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Tabloidgate

Lady Diana passò i numeri di telefono dei reali alla stampa inglese

Lady Diana e Carlo d'Inghilterra

Lady Diana come Edward Snowden, agì da talpa, passando i numeri di telefono riservati della famiglia reale al suo peggiore nemico: la stampa. Una notizia che è uscita dal processo in corso a Londra sullo scandalo Tabloidgate. A sganciare la bomba mediatica è l'ex corrispondente reale del News of The World (domenicale del tabloid di Rupert Murdoch), Clive Goodman, che avrebbe ricevuto la preziosa rubrica dalla principessa via posta, nel 1992, e che oggi si ritrova a parlare da imputato nello scandalo intercettazioni del gruppo del tycoon australiano..

Le dichiarazioni - La novità nello scandalo intercettazioni è arrivata giovedì 13 marzo, quando è stato fatto il nome della talpa che nessuno si aspettava: la compianta principessa Diana. Fu lei a passare al News of the World il cosidetto royal phone book, vale a dire l’agenda con tutti i numeri di telefono riservati della Casa reale. Goodman è stato per anni un celebre corrispondente di Casa reale. Ieri al processo ha svelato che all'epoca la relazione tra Diana e Carlo già era compromessa, e che nel 1992, dopo 11 anni di matrimonio,  avevano deciso di separarsi. Diana era ossessionata dalla paura di rimanere schiacciata "in una situazione terribile" e desiderava difendersi usando le colonne del tabloid più popolare di Inghilterra, a cui, dunque, avrebbe cominciato a regalare delle "soffiate".

La battaglia - "La principessa cercava un alleato - riferisce Goodman alla corte -. Voleva che venissero smascherate le forze potenti schierate contro di lei". Quindi Lady D avrebbe contattato il reporter. "Stava per entrare in un periodo molto ma molto duro, e allora mi fece recapitare l’agenda coi numeri riservati", continua il giornalista nella sua testimonianza. Quei libri tanto preziosi, i cosiddetti green book, finivano regolarmente sulle scrivanie del giornale. "A volte spediti via posta, un metodo banale e sicuro. Altre volte attraverso un intermediario". Per il principe Carlo si tratta di una doppia beffa: fu uno dei suoi più fidati collaboratori, Kenneth Stronach, che nel 1995 portò il "tesoro" di persona a Goodman.

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