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Rivedete le regole o per noi sarà la fine

Caro Direttore, Le sto scrivendo riguardo la situazione degli invalidi a cui è stata riconosciuta dall’apposita commissione medica un’invalidità compresa tra i 46 e i 74 punti percentuali e che la Legge Fornero considera a tutti gli effetti persone normali ai quali non si riconosce alcun beneficio pensionistico. Basti pensare che, allo stato attuale, gli invalidi compresi in questa fascia devono versare circa 44 anni di contributi, oppure accedere alla pensione di vecchiaia con un’età di 68-70 anni, esattamente come per i lavoratori sani. La cosa al tempo stesso curiosa e tragica è che la categoria viene considerata con un’aspettativa di vita in crescendo, come per le cosiddette persone normali, aumentandone di pari passo l’età per accedere alla pensione. Lo Stato dispone per i portatori di handicap il collocamento mirato (magari esistessero posti di lavoro) riconoscendo una difficoltà a queste persone, salvo poi dimenticarsene nel momento in cui sarebbe opportuno prevedere per loro un beneficio. Chiedo alla politica di stabilire per questa categoria un tetto massimo di contributi versati, ad esempio 35 / 40 anni indipendentemente dall’età anagrafica. Stabilire una soglia, ad esempio 60 anni, raggiunta la quale sia possibile accedere alla pensione di vecchiaia indipendentemente dai contributi versati. Chiedo anche di stabilire, come per gli esodati forme di salvaguardia anche per gli ultracinquantenni invalidi che hanno perso il lavoro in questo periodo di crisi. Le proposte qui sopra esposte sono le più urgenti perché andrebbero a salvaguardare immediatamente quegli invalidi ultracinquantenni che per una questione di età sono i più logorati fisicamente e, di fatto, con nessuna possibilità di trovare un nuovo lavoro. A una persona che ha lavorato per 35/40 anni non si può chiedere di più. Rivedete le regole o per noi sarà la fine Antonio Montoro - Biella

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