare niente ai figli ( dimenticando la programmazione per ottenere tutto e subito ). Poi siamo stati a guardare, abbiamo lasciato che i potenti ci annientassero ( ho venduto tv e telefonini e computer e linee telefoniche e conosco bene il potere che ne hanno ricavato ) ed annientassero le famiglie, le proprietà (tasse, mutui, giudici matrimoniali, avvocati ) e soprattutto la dignità, godendo dell'oppressione sul piccolo ( commerciante, artigiano imprenditore, agricoltore ) per agevolare il grande ( la grande banca,la grande industria, la grande distribuzione, le grandi opere, le grandi mafie, le grandi tv, i grandi editori ). Non abbiamo capito, non ho capito che sarebbe stato l'inizio della fine. Così i grandi si sono inventati escamotage assurdi per evadere tasse e scappare, riuscendo a dirottare la colpa dell'evasione, congenita in un paese allo sbando come il nostro, sul piccolo. Il piccolo è a portata di mira, si può colpire, e, se ferito, reagisce da solo e può essere spremuto meglio. Io sono stato personalmente colpito, e duramente, da due funzionari dell'Agenzia delle Entrate che si sono inventati un teorema...Le commissioni giudicanti poi sapendo di essere in torto hanno aggravato la situazione certe che un piccolo contribuente non può spendere per un avvocato a Roma...ed ho pagato 20000 euro per un reato che, dieci anni dopo la Corte Costituzionale ha dichiarato inesistente...bene, il piccolo paga colpe non sue, come al solito. E non può ora venirne fuori, perchè nessuno investe più nel commercio, nella piccola impresa. Tanto meno le BAnche che non vedono l'ora di strozzarti giudicando i bilanci. Come vede, vedi, non vedo speranze, perchè non ho più fiducia in nulla, e nulla fa niente per meritare fiducia. Ora mi dia, dammi, un alternativa al suicidio. Il futuro è nero a livello mondiale, a livello italiano, e nulla può modificarlo, anche se si potrebbe tentare. I miei figli si ritroveranno a lottare senza armi in un mondo pronto alle guerre civili ( il gas, l'acqua, la farina, gli ogm, le religioni ). Quello che abbiamo, case, negozi, alloggetti al mare, macchine da rottamare diventerà, se non lo è già, obsoleto, inutile. Scaffali di libri, quadri e argenteria, tutto non avrà senso. E quello su cui oggi si accanisce lo stato, con tasse , balzelli, patrimoniali e controlli fiscali, dovrà , per forza, per mancanza di denaro e possibilità di conservazione, essere alienato. Svenderemo tutto, come l'Italia, come noi stessi. No, i nostri figli non potranno pagare le proprietà dei padri, non ne avranno la forza economica e la voglia, e questo è l'altro grande nostro errore non abbiamo capito il progetto dei potenti: dare poco per volta ad una intera generazione l'illusione di essere diventata ricca, per poi massacrare la successiva. E non c'è alternativa al suicidio, perchè nulla può cambiare un disegno generato da anni, in cui siamo stati usati come pedine. Se poi si comprende come la corruzione ed il metodo mafioso, nepotista, arrogante, siano entrati nella nostra vita quotidiana, ed abbiano intaccato i poteri ( magistrati, giudici, militari, funzionari, politici ) e ci si ferma a pensare ad una soluzione, ci rendiamo conto che è meglio cadere nel vuoto. Nelle notti senza sonno, tra i debiti e le problematiche economiche sento che tutte le speranze che avevo rivolto a me, alle mie forze, si stanno spegnendo. Tengo duro, da troppo tempo, e mi aspetto che cambi qualcosa. Per me, per i miei figli, per i miei vecchi. Caro Matteo non devi provare a fare qualcosa, devi fare. I grandi vecchi della prima repubblica non avrebbero svenduto l'Italia, non avrebbero tolto Storia dell'Arte dai corsi del liceo e avrebbero detto sicuramente no alle Banche private che gestiscono i debiti nazionali... Fai qualcosa...porta denaro nelle tasche del ceto medio, togli l'oppressione fiscale, la paura di uno stato forte con i deboli e debolissimo con i potenti.Identifica, basta chiedere, le tasse ed i balzelli che uccidono i piccoli, e modificale, annullale. Basta poco. Ridacci il sorriso, la gioia di lavorare per produrre e costruire il futuro. Per i nostri nonni ( i miei non avevano niente, case bruciate a Bologna e bombardamenti torinesi ) comunque il domani non poteva essere peggio dell'oggi, il futuro era sempre colorato di speranza ed intriso di certezze. Il lavoro generava soldi e benessere. ora per lavorare sto dilapidando le loro conquiste. Un saluto, prima del Tavor e dello psicofarmaco notturno. Claudio Calzoni ( da granata un abbraccio al fratello viola )....

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