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L'editoriale

Benvenuto al Nord. Ora Renzi si svegli

Per anni solo Bossi ha parlato di questione settentrionale. Col calo del Carroccio è stata dimenticata ma i problemi restano. Se Renzi non se ne occupa vedrà le Stelle (Cinque)

9 Marzo 2014

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C'è un curioso caso di rimozione collettiva. Fino a cinque anni fa sulle pagine dei giornali e nei talk show si discuteva della questione settentrionale, ovvero di quelle regioni che essendo locomotiva d'Italia si erano stancate di trascinare i vagoni carichi di zavorra delle altre. La Lega trionfava su al Nord e in qualche caso anche nella rossa Romagna e perfino nelle Marche, mentre gli uomini di Bossi oltre a reclamare la guida del Veneto pretendevano pure Piemonte e Lombardia, con l'obiettivo di creare di fatto la Padania anche senza secessione.

La sinistra cercava di trovare l'uomo che fosse in grado di comprendere il malessere nordista. In Lombardia c'era Filippo Penati, un comunista pragmatico che era riuscito a espugnare la Provincia di Milano, a Venezia Massimo Cacciari e a Torino Sergio Chiamparino e per un certo tempo nel Pd si immaginò di fermare l'avanzata leghista con un partito dei sindaci, forse addirittura con una versione nordista della sinistra.

Poi, all'improvviso, quando per la Lega le cose sono cominciate a girare meno bene e la locomotiva del nord ha iniziato a rallentare, la questione settentrionale è scomparsa. I compagni che prima rincorrevano il Carroccio varando in tutta fretta una riforma federalista che ha provocato una valanga di ricorsi smisero di parlare di federalismo. E anche la necessità di entrare in sintonia con veneti e lombardi per affrontarne i disagi fu accantonata. Le inchieste a carico della Lega, Belsito, Renzo Bossi, le lauree comprate in Albania, gli investimenti in Tanzania e in diamanti, hanno poi fatto il resto. Di fatto, il tema che per almeno per vent'anni ha occupato un posto centrale nel dibattito politico è sparito dall'orizzonte. Ogni tanto ne parla Matteo Salvini, qualche volta Maroni o Zaia, ma l'argomento ormai fatica a trovare spazio, sia in tv che sui giornali.

Questo significa che la questione settentrionale è risolta o che oggi non è più così importante come sembrava fino a ieri? Niente affatto. Significa semplicemente che come al solito la politica è distratta e crede che non parlando di un problema, questo non esista.

In realtà il tema del Nord c'è e se possibile è più grave si prima. L'insofferenza per l'inadeguatezza di una macchina amministrativa statale ora si somma alla rabbia sempre più forte delle gente. Se prima il benessere, la piena occupazione e i fatturati in crescita spingevano molti a lasciar perdere, adesso la crisi economica rischia di fare da detonatore a una situazione esplosiva che non ha più neppure un forte partito d'opposizione che la incanali. Ricordate? Tempo fa Bossi spiegò che in fondo la Lega si era fatta interprete della protesta, evitando che la protesta sfociasse in qualche cosa di peggio.

Ecco perché dunque non bisogna stupirsi della svolta leghista di Beppe Grillo. Il fondatore dei Cinque stelle sa bene che i suoi voti non vengono tutti dai movimenti antagonisti, dai no tav e dai gruppi più radicali, ma anche da piccoli e medie imprenditori che non ne possono più delle tasse e della burocrazia. Il comico ha infatti toccato con mano la delusione di chi lo aveva votato pensando a una rivolta contro i troppi vincoli che uccidono l'economia e dunque ha deciso di occupare lo spazio lasciato libero dal Carroccio. Così ieri ha addirittura agitato il pericolo secessionista, spiegando che se non si fa in fretta ad affrontare il tema della macchina statale c'è il rischio che la locomotiva del Nord sganci i vagoni più pesanti da trascinare. Un eccesso di Grillo come nel passato c'è ne sono stati altri. A noi non pare e se fossimo nei panni di Matteo Renzi non sottovaluteremmo affatto l'argomento. Va bene dare dieci miliardi ai lavoratori (anche se alla fine lo stato se ne mangia sempre metà), ma se non si dà qualcosa anche agli imprenditori, ai piccoli artigiani e a tutti quelli che fanno girare l'economia di questo paese, non si fa molto lontano. Anzi, si va a finire male. L'Irap, la burocrazia, l'eccessiva invadenza dello stato, sono ostacoli che vanno rimossi. Su al Nord vogliono che le cose cambino e se non succede alla Roma ladro a faranno vedere le stelle.

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Commenti all'articolo

  • piccoloscrivano

    12 Marzo 2014 - 10:10

    Chiedere all'apparato romano di mollare la presa è come chiedere alle zecche di staccarsi dal cane.

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  • zispzisp

    10 Marzo 2014 - 23:11

    dal 16 al 21 marzo votate il Referendum per l'indipendenza del Veneto, per la pre-registrazione e tutti i dettagli visitate www.plebiscito.eu

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  • elmar

    10 Marzo 2014 - 20:08

    che sia Grillo o Salvini, non importa basta che il nord sia libero dai parassiti di Roma, massimo rispetto per i cittadini romani, ma non per i politici vampiri peggio di un ciupacapra. domenica il Veneto vota per l'indipendenza da Roma,speriamo sia la volta buona, Garibaldi disse al re: ho fatto l'Italia, adesso facciamo gli italiani. Sono passati 150 anni...italiani ?

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