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Nuove poltrone

L'autogol del governo Renzi
taglia le Province
arrivano 25mila consiglieri comunali

L'autogol del governo Renzi
taglia le Province
arrivano 25mila consiglieri comunali

I tagli alle Province di Matteo Renzi? Cancellano quelli - ben più significativi - che approvò il governo di Silvio Berlusconi. E il risultato è degno del miglior Tafazzi: venticinquemila poltrone in più. Il disegno di legge che porta la firma del già ministro renziano oggi promosso a "Gianni Letta" piddino Graziano Delrio prevede infatti dei tagli alle assemblee elettive per gli enti locali più piccoli. Delrio, però, che ai tempi del decreto faceva il sindaco e il presidente dell'Anci, non si è accorto che il taglio dei consiglieri comunali nei paesi con meno di diecimila abitanti che ha proposto qualche mese fa era già da anni una legge dello Stato.

La sforbiciata, infatti, era stata promossa e approvata dell'esecutivo guidato dal leader di Forza Italia nel luglio del 2011 col decreto 138. Quel documento, che portava le firme tra gli altri del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, delle Riforme Roberto Calderoli e di quello degli Affari Regionali Raffaele Fitto, prevedeva che i membri dei consigli comunali scendessero da sedici a dieci sotto i diecimila abitanti e da dodici a sei sotto ai tremila. Considerato che in Italia su 8092, solo 500 Comuni superano i 15.000 abitanti, si trattava di una riduzione complessiva del personale eletto stimata nella relazione che accompagnava il decreto nel 40-50%. Quel documento introduceva anche regole sui compensi: i consiglieri non possono guadagnare più di un quinto dei sindaci, mentre gli elettinei Comuni con meno di mille abitanti e i consiglieri circoscrizionali devono lavorare gratuitamente.


Il nuovo testo renziano, che dovrebbe essere approvato con l'opposizione di Forza Italia e Movimento 5 Stelle, rischia però di trasformarsi in un clamoroso autogol: i tagli già decisi e non ancora entrati in vigore vengono "superati", cioè cancellati. La nuova legge, che prevede la riforma delle Province e l'istituzione delle Città metropolitane, permette ai Comuni fino a 3mila abitanti di avere consigli di 10 membri e giunte di due assessori, cosa che prima era impossibile. Quando i residenti sono più di 3mila ma meno di 10mila, i consiglieri possono salire a quota 12 e gli assessori a quattro. Risultato? Venticinquemila posti in più, spacciati per tagli. Anche se almeno un'accortezza il governo ce l'ha avuta: per attuare questo ampliamento, i Comuni dovranno rivedere i costi di gettoni e indennità. L'aumento dei posti, infatti, non potrà comportare piu spese, dovrà essere finanziato con una diversa redistribuzione delle stesse risorse stanziate ora.

Paolo Emilio Russo

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Commenti all'articolo

  • osicran2

    14 Agosto 2014 - 11:11

    La riforma delle province, come indicata nell'articolo, sembra quasi una presa in giro, almeno dal punto di vista dei tagli alla spesa! Questo, purtroppo, dimostra ancora una volta che le idee non sono chiare e che si procede per tentativi. Come al solito non si effettuano le dovute proiezioni a tavolino prima di prendere le decisioni. Errare è umano, ma perseverare è diabolico!

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  • Joachim

    14 Agosto 2014 - 10:10

    Forse S.B avrebbe fatto meglio...il senato deve essere spazzato via. Il parlamento solo 100 unita con 2 vice e un premier...il PdR non serve....tagliate i nome di Dio anche i palazzi vendeteli...I comuni devono essre ridotti con solo impiegati...altro che cons. politici e pantomine ..tagliate..e diminuite le tasse...ora il paese non cresce e il debito di conseguenza sale....WAY OUT..CUT EXPENSES

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  • encol

    04 Aprile 2014 - 15:03

    Pensate che il CAPO non firmi il provvedimento tutto di sinistra ??

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  • apostrofo

    04 Aprile 2014 - 00:12

    Continua la marcia inarrestabile del PD. E nessuno li ferma. Riforme mascherate come senato , provincie, accorpamento dei piccoli comuni solo a quelli grandi guidati dal PD, estremo permissivismo (a buon rendere di voti, poi) verso gli immigrati clandestini. Ce ne sono 600.000 alle porte. Tutti zitti ! Perchè? Dove li mettiamo ? Il 70% degli italiani non li vuole, e non per motivi di razzismo.

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