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L'editoriale

Qui va tutto a Putin

Grazie a Obama, che ha collezionato fallimenti dalla Libia alla Siria, e a un’Unione senza capacità di azione, siamo in mano agli ex sovietici

4 Marzo 2014

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Una celebre battuta di Henry Kissinger, segretario di Stato ai tempi di Richard Nixon, recitava: «L’Europa è un gigante economico, un nano politico e un verme militare». Rispetto ai tempi in cui il premio Nobel per la pace ironizzava sulle qualità dei suoi più fedeli alleati molte cose sono cambiate. L’Europa infatti non è più un gigante economico: lo sono ancora la Germania e la Gran Bretagna, ma noi no e anche la Francia non sta poi tanto bene. In compenso l’Europa continua ad essere un nano politico e un verme militare. Anzi, ad essere precisi ormai è un verme sia politico che militare. Lo dimostra come si è comportata ieri in risposta alla richiesta di aiuto dell’Ucraina dopo la rivolta che ha indotto alla fuga il gerarca amato dai russi. Dal vertice dei Paesi Ue non ci aspettavamo una esibizione di muscoli, ma nemmeno la tremarella che i grandi del Vecchio Continente hanno mostrato. Anche perché la pavidità arriva dopo mesi passati a strizzare l’occhio ai rivoltosi di piazza Majdan. Settimana dopo settimana l’Unione europea e i suoi membri hanno incoraggiato la rivolta, poi, quando si è trattato di prendersi qualche responsabilità hanno preferito voltare le spalle e lo sguardo.

Da giorni le truppe russe hanno invaso la Crimea. Mosca lancia intimidazioni all’Ucraina e noi che facciamo? Niente, assolutamente niente. Non diciamo che l’Europa dovesse dichiarare guerra a Putin e nemmeno minacciarla. Ma almeno una sanzione. Qualche cosa più concreta delle parole di biasimo generiche e non univoche che da Bruxelles sono riusciti a pronunciare, la vogliamo dire? No, a quanto pare l’Europa preferisce il silenzio.

Si ha notizia di qualche balbettio, anche del nostro neo ministro degli Esteri Federica Mogherini, ma nulla di più. Il nuovo zar invade un Paese che ormai è alle porte di casa e al quale abbiamo promesso di aprire l’uscio se si comporterà bene, e noi zitti. Del resto, cosa c’era da aspettarsi da un’Unione che ha lasciato che la gente si scannasse nella ex Jugoslavia, decidendo di intervenire solo quando proprio non ne ha potuto fare a meno e soltanto al traino degli americani?

E a proposito di cowboy, anche qui c’è qualcosa da dire, perché se Putin fa lo spaccone e si permette di occupare la Crimea è perché sa di poterlo fare. Sa cioè che se l’Europa è in crisi d’identità, anche l’America ha qualche problema. Certo, Mosca ha una lunga tradizione di occupazioni alle spalle e qualcuno ha resuscitato Stalin per affiancarne la figura a quella del premier russo.

Paragone improprio: è vero che il dittatore georgiano affamò e deportò gli ucraini, ma le occupazioni più note (quelle d’Ungheria, Cecoslovacchia e Afghanistan) le hanno fatte Nikita Krusciov e Leonid Breznev. Altri tempi, altri equilibri. Allora c’era la guerra fredda e i missili erano puntati gli uni contro le capitali degli altri. Mosca era l’impero del male, mica del petrolio, e Washington era il gendarme del mondo. Adesso ve lo immaginate Obama a fare il gendarme? In questi anni se in politica interna ha fatto danni, in politica estera si è dimostrato quel che pensavamo: perfetto come presidente immagine, pessimo come statista. Basti pensare a come ha incoraggiato le primavere arabe, lasciandole poi sfiorire appena sono cominciate le difficoltà. Prima la zona del Nord Africa era un vulcano ancora in attività ma dormiente: adesso, come si è visto in Libia, erutta lava.

Tuttavia Obama non ha sbagliato solo a Tripoli (dove non è riuscito a tenere a freno le ambizioni del galletto francese Nicolas Sarkozy), al Cairo e a Tunisi. Le sue strategie sono fallite anche a Damasco: in Siria avrebbe voluto intervenire, ma Putin e il Papa lo hanno stoppato, apparecchiando un accordo che portasse al disarmo delle armi chimiche, così Assad è rimasto al suo posto e probabilmente non se ne andrà tanto presto.

Forte del successo, Putin ne ha subito approfittato e così eccolo lì a farla da padrone in Crimea. Chi può fermarlo? Diciamoci la verità: nessuno, come nessuno lo fermò quando si prese un pezzo di Georgia. La guerra è esclusa, quella la si poteva fare a Saddam Hussein quando invase il Kuwait, ma perché erano in cento contro uno. Con la Russia è diverso. Non solo perché ha più uomini e cannoni di quanti ne avesse l’Iraq, ma perché ha la mano sul rubinetto del nostro riscaldamento e se lo gira noi e tanti Paesi europei siamo alla canna del gas.
Insomma, l’Europa si fonda su tanti princìpi e ideali, ma un conto è averli in Costituzione, un altro è applicarli, soprattutto se dall’altra parte c’è Putin. Dunque mettiamoci il cuore in pace. L’Ucraina è sua, per lo meno un pezzo, e l’Europa è sempre meno un gigante economico e sempre più un verme in politica come nella difesa. Una volta si diceva che, se avessero vinto, i russi avrebbero abbeverato i loro cavalli in piazza San Pietro. Ci manca poco. Grazie Europa.

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Commenti all'articolo

  • ejgejames

    11 Marzo 2014 - 08:08

    Una rivoluzione di 5000 persone in una piazza rovescia un presidente corrotto ma legittimamente eletto da 50 milioni di persone. Sostituito da uno imposto dall'amministrazione Obama e votato da un parlamento dimezzato. Se è Putin a giocare pesante, cosa diamine ha combinato l'Occidente, se non disprezzare la volontà della gente? Non era meglio aspettare il 2015, quando scadeva il mandato regolare?

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  • raf935

    06 Marzo 2014 - 13:01

    scusi belpietro io la seguo e mi piace ma Putin in Crimea è andato per difendere i suoi, non per attaccare l'Ucraina...ed ha fatto bene, io andrei pure a vivere in Russia!!

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  • aldo delli carri

    05 Marzo 2014 - 17:05

    l'europa non esiste e non esisterà mai, esiste la bce, quattro usurai, e il parlamento per ingrassare quattro ciarlatani, burocrati e parassiti...i russi si stanno comprando tutto , in europa e l'europa è una vecchia baldracca che si venderebbe la madre a un nano per 30 dinari ...

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