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L'editoriale

Renzi, il giocatore d'azzardo stavolta ha esagerato

29 Marzo 2014

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È trascorso quasi un mese da quando a Siracusa Matteo Renzi annunciò portentose novità in materia di stipendi e fanno quasi tre settimane dalla famosa conferenza stampa con le slide, le mani in tasca e la battuta pronta. Ciò nonostante del piano per mettere in busta paga 80 euro a dieci milioni di italiani ancora non c’è traccia. Né si hanno notizie dell’altra promessa, quella di liquidare in poco tempo gli oltre 60 miliardi di debiti che lo Stato ha nei confronti delle aziende. Disperso pure un altro provvedimento annunciato in quell’occasione, ovvero il taglio del 10 per cento della bolletta energetica, di cui dovrebbero beneficiare piccole e medie imprese.

Secondo Stefano Fassina, ex viceministro dell’Economia oltre che esponente del Pd, per sapere che fine hanno fatto le misure per rilanciare consumi e aziende si dovrà avere la pazienza di aspettare il 10 aprile, data fissata per la presentazione del Documento economico finanziario, cioè quando il governo definirà di fronte al Parlamento i suoi impegni in materia di conti pubblici. Fassina probabilmente ha ragione, tuttavia il discorso tecnicamente ineccepibile nasconde i dubbi e le difficoltà che le decisioni annunciate da Renzi incontrano ogni giorno che passa. A differenza di quanto sostenuto a più riprese dal presidente del Consiglio, i soldi per fare ciò che è stato promesso non ci sono e dunque i tecnici del ministero dell’Economia sono al lavoro per riuscire a far quadrare i conti senza sfondarli. Riusciranno nella difficile impresa di tagliare l’Irpef sui redditi fino a 25 mila euro senza aumentarla a coloro i quali superano quella soglia? Ce la faranno a spremere il piano di revisione della spesa messo a punto dal commissario Carlo Cottarelli, trovando i famosi 7 miliardi che servono, oppure saranno costretti a rimettere mano alle pensioni, come Libero ha rivelato nell’edizione di ieri?

Allo stato attuale una risposta concreta non c’è, perché di concreto ci sono solo le difficoltà nascoste dietro le parole di ottimismo di cui fanno bella mostra sia il premier che i ministri economici. La realtà è che nessuno dei cosiddetti esperti sa a che santo votarsi e dalle parti del dicastero dell’Economia c’è chi dubita di poter tener fede a tutte le promesse di Renzi. Una prova dell’incertezza con cui si sta procedendo è data da una notizia circolata negli ultimi giorni e ripresa ieri da Il Sole 24 ore. Secondo il quotidiano salmonato l’operazione più visibile tra quelle annunciate dal premier, cioè gli 80 euro in busta paga, potrebbe essere ridotta. Non tanto in termini di quattrini ma di beneficiari. Invece di mettere in tasca i soldi a tutti gli italiani con un reddito inferiore ai 25 mila euro lordi l’anno, Pier Carlo Padoan e i suoi collaboratori mirerebbero a ridimensionare la platea. Al posto di 10 milioni, solo 3,2 milioni di lavoratori vedrebbero davvero crescere la propria busta paga, cioè coloro i quali dichiarano fra i 15 e i 20 mila euro, mentre i cosiddetti incapienti, cioè quelle persone che guadagnano troppo poco e dunque sono fiscalmente esenti rimarrebbero a bocca asciutta. Ridurre il numero dei beneficiari avrebbe come è ovvio effetto sui conti finali. Invece di spendere 10 miliardi, come promesso da Renzi, se ne impiegherebbero "solo" 5, soprattutto considerando che le misure avranno effetto non sull’intero 2014 ma nella seconda metà dell’anno.

Resta aperto, come è ovvio, il problema delle coperture per il 2015 e così via, in quanto se quest’anno con qualche risparmio sulla spesa pubblica 5 miliardi si possono anche recuperare, per il futuro far tornare i conti diventa ancor più difficile. Il premier (e anche il ministro dell’Economia) nega che gli 80 euro possano essere trasformati in un regalo una tantum, ma più passano i giorni e più si capisce che le risorse sono dubbie e dipendono da troppe variabili. E qui siamo solo alla prima delle promesse di Renzi, dal conto infatti sono esclusi gli oltre 60 miliardi che la pubblica amministrazione deve rimborsare e il taglio delle bollette dell’energia elettrica. È vero che il Rottamatore è un giocatore d’azzardo, ma in questo caso più che di uno spericolato pokerista c’è bisogno di un mago, uno che come Silvan sia capace di far apparire ciò che non c’è. O almeno che sia in grado di raccontare qualche bella favola agli italiani. Ma si sa, come le bugie, anche le favole hanno le gambe corte e non vanno molto lontano. Il tempo insomma scarseggia pure per uno veloce e che va fretta come l’ex sindaco di Firenze. Urge inventarsi qualcosa.

Ps. Come in queste pagine illustra il nostro Franco Bechis, la Ragioneria generale dello Stato ha rifatto i calcoli a proposito dei risparmi introdotti dall’abolizione delle Province e, come volevasi dimostrare, si scopre che il risparmio non c’è. Il che conferma una cosa: che a sparare i numeri a caso sono buoni tutti. Il difficile viene quando quei numeri si devono trasformare in soldi veri da mettere in tasca alle famiglie.

di Maurizio Belpietro
@BelpietroTweet

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Commenti all'articolo

  • peroperi

    29 Marzo 2014 - 18:06

    siamo falliti da anni. Questo è il fatto. Ora siamo maturi per un bel colpo di Stato che mandi in galera tutti colori che con potere di firma hanno approvato sprechi e leggi pro domo sua.

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  • peroperi

    29 Marzo 2014 - 18:06

    Siamo falliti da anni, l'acqua è finita e la papera non galleggia.

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  • carminepirozzi

    29 Marzo 2014 - 17:05

    Dopo l'ultimo governo di Berlusconi che correttamente, resosi conto di non avere più i numeri per governare, si dimise da capo del Governo. Poi sono subentrati altri tre governi di sinistra (Monti, Letta, Renzi) che non hanno risolto e fatto tanto, a parte aumentare notevolmente le tasse, soprattutto quelle sulla casa, e comunque nessuno dei tre eletto dal popolo! Siamo sicuri che non era meglio B

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