Cerca

Malvagio Pennywise

Giallo horror a New York: di notte in strada c'è il clown It di Stephen King

Giallo horror a New York: di notte in strada c'è il clown It di Stephen King

Tra i fan di Stephen King, ognuno ha il suo romanzo preferito. Per noi il più spaventoso resta Le notti di Salem, storia di una cittadina vampirizzata dalla maledizione lanciata dalle donne impiccate per stregoneria alla fine del ’600. La vicenda dei processi di Salem attinge alla storia americana, e su quella King aveva edificato il suo racconto. Qualcuno, invece, sembra amare più di tutti It, romanzo del 1986, in cui sette ragazzini sono perseguitati da un’entità sovrumana, capace di assumere molte forme e di terrorizzarli con le loro fobie più nascoste. Ma It non ha nulla di reale, è tutto frutto dell’immaginazione di King, così il suo ammiratore segreto ha deciso di materializzarlo, trasformandone una parte in realtà. E ha deciso che il gioco non avrebbe retto il confronto con gli incubi sprigionati dal romanzo, se a diventare realtà non fosse stata proprio l’entità sovrumana e malvagia, It, Esso, o Pennywise, come viene chiamata nel romanzo quando assume la sua forma più nota: quella di uno spettrale clown dai denti aguzzi.

Così ,da una settimana a Staten Island, una delle cinque circoscrizioni di New York, più spesso dopo il tramonto, gli abitanti hanno cominciato a avvistare un misterioso individuo addobbato con uno sgargiante costume giallo da clown, con grossi bottoni e scarpe rosse, la gorgiera bianca e, soprattutto, a parte il naso paonazzo, il volto completamente dipinto di bianco, la sommità del cranio calva e con ciuffi rossi che spuntano arruffati dalle tempie, e per concludere i denti a zanna: Pennywise, nessun altro. L’ultima apparizione del Pennywise di Staten Island è di lunedì scorso, alla stazione dei treni di Dongan Hills. Il clown stringe in una mano i due palloncini, giallo e verde, con cui di solito si mostra, mentre con l’altra, calzata in un guanto giallo, saluta. Non commette nessun reato, però tutti coloro che l’hanno incontrato si dicono terrorizzati. Tra quelli che l’hanno fotografato, mettendo poi la foto e un filmato sulla sua pagina Facebook, c’è Vic Dibitetto, il quale a una giornalista ha riferito che la maschera del clown ha qualcosa di sinistro e inquietante, niente a che fare con quelle dei classici clown del circo. È lo stesso espediente usato da King nel suo romanzo: trasformare un simbolo di allegria e spensieratezza come il pagliaccio in un mostro scaturito dagli abissi dell’inconscio. Prima di lunedì, il clown era apparso almeno quattro volte, con una preferenza per le stazioni dei treni.


In quasi tutti i casi i testimoni riferiscono di aver avuto un colpo, qualcuno ha pensato che fosse lì per una festa di bambini ma poi, guardando meglio, vedendo il clown immobile e che a sua volta lo fissava, con i suoi palloncini in una mano e il meccanico gesto di saluto dell’altra, ha preferito allontanarsi in fretta. Adesso i giornali e i siti di informazione locale di Staten Island restano in attesa dei prossimi avvistamenti, sempre regolarmente immortalati dai loro testimoni su Instagram o Facebook, e circolano le ipotesi più diverse circa l’identità di Pennywise. La più accreditata è che si tratti di una strategia di marketing di una società di produzione cinematografica horror, la Fuzz on the Lens (Peluria sulla Lente), perché sia Vic Dibitetto, che di professione è un comico, sia un altro degli avvistatori, Vincent Innocente, hanno lavorato per la Fuzz. Ma un portavoce della società ha enigmaticamente risposto ai giornalisti dichiarando che Staten Island è piccola, e quindi è facile che qualcuno dei suoi abitanti abbia a che fare con la Fuzz on the Lens, «che sta facendo grossi sforzi per farsi conoscere».

Pennywise rientra tra questi sforzi? Nessuna ammissione esplicita, e del resto Dibitetto e Innocente hanno detto che se l’apparizione di lunedì del terrificante pagliaccio è una trovata pubblicitaria, loro non ne sapevano niente. Certo, però le loro testimonianze si riferiscono a avvistamenti precedenti e quindi, di nuovo, senza affermare il falso, non smentiscono che tutto sia un piano di marketing virale, come si dice quando si sfrutta il moltiplicarsi sui social network di un enigmatico messaggio o personaggio, che anticipa di solito il lancio di un prodotto. Ma qui quale potrebbe essere il prodotto, a parte il marchio stesso, il brand come si dice in gergo, della Fuzz on the Lens? Di certo Stephen King non ha nulla a che fare con il clown, anzi, immaginiamo che sia alquanto turbato dall’uscita di Pennywise dalle pagine del suo romanzo per andare a infestare le notti di Staten Island. Ma il fenomeno imitativo da un romanzo, o da un film, alla realtà, non è una novità. Quando uscì il film Arancia Meccanica, nel 1971, in Inghilterra un gruppo di scellerati cominciò a replicare le gesta teppistiche di Alex e i suoi ultraviolenti amici, e il fatto turbò a tal punto il regista del film, Stanley Kubrick, da chiedere e ottenere il ritiro della pellicola in Gran Bretagna. Lo stesso clown di It non è la prima volta che si palesa: un anno fa nella città inglese di Northampton un tizio col costume di Pennywise ha spaventato per un periodo gli abitanti, ad esempio bussando alle porte di una donna e chiedendo se poteva verniciarle le imposte delle finestre, ma al posto dell’occorrente per pitturare, aveva un mazzo di fiori. Lei gli ha sbattuto la porta in faccia. Certo, sia che si tratti di una manovra pubblicitaria, oppure dello scherzo sgradevole di un buffone, il fatto che Pennywise non se ne voglia restare confinato nelle pagine del romanzo ma continui a spuntare nelle strade testimonia la bravura di Stephen King. Ci auguriamo soltanto che non nascano anche imitatori o cloni di Cujo il cane infernale, o di Christine l’automobile posseduta, per non parlare dei vampiri di Salem, che riposino in pace.

di Giordano Tedoldi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog