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Di Maria Giovanna Maglie

Nichi Vendola, il concorso pubblico truccato

Nichi Vendola

 

Chissà se possiamo «osare la speranza», citandolo nel suo immaginifico linguaggio da poeta dilettante, da «comunista di Dio», che questa volta Nichi Vendola lasci il trono della Puglia, o che ci sia qualcuno in grado di indurlo con la forza della politica ad accomodarsi alla porta insieme alla sua fabbrica del nulla. Altri lo avrebbero fatto già da tempo. Che cosa rende Nichi Vendola così sicuro di restare un intoccabile anche oggi che non di un avviso di garanzia si tratta ma di richiesta di rinvio a giudizio per concussione in concorso, avanzata dalla Procura di Taranto nell’inchiesta Ilva? Come mai non si è vergognato neanche un po’ di essere comparso durante la fase preliminare di indagini in una imbarazzante telefonata (intercettata) con Girolamo Archinà, l’ex dirigente del gruppo Riva, nella quale si congratulava con lui per aver strappato il microfono a un giornalista, definito da Vendola faccia da provocatore, reo di aver provato a fare il suo mestiere? Ovvio, non si è vergognato perché i maligni siamo noi tutti, lui esercitava l’arte sublime della captatio benevolentiae, pronto al sacrificio perfino dell’ignominia di sembrare amico del nemico capitalista pur di salvare posti di lavoro. 


Quale doppia morale e convinzione di onnipotente impunità anima un politico così spudorato che per anni ci ha massacrato con frasi del tipo «Il messaggio ecologico del mio partito è quello potenzialmente più capace di parlare all’intero genere umano, perché parla innanzitutto di quell’ecosistema complicato e prezioso che è ciascun essere umano e delle relazioni tra questo ecosistema umano e quello non umano», e intanto allegramente inquinava, con sprezzo della salute, e minacciava pure. Vendola manifestò «disapprovazione, risentimento ed insofferenza» verso l’Arpa rea di aver stilato un rapporto allarmante, in una riunione con il solito Archinà, il suo ex capo di gabinetto Francesco Manna e gli assessori Michele Losappio e Nicola Fratoianni (ora deputato di Sel). «Così com’è Arpa Puglia può andare a casa perché hanno rotto...», avrebbe detto secondo la procura. Il 15 luglio, in occasione di un’altra riunione con i Riva e Archinà, il direttore dell’Arpa «invece di essere ricevuto, veniva fatto attendere fuori dalla stanza e ammonito dal dirigente Antonicelli, su incarico del Vendola, a non utilizzare i dati tecnici come «bombe carta che poi si trasformano in bombe a mano». Ma il nostro poeta d’Apulia è lo stesso che ha condotto con ciglio umido la battaglia del referendum contro la privatizzazione dell’acqua, definendola «una bestemmia in chiesa», «un bene comune dell’umanità, un diritto di tutti non assoggettabile a logiche di mercato»; poi la proprietà dell’Acquedotto Pugliese è passata completamente nelle mani della Regione Puglia, che ha acquisito anche le azioni, pari al 12,78%, detenute dalla Regione Basilicata, e Vendola ha seraficamente spiegato: «È necessario fare i conti con la realtà, per non precipitare nei burroni della demagogia: sull’acquedotto pugliese abbiamo deciso di intraprendere la strada dell’efficientamento e su quella proseguiremo. Per questo non abbasseremo le tariffe». Capito la doppia morale?


Fresco di rinvio a giudizio, il governatore della Puglia è sempre in campagna elettorale nello stile classico della clientela, e sta assumendo 200 nuovi funzionari di categoria D con contratto a tempo indeterminato da inserire nella pianta organica. La famosa mitologica spending review che dovrebbe chiedere di farla finita con i posti pubblici non lo riguarda; non solo, il concorso ha il trucchetto, clientelare appunto. I dipendenti precari della Regione, quelli cioè assunti a tempo determinato, saranno ammessi direttamente alle prove scritte, saltando le due preselettive, o nelle parole del vicepresidente del consiglio regionale, Andrea Maniglio, esponente del Partito democratico, sostenendo un concorso «semplicemente fasullo e che con una serie di trucchetti burocratici procede non a scegliere i migliori ma a dare sicurezza a chi, non so attraverso quali meccanismi, ha contratti a tempo determinato con la Regione Puglia». Il partito democratico nuovo di zecca di Matteo Renzi, del neo segretario regionale Michele Emiliano, che cosa risponde?
Azzardo una risposta al senso di impunità di Vendola, sperando che sia un episodio non ripetibile. Al processo per abuso d’ufficio di ottobre 2012, il gip Susanna De Felice lo assolse dall’accusa di aver imposto la nomina di un primario, riaprendo il concorso a termini scaduti, «perché il fatto non sussiste». Pochi mesi dopo, saltò fuori la foto di un pranzo di famiglia in spiaggia del 2006, con Nichi seduto allo stesso tavolo del gip De Felice.

Maria Giovanna Maglie

 

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Commenti all'articolo

  • alvit

    10 Marzo 2014 - 11:11

    perchè questi esseri non uomini e non del tutto donne, oltretutto sodomiti, devono rimanere sempre impuniti. Chi è questo scugnizzo di strada, marchettaro fin dalla giovane età, come luxuria , messo su uno scranno di importanza nazionale e salvato continuamente dal soccorso rosso sangue delle toghe sozze? Basta, non ne possiamo più di questi governanti impuniti e che la fanno sempre franca.

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  • arwen

    10 Marzo 2014 - 11:11

    Ma cosa deve fare un rappresentante di sx prima comprendere che è opportuno e saggio dimettersi ? Plurindagato, rinviato a giudizio, salvato dal giudice di "famiglia", nel silenzio assordante della sinistra forcaiola, ora l'ennesimo rinvio a giudizio per l'Ilva e questo per tacere degli scandali, quotidiani, nella sanità pugliese. Come disse Epifani? La legge è uguale per tutti...oppure no!

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