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Il saggio di Miska Ruggeri

Apollonio di Tiana, le mille incarnazioni del Gesù pagano

Apollonio di Tiana, le mille incarnazioni del Gesù pagano

Pubblichiamo uno stralcio del capitolo «Le interpretazioni di Apollonio in Occidente» tratto dal saggio Apollonio di Tiana. Il Gesù pagano (Mursia, pp. 220, euro 13) di Miska Ruggeri - firma delle pagine culturali di Libero - in libreria dal 3 aprile.

Se i bizantini furono perlopiù saggi e tolleranti nei confronti di Apollonio, in fondo frutto della stessa temperie spirituale da cui nacquero i Vangeli, non altrettanto si può dire per gran parte degli occidentali e dei “moderni”, ben più abbarbicati all’idea dello stregone antitetico al Cristo, del nemico della Chiesa.

La leggenda di Apollonio, comunque, rivive nel Rinascimento, aiutata anche dal nuovo boom della magia. Nel Quattrocento Apollonio viene citato da Pico della Mirandola in una lettera a Ermolao Barbaro contenente una eloquente difesa dello stile “barbarico”. (...). Tuttavia Pico, pur nel mirino dell’Inquisizione per i suoi interessi magici, non ha certo in simpatia Apollonio. Nel decimo capitolo del suo trattato De rerum praenotione ne attacca le pratiche magiche, accusandolo di aver usato arti demoniache e l’aiuto di poteri impuri per imitare i miracoli di Cristo, mentre ammira il lavoro di Eusebio (da poco tradotto in latino dal domenicano Zenobio Acciolo, che lo dedica ai giovani, affinché non si facciano influenzare dagli incantesimi).

L’opera di Filostrato, comunque, fu riscoperta davvero solo nel secolo successivo. L’editio princeps della Vita di Apollonio (con il testo greco, il relativo scritto di Eusebio nella versione latina di Acciolo, come una sorta di antidoto al «veleno pagano» di Filostrato, e la traduzione in latino del fiorentino Alemanno Rinuccino) è infatti l’Aldina del 1501-04, preceduta da lunghi dibattiti e discussioni sull’opportunità di dare alla luce un’opera già criticata dai Padri della Chiesa; una traduzione latina di Filippo Beroaldo viene inoltre pubblicata a Bologna nello stesso 1501. È solo l’inizio di un rapido fiorire di edizioni in vari Paesi.

Erasmo da Rotterdam (1466-1536), che raccoglie per diversi decenni proverbi e detti provenienti dalla cultura classica (soprattutto greca) per inserirli nei suoi celebri Adagia, dimostra di conoscere bene sia le Lettere di Apollonio (...) che la Vita di Filostrato (...).
Nel frattempo la figura di Apollonio si ritaglia il suo spazio nelle opere storiche sulla Chiesa primitiva e sull’Impero romano. Ovviamente, in questo modo, spesso finisce tirato di qua e di là, a seconda dell’ideologia degli autori, che lo usano come un’arma per i loro scopi. Per i cristiani è un demonio; per gli anticristiani un ottimo pupazzo da imbottire con le loro idee.

Michel de Montaigne, nei suoi Saggi, nomina Apollonio tre volte. In II, 12, a proposito del linguaggio delle bestie, scrive: «Tuttavia alcuni si sono vantati di comprenderle, come Apollonio di Tiana, Melampo, Tiresia, Talete e altri». In II, 17, cita dall’Epistola 83, secondo cui è «proprio dei servi mentire e dei liberi dire la verità». In III, 10, infine, accomuna Apollonio e il Profeta dell’Islam, sostenendo: «Non mi stupisco più di quelli che furono messi nel sacco dagli stratagemmi di Apollonio e di Maometto».

Il parallelo Apollonio-Cristo riappare nel dialogo Heptaplomeres (1593 circa) di Jean Bodin. Inoltre, ampio spazio è dato ad Apollonio dall’opera contro le pratiche magiche, Pogrom czarnoksieskie bledy, pubblicata a Cracovia nel 1595, del polacco Stanislaw Poklatecki, per il quale le idee e le azioni del Tianeo sono «cose proibite», magia diabolica che porta alla «dannazione eterna», e anzi testimonianza dell’esistenza del diavolo nel mondo. Una simile interpretazione si trova anche nella Storia della Chiesa di Cesare Baronio (1538-1607), per la quale Apollonio, alla fine giustamente ucciso dai diavoli, ha aiutanti diabolici proprio nel periodo storico della prima diffusione dei Vangeli, mentre Filostrato è un propagatore di spudorate menzogne, con il risultato che molti finirono con l’adorare Apollonio dopo la sua morte e con il chiedergli aiuto. Ma il crimine peggiore di Apollonio, secondo Baronio, è l’aver denunciato San Giovanni Evangelista a Efeso, causandone così l’esilio a Patmos...

Fesserie riecheggiate dalla Histoire Ecclesiastique (1691) di Claude Fleury e dalla Histoire de l’Eglise del vescovo di Vence Antoine Godeau (1605-1672) - che addirittura, interpretando liberamente l’Apocalisse di Giovanni (9,11) sull’angelo dell’abisso il cui nome in greco è Apollion, considera Apollonio, bugiardo e mago, il Distruttore per eccellenza e quindi il più grande nemico della Chiesa in tutta la storia - nonché da alcuni storici dell’Impero di Roma. Per esempio, l’Histoire des Empereurs et des autre Princes (1691) di Louis-Sébastien Le Nain de Tillemont, in cui i demoni, con l’aiuto di Apollonio, tentano di fare concorrenza agli apostoli del Cristo. Inoltre il nome di Apollonio, in qualità di capo degli spiriti malvagi, appare in opere sulla magia e sulla demonologia, come il De miraculis di Filaleutero Elvetico (1734), e in opere teologiche. Sulla falsariga dell’apologetica latina, il vescovo Jacques-Bénigne Bossuet (1627-1704) definisce Apollonio un mago alleato con il diavolo e vede in lui la terza bestia dell’Apocalisse, mentre il suo collega Pierre-Daniel Huet (1630-1721), erudito precettore (insieme proprio a Bossuet) del Delfino di Francia, nella sua Demonstratio Evangelica (vol. I, pp. 672-78), condanna tutti gli autori che erano stati troppo teneri con il Tianeo, soprattutto Sidonio Apollinare, caduto «nella trappola delle menzogne» del «farabutto» di Tiana. Per Huet, scopo (alla fine vano) di Filostrato era quello di copiare il Vangelo, facendo così combaciare le vite di Apollonio e Cristo. Ma il grande attacco contro Apollonio taumaturgo fraudolento viene sferrato dal tedesco Johann Balthasar Luderwald nella sua opera Antiierocle o Gesù Cristo rappresentato nella sua grande diversità (1793), in cui paragona costantemente il mago Apollonio e Cristo, la fantasiosa Vita di Filostrato e il Vangelo, i discepoli del Tianeo e gli apostoli, per concludere ovviamente che il Vangelo è la sola fonte di fede.

Dall’altro lato, di Filostrato si serve, nella sua polemica contro la Chiesa, Lord Herbert of Cherbury (1582-1648). Nel XVII secolo Gabriel Naudé scrive un’Apologia per tutti i grandi uomini che furono erroneamente accusati di magia (pubblicata per la prima volta in Francia nel 1625) in cui difende, tra gli altri, Pitagora e Socrate. Apollonio vi è presentato come una guida religiosa modellatasi sull’esempio del Cristo, e la Vita come un’imitazione dei Vangeli.
Nel 1680 l’erudito inglese Charles Blount (1654-1693) pubblica a Londra la traduzione dei primi due libri di Filostrato, accompagnata da un’introduzione contro la Chiesa e da dotte note che paragonavano Apollonio e Gesù, personaggi di uguale importanza, nel solco della controversia deistica. Blount è costretto dalle polemiche a interrompere il suo lavoro, poi condannato dalla Chiesa nel 1693 (lo stesso anno del suicidio dell’autore), ma l’ipotesi che Filostrato volesse comporre uno scritto in contrapposizione ai Vangeli inizia a incontrare una certa fortuna. Apollonio torna a rappresentare una sorta di Messia alternativo, l’alfiere dell’ideale greco opposto a quello ebraico. Sulle sue orme, del resto, si muove nel 1756 persino Voltaire, prodigo di lodi per Apollonio nel Saggio sui costumi e lo spirito delle nazioni.

di Miska Ruggeri

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Commenti all'articolo

  • profpietromelis

    28 Giugno 2014 - 03:03

    Dal mio libro "Scontro tra culture e metacultura scientifica" (2006) avevo già scritto su Apollonio quanto segue. Apollonio di Tiana (I secolo d. C.), educato a Tarso, non si fece convertire da S. Paolo quando lo incontrò. Preferì rimanere legato culturalmente all’India, dove era stato, contemperando la cultura indiana con il pitagorismo. Flavio Filostrato di Lemono, vissuto nel III secolo, fu in

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