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Il caso

Appalti polizia: archiviata l'inchiesta ex vicecapo Izzo e prefetto Iurato

Appalti polizia: archiviata l'inchiesta ex vicecapo Izzo e prefetto Iurato

Archiviazione. Si conclude con questa parola la vicenda giudiziaria del prefetto Nicola Izzo, ex vice capo della polizia che nel 2012 fu iscritto nel registro degli indagati nell'ambito dell'inchiesta della procura di Napoli (poi trasferita a Roma per competenza territoriale) sugli appalti per la costruzione del Centro elaborazione dati della polizia del capoluogo campano. Un appalto da 37 milioni di euro che, secondo l'accusa, fu pilotato e segnato da una serie di pressioni e anomalie procedurali. Fu uno scandalo durissimo, che Izzo affrontò con coraggio, dimettendosi da vice capo della polizia per dare un segnale di coerenza e rispetto delle istituzioni. La tempesta giudiziaria si è esaurita oggi con l'archiviazione di Izzo, del prefetto Giovanna Iurato e di altri indagati.

A Izzo, difeso dagli avvocati Franco Coppi e Bruno Larosa, era contestato il concorso in turbativa d'asta e la rivelazione del segreto. «Nessuno mi restituirà il sofferto vissuto, i danni morali, fisici, umani e professionali patiti», ha commentato Izzo, di 65 anni, 47 dei quali passati in polizia con importanti ruoli: nel 1995 è stato nominato questure di Treviso e successivamente ha ricoperto l'incarico a Verona, Torino e Napoli. Dal luglio 2003 al dicembre 2004 è stato direttore interregionale per la Lombardia e l'Emilia Romagna, e al termine è stato promosso prefetto di Lodi. Nel 2008 il balzo con la nomina a vice capo vicario della polizia, che ha ricoperto fino al coinvolgimento nell'inchiesta. Fu un colpo per tutti (soprattutto per il compianto numero uno, Antonio Manganelli, scomparso nel marzo 2013), al punto che l'allora ministro Annamaria Cancellieri rifiutò le sue dimissioni.

Ma Izzo andò avanti lo stesso, convinto che fosse la cosa più giusta da fare.
Ora che la tempesta è passata, commenta con dolore: «I processi finiscono, ma la giustizia non trionfa. Nessuno restituirà, a me come a tanti altri, i danni patiti. E questo è un problema serio troppo sottovalutato».

di Salvatore Garzillo

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Commenti all'articolo

  • Yossi

    13 Luglio 2014 - 11:11

    bene, ora a chi ha montato il tutto ovvero istruito una pratica cosa succederà ? ai pierini giornalisti, che hanno subito colto l'occasione per scrivere fiumi di articoli, contro, che cosa accadrà ? quanto è costato al contribuente ? finisce tutto a tarallucci e vino come sempre ?

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  • FRAGO

    04 Aprile 2014 - 10:10

    E' vero nessuno gli restituirà quanto perso, ma almeno voi giornalisti, o pennivendoli, potreste almeno dire chi è quel giudice inquirente, nome e cognome, che ha inquisito così maldestramente delle persone onorate. Se lo stato risarcisse in modo adeguato, danni economici morali ed esistenziali, facendoli ricadere sugli stipendi dell'intera categoria della magistratura, lo stesso CSM li blocca

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