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L'editoriale

C’è un "forno" in più: Matteo può fare il triplo gioco

La frattura del Movimento offre al premier altro spazio di manovra, alternativo a Fi e Ncd. Il problema è che non si sa per fare cosa

27 Febbraio 2014

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Fino a ieri si riteneva che Renzi potesse contare su due maggioranze: una di governo e l’altra di riforme. Da oggi invece il neo presidente del Consiglio può far leva addirittura su tre maggioranze. Già, perché mentre a Palazzo Chigi ci è arrivato con i voti del suo partito, di Scelta civica e dell’Udc, mentre l’accordo sulla nuova legge elettorale lo ha stretto facendo conto sui voti di Forza Italia, da questa mattina l’ex rottamatore ha a disposizione anche una maggioranza con i transfughi del Movimento Cinque Stelle. I numeri non sono ancora chiari, ma al Senato i grillini in fuga da Grillo sembrerebbero una trentina (dodici già ufficiali), più o meno quanti ne hanno portati in dote Scelta civica e Ncd. Che cosa significa? Vuol dire che mentre fino a ieri i parlamentari di Alfano erano determinanti per poter tenere in piedi l’esecutivo e quelli di Berlusconi erano fondamentali per poter approvare una riforma elettorale, dopo la scissione dei Pentastellati, né Ncd né Forza Italia sono più indispensabili, in quanto la variabile impazzita dei cittadini a Cinque Stelle può cambiare gli scenari politici dei prossimi mesi.

Ieri tutti i giornali davano notizia del forte scetticismo registrato dentro lo stesso Partito democratico dopo il discorso alla Camera del presidente del consiglio e segretario del Pd. Invece di rispondere alle domande di chiarimento avanzate in Parlamento e anche sui giornali, il premier a Montecitorio ha continuato a tener coperte le sue carte, evitando di rivelare dove ha intenzione di reperire le risorse necessarie a finanziare tutte le promesse fatte. Civatiani, cuperliani e perfino lo stesso Epifani in interviste e commenti non hanno fatto mistero del loro disappunto e qualche giornale si è addirittura spinto a ipotizzare una mini scissione dentro il Pd. Un modo per far capire a Renzi che se vuole governare non può continuare a fare di testa sua, ma deve fare i conti con la minoranza del suo partito. E però la minaccia dei contestatori e anche quella del Nuovo centrodestra per ricondurre il rottamatore a più miti consigli rischia di essere una pistola caricata a salve, perché la deflagrazione del Movimento Cinque Stelle cambia lo scenario e apre la strada a nuovi giochi.

Quando la scorsa settimana Renzi ha affrontato in diretta streaming Beppe Grillo, l’incontro si è chiuso con l’esortazione a «uscire dal blog». L’invito è caduto nel vuoto perché l’ex comico ha proseguito a sparare bordate contro il nuovo governo. Tuttavia a minacciare di uscire se non dal blog almeno dal movimento sono la metà dei senatori eletti sotto il simbolo dei Cinque Stelle. A differenza di mesi fa, quando altri parlamentari grillini scelsero di uscire dal gruppo o ne furono espulsi, qui siamo di fronte a una frattura che minaccia il futuro stesso dei Cinque Stelle. Non già perché gli eletti in fuga siano personaggi in grado di mettere in crisi il carisma di Grillo, quanto perché hanno i numeri per rendere meno determinante ai fini delle decisioni parlamentari il voto pentastellato, rafforzando il governo.

Che del resto è ciò a cui miravano Renzi e il suo partito. Da mesi il Pd cercava il modo di scongelare il 25 per cento dei voti ottenuti da Grillo. Ritenendoli, a torto a ragione, in massima parte dei consensi in libera uscita dalla sinistra, Bersani prima, Letta poi, e infine Renzi, hanno provato a sedurre un certo numero di parlamentari, convincendoli a passare dall’opposizione alla maggioranza. Ma fino a ieri il rifiuto era stato netto. Perfino il giorno del voto alla Camera il premier ha sondato il terreno, cercando di verificare la disponibilità di qualche grillino, e la prova è costituita dai pizzini scambiati tra lui e Luigi Di Maio, il vicepresidente della Camera proveniente dal Movimento. Avances respinte da Di Maio, ma a quanto pare non dai suoi colleghi.

Risultato: la frana grillina apre per il presidente del Consiglio un varco insperato. Stretto nella tenaglia del Nuovo centrodestra e di Forza Italia, con una frangia di contestatori dentro il suo stesso partito, ora Renzi ha un tavolo in più su cui giocare, e conoscendo il tipo c’è da scommettere che non si farà sfuggire l’occasione di un triplo gioco. Come abbiamo visto nelle scorse settimane, l’ex sindaco è furbo, spregiudicato e sempre pronto a cambiare rotta a seconda delle convenienze. Se gli onorevoli in fuga da Grillo gliene offriranno l’occasione, è certo che Renzi ne approfitterà. Il problema è che a questo punto, a governo ormai insediato, non sappiamo chi abbiamo davanti, ovvero se un esecutivo di sinistra-sinistra (con Sel e i grillini), uno delle strette intese (con Ncd e larghe intese) o uno ancora più sorprendente di rottura (con il Pd ma con l’appoggio esterno e silenzioso di Forza Italia). Insomma, Renzi continua a essere un oggetto misterioso. Uno cosa è certa: anche lui ha i suoi utili idioti.

di Maurizio Belpietro

 

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Commenti all'articolo

  • AlbertMissinger

    27 Febbraio 2014 - 10:10

    Le elezioni Europee sanciranno la reale forza politica del M5S e la validità elettorale della linea di Mr. Grillo.

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