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Sanremo: facciamoci del male

“Facciamoci del male”. Era Nanni Moretti, l’ illuminato regista sinistrorso, che diceva così, e dunque, prendendolo alla lettera, ho deciso di farmi un po’ di male sottoponendomi volontariamente, anche questa volta, alla visione del festival di Sanremo. Lo ammetto: sono un mediocre italiano che non sapendo suonare in modo decente alcun strumento, mi diletto ad ascoltare musica. Ne ascolto parecchia, di ogni genere, da sempre. Ho una collezione invidiabile di brani e credo almeno di aver, nel tempo, sviluppato un discreto senso critico ed anche una sufficiente cultura in merito. Da mediocre italiano, ogni anno ci ricasco: mi sottopongo e partecipo a questo rito dal salotto di casa. Si guarda (ascolta?) Sanremo per poter commentare, il giorno dopo, al bar, mentre si beve un caffè, ciò che si è visto la sera prima; lo si guarda come si guarda una partita di calcio di due squadre di cui non sei tifoso; per informazione, per essere parte del popolo. Io guardo Sanremo perché lavoro in un settore in cui mi è utile conoscere look e “tendenze”, perché quando vedo una signora, prima di guardarle il sedere, osservo che tipo di gioielli indossa… Si guarda Sanremo come si guarda un talk televisivo di politica: ormai annoiati dalla ripetitività e dalle banalità che ci propinano: speriamo sempre in un guizzo dello “Sgarbi” di turno che urla e insulta, solo per il gusto di farlo o in attesa della figuraccia di qualche deputato ignorante che viene zittito in modo esemplare o per condividere e commentare con gli amici su Facebook il documento della malefatta, ma alla fine, ogni anno, ed ogni anno è peggio, ci si ritrova con le medesime considerazioni. La musica, ogni anno di più, diventa marginale rispetto al contorno. E’ come se invitato a mangiare una fiorentina ti riempissero il piatto di insalata accompagnata da un paio di crocchette di pollo di McDonald, e ti dicessero… beh…è carne, no? Per anni, da sempre, direi, ci hanno raccontato che Sanremo è la vetrina dell’Italia nel mondo. Ci hanno detto che è la manifestazione più seguita all’estero. Bella roba! Io ho visto uno spettacolo mediocre, volgare, geriatrico e politicamente orientato in modo pateticamente scomposto verso sinistra. Ho visto un conduttore che ha sempre quell’aria da presentatore parrocchiale, l’aria di quelle persone che se gli dai la mano per salutarlo, ti risponde con una “non stretta” contraccambiandoti con la sua manina sudaticcia e flaccida. Complimenti per quei guizzi estrosi in cui imita Baudo e Vespa…(sig), a quando l’imitazione di Franco Franchi con piccola sgomitata alla Litizzetto? Uh! La “coconduttrice” gallina ci ha offerto un bilanciatissimo mix di volgarità stridente e di populismo pigolante. In due si prendono quasi un milione di euro per quattro serate. La RAI non ci fa vedere le olimpiadi perché ci dicono che mancano “le coperture”, ma i soldi per questi signori non mancano. Mancano o scarseggiano per qualche ospite di prestigio? Niente paura! Basta ricorrere a qualche amico che sicuramente si accontenterà di meno denaro pur di essere della compagnia! E allora l’impressione è che per risparmiare abbiano invitato solo i loro amici: Baglioni, per esempio (a proposito… quando imparerà a suonare il pianoforte?), che da sempre ha fatto lo snob e ha da sempre disertato la riviera ligure, ci propina un eterno intermezzo unicamente proposto perché non si vive di solo lifting e, in promozione per il suo imminente nuovo tour, c’era la necessità di resuscitare il morto. Arbore è il solito bravo sornione, se non fosse che pur di perdere qualche minuto, rispolvera battute a suo tempo probabilmente scartate a “quelli della notte” e finisce con l’essere più parrocchiale dello stesso Fazio. La povera Valeri sembrava paracadutata direttamente sul palco e a quell’età – poveretta – sarebbe stato più rilassante per lei, bere una tisana e infilarsi sotto le coperte, invece viene quasi umiliata dalla “coconduttrice” raffinata che non trova di meglio di scimmiottarla senza neppure – almeno – citarla. Nella terza serata la pigolante signora è riuscita addirittura a smascherare il trucco del piedino al povero (geriatric-liftato) Silvan dopo trent’anni di onorata carriera passata senza aver svelato alcun trucco! Gli ospiti stranieri. Vogliamo parlarne? Bravo, e comunque anch’esso geriatrico, Yusuf Islam - detto anche Cat Stevens - (…visto come lo trattano negli USA, dove, quando scoprono come si chiama, capita che l’aereo sul quale si trova venga costretto ad atterrare per controllare la sua identità secondo le procedure antiterrorismo – è successo davvero nel 2004 – non è che il suo sia stato un grazioso invito low cost?...), ma la commozione francamente mi è sembrata un tantino forzata. La seconda serata abbiamo visto anche le gradevolissime gemelle teutoniche ed anche loro non mi sembravano troppo divertite dalle battute della “showgirl” torinese. Non voglio neppure perdere troppe parole a riguardo del pistolotto che la campionessa di volgarità ci ha rifilato la seconda serata. Lei, testimonial della COOP che si erge a paladina del politically correct e consiglia a Ferrero e Barilla di prendere un “down” per le prossime pubblicità. Visto che è così intelligente, le do un consiglio: lasci il suo posto e lo offra a qualche disoccupato. Credo che avrebbe la fila di persone che apparirebbero volentieri nello spot in cambio della spesa di una settimana… Parlavo dello spettacolo in Eurovisione e mi metto nei panni di uno straniero che per ovvi motivi logistici sentirà tradotte le parole della signora Luciana : un tripudio di “dick”,”fuck”,”shit”, “boobs”… La nostra immagine è questa: una Italia vecchia, patetica e volgare, una Italia che musicalmente priva di idee ci rifila scimmiottamenti di brani hip hop (ma è musica?). Cavoli! A proposito… davvero non avevate indovinato chi avrebbe “vinto” la sezione giovani? Ridicola l’assegnazione di un mucchio di premi ad un artista e la vittoria ad un altro unicamente dettata dall’altissimo profilo del temino svolto nel testo di questo novello Tony Touch campano. Ma se parliamo di musica, allora mi scaldo davvero: la prima sera, Ligabue ha distrutto un bellissimo brano di De Andrè; l’idea delle due canzoni per cui una viene scartata da telefonisti compulsivi è davvero incredibile e sono certo che gli artisti stessi preferirebbero evitare questo giudizio formulato da incompetenti ascoltatori distratti. Per mascherare la mancanza di idee musicali si ricorre a stratagemmi incredibili quali l’uomo-ragno che suona il basso o l’auto celebrazione con iphone ed autoscatto di un Sarcina che senza il gruppo pare il fratello povero invitato al matrimonio di una famiglia benestante… Ron, con quel banjo in sottofondo, pare si sia ispirato a “sotto le lenzuola” (Celentano 1971). Ok. Per la musica mi fermo qui… La scenografia? Beh, impianto scenico e sistemazione dell’orchestra è degna di una mente malvagia che certamente non ama la musica e, sempre in linea con la promozione internazionale, ci rappresenta in modo fatiscente. Un mediocre italiano come me avrebbe mille idee per ringiovanire, rendere intelligente e appetibile un prodotto così, ma questo è un aspetto che i dirigenti RAI non vedono e che gli amici degli amici, quelli che “contano”, non si curano di correggere. Io mi fermo qui: dopo la scorpacciata dei primi giorni in cui mi sforzo almeno di trovare qualche interessante novità musicale, mi rifiuto alla fine di guardare la serata finale. “Facciamoci del male”, ma non esageriamo!

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