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Il caso

"Ma i figli a che mamma li do?" Se a sfasciarsi è la coppia lesbo

"Ma i figli a che mamma li do?" Se a sfasciarsi è la coppia lesbo

Che bella la famiglia non tradizionale, com’è moderna. Pensate a tutti questi poveri bambini delle famiglie tradizionali, in cui inevitabilmente i genitori si separano e cominciano le battaglie legali per l’affidamento e il mantenimento, con i figli lacerati tra l’amore per la mamma o il papà. Invece, nelle famiglie non tradizionali, ad esempio quelle costituite da due mamme lesbiche, ecco, è esattamente la stessa cosa. Litigi, tribunali, ricorsi, figli affidati prima a una poi all’altra mamma e, per rendere tutto ancora più caotico, l’incapacità degli stessi giudici di stabilire, chi, esattamente, sia la madre, per non parlare del padre, del quale ovviamente si tace come della corda a casa dell’impiccato.


Un caso esemplare, che avrebbe del farsesco se non ci fossero di mezzo due gemelli di cinque anni, viene da Portsmouth, Inghilterra. Ricapitoliamo: anni Novanta, due donne - di cui i giornali non riferiscono l’identità - si incontrano, si piacciono, cominciano una relazione e vanno a vivere insieme. Con la fecondazione assistita arrivano anche due gemelli: un donatore anonimo fornisce il seme, una delle due donne gli ovuli, l’altra l’utero. Una triangolazione che, in seguito, avrebbe creato non pochi problemi in tribunale, ma per ora il sogno d’amore sembra eterno. C’è, anzi, quel brivido insieme trasgressivo e conformista di essere dalla parte del cambiamento storico, le nuove unioni, le famiglie a mamma doppia, la tecnica al servizio del legittimo desiderio di maternità delle donne omosessuali, insomma, è una storia positiva e felice. Finché, come nei legami tradizionali, trascorsi un certo numero di anni, capita che la coppia scoppi. E che ci sia pure di mezzo un’altra donna. A quel punto sorge un problema: i due gemelli, di chi sono figli? Della mamma genetica o della mamma che ha portato avanti la gravidanza? Il padre, lo sappiamo bene, in questi casi è solo un erogatore di seme senza volto, e quindi fuori gioco, ma almeno la mamma, una mamma, deve saltare fuori. I bambini chiamano la prima con un nomignolo affettuoso, la seconda «mamma» ma cosa dice la legge? Dal 1990 in Inghilterra vige The Human Fertilisation and Embryology Act, che stabiliva che madre è colei che partorisce il bambino mentre la madre genetica è priva di «responsabilità parentale».

Giordano Tedoldi
I due gemelli sono nati nel 2008, appena prima che la legge venisse rivista in modo da consentire anche alla madre genetica di condividere il ruolo di genitore. Su questa revisione si è innescata la battaglia legale per l’affidamento tra le due ex compagne, con una prima sentenza pronunciata lo scorso agosto dal tribunale di Portsmouth nella quale il giudice Helen Black ha confermato l’affidamento alla madre partoriente. La decisione del giudice è stata determinata anche dal fatto che la madre genetica avrebbe lasciato intendere di essere pronta a diffondere la sua storia sui giornali. Di fronte a questa prospettiva di spettacolarizzazione, la corte ha dichiarato «di nutrire preoccupazione circa la capacità della mamma genetica di svolgere il suo ruolo genitoriale».


In precedenza, nel 2012, la madre genetica aveva già lasciato la casa della ex partner, la quale invece aveva avviato un patto civile con un’altra donna. Ma la madre genetica dopo la sconfitta in primo grado ha presentato ricorso e, pochi giorni fa, la corte d’Appello formata da tre giudici l’ha accolto rinviando il caso al tribunale di Portsmouth. La sentenza dell’Appello è molto interessante, perché la Corte si è lasciata andare a severe critiche per entrambe le donne. Ricostruendo la storia d’amore tra loro, fin dal momento in cui, dopo la nascita dei gemelli nel 2008, diventa una «relazione platonica», per poi proseguire in mezzo a «tensioni e litigi», fino all’abbandono del tetto comune da parte della madre genetica, la preoccupazione dei giudici è tutta per i gemelli.


Le due donne «sono diventate diffidenti», durante la separazione «ci sono state ciò che potremmo chiamare con un eufemismo “scenate”».
Viene biasimato il tentativo della madre genetica di pubblicizzare la storia per danneggiare la reputazione della sua ex partner, e si conclude con parole sconsolate: «L’infanzia finisce fin troppo presto, e mentre apprezziamo che entrambe le parti pensino di essere mosse dalla sola preoccupazione per i bambini, è tuttavia molto triste vedere che sono proprio le parti a consentire a quell’infanzia di scivolare via, mentre tutte le energie sono concentrate sui litigi degli adulti e sulle cause in tribunale. E ciò che è particolarmente ingiusto è che l’eredità di un’infanzia macchiata in questo modo, probabilmente accompagnerà i bambini nella loro vita adulta». Famiglie non tradizionali, infanzie infelici, proprio come alla vecchia maniera.



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Commenti all'articolo

  • attualità

    02 Aprile 2014 - 20:08

    I bimbi saranno segnati per tutta la vita ,quindi si potranno pure buttare in una discarica ! Le due lesbiche Si son fatte passare lo sfizio !

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  • 19gig50

    02 Aprile 2014 - 18:06

    Tutelare i bambini, NO alle adozioni gay.

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