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La crisi

La Germania ammette: "Il nostro surplus di esportazioni danneggiano l'Eurozona"

La Germania ammette: "Il nostro surplus di esportazioni danneggiano l'Eurozona"

La speranza è l'ultima a morire, e questa volta molto probabilmente non morirà. Per la prima volta dall'inizio dell'eurocrisi, il governo tedesco ha riconosciuto che il surplus delle esperotazioni fatto registrare dalla Germania negli ultimi anni ha danneggiato la stabilità dell'Eurozona. L'ammissione è contenuta in un documento interno del ministero dell'Economia del governo di Angela Merkel, che la Süddeutsche Zeitung ha potuto visionare in anteprima: "È scritto senza alcuna riserva che un'eccessiva e duratura diseguaglianza dei bilanci commerciali fra i singoli Stati europei costituisce un danno per la stabilità dell'Eurozona", ha messo in evidenza il quotidiano bavarese. A tal riguardo anche la Commissione europea accusa la Germani, e questa mattina, rendendo note le valutazioni sui progressi compiuti dagli stati membri dell’Ue per far fronte agli squilibri macroeconomici, ha bacchettato la Germania per l’eccesso di surplus.

Un'eccesso di surplus - Sonno anni che gli economisti, in particolare gli americani, lo dicono: "Le grandi eccedenze di un paese producono altrove debito". Una tesi sostenuta con forza anche dai Paesi colpiti dalla crisi, come Italia, Portogallo e Spagna, sempre più strozzati dal monopolio tedesco in vari settori e da una disuguaglianza dei fondamentali economici crescente. Una condizione questa, secondo il diritto economico dell'Unione, che si attualizza quando uno Stato realizza per lungo tempo un disavanzo o un attivo superiori al 6% del Prodotto interno lordo. Un limite che originariamente era stato posto al 4%, ma che il governo tedesco è sempre riuscito ad aggirare, ottenendo, senza sanzioni, una crescita del 7,3 per cento nel 2013 e un incremento di quasi 200 miliardi di euro. Una cifra che ha permesso alla Germania di avere la più alta eccedenza di esportazione in tutto il mondo e una crescita dello 0,4 per cento del Pil nell'ultimo trimestre del 2013 secondo Destatis, ente statistico ufficiale della Bundesrepublik.

La risposta tedesca - La Germania però potrebbe non inchinarsi ai tuoni e i fulmini sono arrivati da Buxelles. Lo stesso documento governativo accenna solo marginalmente alla responsabilità delle aziende tedesche e riconduce le cause a una "serie sfaccettata e complessa di fattori". Tra queste la scarsa capacità competitiva degli altri Paesi e delle loro imprese, incapaci di reggere il confronto con la dinamicità delle aziende tedesche.

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Commenti all'articolo

  • asservazione

    10 Marzo 2014 - 17:05

    Che ci perde è soltanto la Germania che rimane senza polli da spennare.

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  • Devogu

    10 Marzo 2014 - 16:04

    Ma quelli che si ammantano di essere combattenti della resistenza contro "il tedesco" tacciono tutti e venerano in silenzio le nefandezze che stanno accadendo in Europa. Forse si vergognano del loro passato.

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  • agostino.vaccara

    10 Marzo 2014 - 13:01

    Credo che i veri problemi della germania siano altri: in primis i loro bund con i quali si finanziavano a tasso quasi zero. Oggi le cose sono diverse: l'alta finanza non appetisce più i bund tedeschi e preferisce acquisire i titoli di Stato spagnoli ed italiani! Tra l'altro una crescita dello 0,4% a fronte del 3/4% degli Usa è semplicemente ridicola!!!!!

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  • egobz

    10 Marzo 2014 - 11:11

    Questa signora e i suoi compari negli anni hanno destabilizzato l´Europa facendo un un gioco sporco, molto sporco. Ora si accorgono d´aver fatto qualche errore di troppo? Meglio tardi che mai! Dimostrano e confermano comunque di essere delle teste di legno che arrivano sempre troppo tardi a capire le cose. Le guerre infatti le hanno sempre perse e ci sarà un motivo.

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