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Mostra antologica

Michele De Palma, un maestro pugliese celebrato alla Pinacoteca di Bari

Michele De Palma, un maestro pugliese celebrato alla Pinacoteca di Bari

Presso la Pinacoteca Provinciale “Corrado Giaquinto” di Bari, è in corso la mostra “IL LABIRINTO DELLA PITTURA. Michele De Palma opere 1950 – 2013”, promossa dall’Assessorato per i Beni e le Attività Culturali della Provincia di Bari. Si colloca nell’alveo delle iniziative espositive che la Pinacoteca Provinciale di Bari – museo che vanta il possesso di alcune fondamentali opere dell’arte italiana medievale, rinascimentale e moderna – , partendo da piccoli tasselli del proprio patrimonio, dedica ai più interessanti maestri pugliesi poco noti al di fuori dei confini regionali. È il caso del pittore Michele De Palma, nato a Rutigliano (Bari) nel 1928 e ancora operoso in Monopoli (Bari). Formatosi nei primi anni Cinquanta presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove ebbe a maestro Emilio Notte (di cui sarebbe poi divenuto assistente), Giovanni Brancaccio, Vincenzo Ciardo e Costanza Lorenzetti, il De Palma espone in importanti manifestazioni internazionali e nazionali, tra cui la Biennale di Venezia del 1956, la Quadriennale di Roma del 1959 e il Maggio di Bari, che costituisce la più valida manifestazione espositiva pugliese assurta ai fasti nazionali.

Nel 1976 ottiene la cattedra di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, ma vi rinuncia per ritrasferirsi in Puglia, dove insegna a lungo presso l’Accademia di Belle Arti. Allo scopo di fornire alla Puglia un centro d’informazione sugli avvenimenti culturali e artistici contemporanei fonda, con altri cinque artisti pugliesi, La Galleria d’Arte “Centrosei”. Nel corso della sua carriera il De Palma ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti, fra cui la benemerenza di primo grado per la scuola, la cultura e l’arte da parte del Ministro dell’Istruzione. Attualmente dirige il Museo Diocesano di Monopoli (Bari) e continua a dipingere con immutata intensità. La pittura di De Palma ha seguito un percorso lungo e complesso: negli anni Cinquanta egli rielabora la poetica cézanniana di solidi volumi colorati, con una sua personale formula figurativa che guarda contemporaneamente alle avanguardie storiche, a Mondrian e a Klee. È proprio quest’ultimo a suggerirgli, negli anni Sessanta, una pittura fatta non solo di colori, ma di sottili ritmi grafici, in cui la riconoscibilità oggettuale va via via perdendosi e che approda successivamente all’astrattismo, sorretto da una solidissima costruzione geometrica e formale e dall’uso di campiture di colore puro, accostato con grande libertà e originalità e “forma” esso stesso. La mostra, a cura di Clara Gelao, direttrice della Pinacoteca Provinciale “Corrado Giaquinto” di Bari, è costituita da una selezione di un centinaio di dipinti, provenienti da collezioni pubbliche e private italiane, che illustrano l’intero percorso dell’artista, e accompagnata da un catalogo interamente a colori (Bari, Mario Adda Editore), contenente vari saggi critici introduttivi, la riproduzione a tutta pagina dei dipinti esposti, le schede scientifiche, la bibliografia e gli apparati. A questo punto si vedrà come questo maestro fra i tanti maestri pugliesi minori, rispetto a Vincenzo Ciardo, figura rispettosissima e storica, (nato a Gagliano del Capo e vissuto a Napoli dove insegnò nell'Accademia e soprattutto svecchiò il paesaggio napoletano guardando ai francesi), ha motivato la sua pittura portandola nel colore e nell' impianto a essere sempre meno provinciale e sempre più europea.

Carlo Franza

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