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Il Senato dice sì alle quote rosa
Ma solo per le Europee

Il Senato dice sì alle quote rosa
Ma solo per le Europee

Il Senato ha approvato il Ddl sulla parità tra uomini e donne nelle liste per le europee con 157 sì, 34 no e 23 astenuti. Contro l’emendamento che ha introdotto la parità di genere nella legge per l'elezione del Parlamento europeo, hanno votato, secondo quanto si è appreso, M5S e Sel. Scelta Civica, ha votato a favore del ddl nel suo complesso per disciplina di maggioranza, mentre i Popolari hanno deciso di astenersi su quella che il senatore Tito Di Maggio ha definito in Aula una "ignominiosa proposta di mediazione", una "proposta che nega se stessa". A favore si sono espressi Pd, Ncd e FI. 

Il j'accuse del Carroccio - La Lega Nord ha votato sì alla riforma della legge per le elezioni dei componenti italiani al Parlamento europeo che contiene la mediazione sulla parità di genere. Ma è "j'accuse" verso le forze politiche che hanno siglato il compromesso sulle quote. Nell’insolita veste di sostituto della collega capogruppo in commissione Affari Costituzionali per il Carroccio, Roberto Claderoli, vicepresidente del Senato ed esponente di spicco della Lega, firmatario di un emendamento al ddl proprio sulla parità, non le ha mandate a dire: "se avevamo dei dubbi" sull'appartenenza di chi alla Camera ha affossato con il voto segreto la parità di genere, ha detto in Aula, ora " sappiamo che chi ha affossato la rappresentanza di genere sono Pd, FI e Ncd", qui e là.

Norma transitoria - "La scelta votata oggi prevede una norma 'transitoria' per le prossime elezioni di maggio per il 2014, secondo la quale nel caso di tre preferenze espresse queste devono riguardare candidati di sesso diverso pena l’annullamento della terza", spiega la vice presidente del Senato Valeria Fedeli, del Pd. "La proposta prevede inoltre, a partire dal 2019, la presenza paritaria nelle liste, l’alternanza nel ruolo di capolista e la preferenza di genere con seconda e terza preferenza annullate se il principio non viene rispettato", dice ancora la Fedeli parlando di una "mediazione" che "rappresenta comunque un risultato poichè sancisce per legge un diritto che nelle norme per le elezioni europee non era finora riconosciuto".

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