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Il business dell'espresso

Caffè: con lo shopping in Svizzera, Rancilio vola

Caffè: con lo shopping in Svizzera, Rancilio vola

Negli anni 30 la Regina di Rancilio è già famosa. Un pezzo di lucido design Belle Epoque da cui esce caffè espresso. Piano piano le macchine da bar di Roberto Rancilio, che ha fondato l’omonima società nel 1927, conquistano la penisola. Crescono assieme al Pil e spesso anticipano i gusti della clientela. Oggi Giorgio Rancilio è l’amministratore delegato ed è la terza generazione di famiglia. Quando, circa 20 anni fa, meno che trentenne si è trovato all’improvviso a prendere le redini della Rancilio, il fatturato era già per il 70% prodotto all’estero. Serviva però un cambiamento di passo. «L’eredità di mio nonno e di mio padre pesavano su di me», spiega a Libero Giorgio Rancilio, «così si è compreso che l’unica strada per crescere era ampliare la gamma di offerta. Nel corso del tempo a fianco del mercato tradizionale si è imposto quello delle macchine automatiche. Svizzeri e tedeschi ne sono sempre stati leader».

All’inizio del 2000 da Parabiago ci si guarda in giro. Su un fronte parte l’espansione con filiali a Chicago (in realtà datata 1999), Barcellona (2004) e Porto (2008) e dall’altro dopo quattro anni di scouting Rancilio decide di percorrere l’autostrada verso la Svizzera in senso opposto. È il modo per affrontare la crisi in arrivo. In altri 4 anni acquisisce per una dozzina di milioni il 100% di Egro, azienda fondata nel 1934 vicino a Zurigo e leader nel comparto delle automatiche. Nasce il gruppo Rancilio, uno dei pochi al mondo a vendere sia macchine tradizionali sia automatiche. Il fatturato complessivo nel 2008 arriva a 50 milioni scarsi. Nel 2010, completata l’integrazione, passa a 53. Nonostante i venti di crisi. E oggi supera i 60 con 220 dipendenti. Produce 20mila macchine da caffè all’anno, di cui il 15% per il mercato italiano e il rimanente in cento Paesi.

«Finita l’acquisizione è iniziato il processo di industrializzazione», prosegue Rancilio, «è durato due anni per via della crisi. Ma è servito tempo anche perché abbiamo compreso che Egro necessitava di due tipi di sostegno. La tecnologia e il know how erano già ottimi, ma a Parabiago le macchine automatiche hanno ricevuto un nuovo design e soprattutto la spinta verso una supply chain più efficiente. E in questo in Italia non avevamo nulla da invidiare all’impianto svizzero. Anzi il contrario». Insomma, sfatando i miti della Federazione sinonimo di paradiso dove anche la logistica e l’organizzazione aziendale sono in ogni caso al top, Rancilio trova il modo di percorrere una strada di successo tenendo piedi e testa in Italia. Ovviamente non basta. Lo scorso anno, in media con i bilanci precedenti, l’azienda ha investito il 7% del fatturato in ricerca e sviluppo. Bar, ristoranti e grosse catene hanno bisogno di acquistare un prodotto che tiene l’usura e non si ferma. «Il nostro settore è come quello dell’automotive. Innovazione che anticipa gli input del mercato. Inoltre, vendiamo macchine che devono fare guadagnare denaro ai proprietari e necessitino di pochi stop», dice Rancilio, «dobbiamo immaginare che la tecnologia sarà sempre più sotto stress».

Come in tensione saranno le aziende costrette a confrontarsi con il mercato globale e una richiesta di massa critica sempre più importante. «Dopo il lavoro dedicato a Egro», spiega l’ad, «la nostra famiglia si è chiesta che cosa fare in futuro. Non nell’immediato. Ma fra dieci anni. Abbiamo capito che il capitale familiare è giunto a un bivio. Se non si fanno acquisizioni non si cresce e per questo abbiamo maturato l’idea di cedere la società a un gruppo italiano dotato della massa critica giusta per continuare a crescere e affrontare con più forza e solidità le sfide di lungo periodo. Nell’ottobre 2013 la proprietà passa ad Ali Group. Sede a Milano. Offre lavoro a 8.000 persone in 26 paesi e, in termini di fatturato, è uno dei due più grandi gruppi nel mondo delle apparecchiature per la ristorazione professionale. Possiede 55 fabbriche in 14 paesi e distribuisce i prodotti ad alberghi, ospedali, aeroporti dall’Europa al Giappone, dal Nord al Sud America, dal Medio Oriente fino alla Nuova Zelanda. «Non si può mai stare fermi», conclude Giorgio Rancilio a cui Ali ha chiesto di rimanere ad, «e questa è stata la nostra scelta per buttare il cuore oltre l’ostacolo».

di Claudio Antonelli

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