Complimenti per la trasmissione
Generazione S, supergiovani contro la crisi
La trasmissione di La3 tv è una novità...
16/06/2012
Un’idea che non trova posto a sedere è capace di fare la rivoluzione, diceva il visionario Leo Longanesi (per inciso, oggi sarebbe un fan di Steve Jobs).
In Generazione S -sottotitolo: “Storie, idee e innovazioni di chi ha saputo trasformare il made in Italy in uno stile di vita” (La3 tv, www.la3.it da lunedi, ore 20.30 e su Youtube)- sfilano storie, sorrisi e idee di giovani che hanno trasformato la crisi in un’opportunità. In uno studio televisivo azzurino, davanti a una scrivania fatta a forma di stivale, Alessandro Rimassa -bella faccia da geek ,di mestiere scrittore di Generazione Milleeuro e direttore del Centro Ricerche dell’Istituto Europeo di Design- introduce pezzi della nazione che, oltre Monti, invece di piangersi addosso adattano al caos italiano la loro creatività. Ci sono per dire, Maurizio Palumbo e Mary Palomba che dal salotto di casa sono migrati nella Silicon Valley, e sono rientrati con NexStyler, l’invenzione di una brand identity sui marchi di moda: in pratica vendono loghi, strategie e campagne per «giovani stilisti che vogliono farsi conoscere». C’è la bionda Anna Zocco che, osservando «i divi di Hollywood che si facevano portare i cibi per la dieta già pesati e calibrati con le giuste calorie a casa», ha pensato bene d’inventarsi un servizio, Diet-to-go, che consente tramite corriere quotidiano con borsa termica e cibi filtrati dai nutrizionisti di poter sopravvivere con 1200 calorie al giorno. C’è soprattutto, un tal Andrea Limone, il quale, sulla scia del premio Nobel Muhammand Yunus, ha fondato una struttura per «soggetti non bancabili ma che hanno una buona idea e capacità imprenditoriale», gestendo un sistema di microcredito per accelerare lo sviluppo. Roba da far arrossire il ministro Passera. Ora, chi scrive verso La3 e la sua televisione di ipernicchia mastica da sempre una naturale diffidenza.
Eppure questo Generazione S è un programma di servizio che non sfigurerebbe affatto sulle generaliste. Bello. Pure se S’avverte la mancanza d’un filtro giornalistico e di “narrazione” nei contenuti. Agli intervistati non si fanno le domande giuste; e i servizi di 4 minuti sono virtuosismi tecnici; ma non si sa capisce dove iniziano e dove sono ambientati. L’idea regge, da affinare è lo spessore.


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