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L'editoriale

A Marino i soldi, a noi le tasse

Grazie allo stanziamento del governo la Capitale non prenderà provvedimenti per tagliare la spesa. Intanto il premier alza l'aliquota Tasi, portandola al 3,3 per mille e non ferma l'aumento delle accise sulla benzina

1 Marzo 2014

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A Marino i soldi, a noi le tasse. Il nuovo corso di Matteo Renzi si riassume in poche parole. Nonostante le promesse, il Rottamatore non sembra molto diverso da chi lo ha preceduto: come tutti, invece di tagliare preferisce tassare. Perché è più comodo, perché è più facile. Alzando le imposte non si viene contestati da chi i tagli li subisce e in fondo si fa prima a modificare un’aliquota o un’accisa: basta un tratto di penna.
Per questo ieri ci eravamo rivolti al presidente del Consiglio invitandolo a dare prova concreta dell’avvenuto cambiamento di metodo. Lo esortavamo a non prendere la strada più semplice e a non cedere al ricatto del sindaco di Roma, il quale minacciava di sospendere i servizi se non avesse ricevuto un cadeau di 500 milioni. Sordo a qualsiasi invito a ridurre le spese e i debiti, a vendere le partecipate del Comune (Roma controlla ancora l’azienda che distribuisce l’energia e il gas), Marino pretendeva invece che il governo gli staccasse un assegno. E Renzi lo ha accontentato, disponendo che la gestione commissariale del debito capitolino (una specie di Chernobyl nelle cui viscere è custodito un buco da capogiro) gli elargisse 500 milioni.
Il sindaco ciclista potrà dunque continuare a parlare di rinascita della città senza dover fare i conti con spiacevoli problemi di bilancio e senza soprattutto maneggiare le forbici. L’Opera di Roma, tempio musicale che potrebbe essere dichiarata monumento nazionale allo spreco per i quattrini bruciati nel corso degli anni, continuerà a perdere milioni. E altrettanto potrà fare l’azienda che si occupa della gestione dei musei. Grazie allo stanziamento governativo, la Capitale non sarà messa di fronte alle proprie responsabilità e non dovranno essere presi provvedimenti urgenti per razionalizzare la spesa. I musei d’arte moderna continueranno ad essere due, il Macro (comunale) e il Maxxi (statale). Le farmacie comunali non fermeranno l’emorragia di denaro e altrettanto potrà fare anche Risorse per Roma, la società di servizi del Comune. I rifiuti, invece di essere indirizzati verso una nuova discarica saranno spediti - a pagamento - in altre regioni. I vigili urbani continueranno a stare più in ufficio che per strada, con il risultato che pur essendo il doppio di quelli di Milano e avendo il doppio delle strade da controllare fanno la metà delle contravvenzioni.
Insomma, grazie a Renzi, tutto proseguirà come prima, aggiungendo altri debiti alla già mostruosa montagna dei 20 miliardi. Tuttavia il nuovo presidente del Consiglio non è sempre così generoso. Mentre ieri per decreto provvedeva a sistemare i guai dell’amico Marino decideva infatti di alzare l’aliquota Tasi, cioè la tassa sui servizi comunali, portandola fino al 3,3 per mille. Ora i sindaci dalle mani bucate avranno uno strumento in più per spremere i cittadini: Marino e i suoi fratelli ringraziano.
Non è tutto: per non farsi mancare niente, il Rottamatore ha anche dato via libera all’aumento delle accise sulla benzina, proprio come hanno fatto tutti i governi negli ultimi cinquant’anni quando dovevano fare cassa. È vero che sia il «ritocco» delle tasse sulla benzina sia l’incremento delle aliquote sui servizi erano stati messi in cantiere da Enrico Letta, ma Renzi ha l’aggravante di averli portati a compimento dopo essere stato nominato sull’onda della promessa di cambiare strada. Tutto ciò, mentre il suo stesso governo decideva di abolire la web tax, cioè la tassa che avrebbero dovuto pagare le multinazionali dell’informatica tipo Google o Amazon. Facendo un gran favore a holding milionarie con base nei Paesi esteri a bassa fiscalità, il premier ha rottamato un’imposta voluta dal suo stesso partito.
Per quel che ci riguarda, nel suo primo consiglio dei ministri il Giamburrasca toscano ha perso l’occasione di dimostrare che qualcosa a Palazzo Chigi era cambiato e ora lo attendiamo al varco. Da giorni gira voce che il governo possa riprendere un altro progetto di Letta, ovvero la tassa su telefonini, tablet e anche hard disk e schede di memoria. Tanto per fare un esempio, queste ultime con l’imposta prevista dal precedente governo costerebbero il doppio, perché il Fisco pretenderebbe di incassare quasi 16 euro su ogni scheda dai venti Gigabyte in su. Un colpo basso che servirebbe a finanziare un altro carrozzone, cioè la società degli autori ed editori. In tal caso il presidente del Consiglio più social e tecnologico che ci sia (chatta e twitta anche mentre risponde in Parlamento), cioè il politico più moderno mai spuntato all’orizzonte di Palazzo Chigi, si comporterebbe come il più vecchio dei democristiani, usando le stesse tecniche di Andreotti e Prodi. A dimostrazione che non si tratta di una questione di anni, ma di testa. O si è liberali o si è statalisti.

@BelpietroTweet

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Commenti all'articolo

  • zadina

    09 Marzo 2014 - 19:07

    Speravo nel Presidente Renzi che finalmente riducesse i privilegi ai politici abbassasse i vitalizi esagerati gli stipedi favolosi che percepiscino soloi politicanti Italiani abolisse il senato regolasse tutte le spese folli dei comuni,province,regioni e STATO purtroppo da l'impressione che percorrera la strada dei suoi predecessori PURTROPPO andra a mettere le mani nelle tasche dei cittadini .

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  • lorica.ciobanu

    01 Marzo 2014 - 17:05

    Egregio -direttore, aggiungo inoltre l'infante predestinato alla veloce gestione dei problemi, sta attuando una occulta e spregiudicata campagna elettorale...ovviamente alle spalle dello spremi contribuente visto che è Presidente del Consiglio.

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  • lopocu

    01 Marzo 2014 - 13:01

    Caro Direttore ma come si fa a scegliere un Sindaco Roma degno della Capitale. La colpa è tutta dei partiti che propongono personaggi non all'altezza del ruolo. Siamo veramente disperati e non ne possiamo più di avere Sindaci a Roma incapaci ed incompetenti. Noi lavoriamo e con tanti sacrifici sbarchiamo il lunario e questi IBECILLI fanno solo debiti che noi dobbiamo pagare. Sono tre anni che hanno bloccato totalmente alcune pensioni ed intentanto i prelievi si succedoni incessantemente. E' UNA VERGOGNA. Ma parchè se i nostri amministratori fanno i buchi non c'è una legge che preveda la loro estromissione anzitempo. E' sbagliato fare le consultazioni ogni 4 anni sono troppi e nel frattempo fanno troppi danni. Bisognerebbe fare un bilancio della loro gestione ogni due anni e se del caso RIMUOVERLI immediatamente.

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