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Matteo Renzi porta le tasse sul risparmio al 52%

Matteo Renzi

Quel genio della comunicazione di Renzi ci ha provato. Sapeva che uno dei punti deboli del suo programma era l’aumento della tassazione delle rendite finanziarie al 26% e così, come a provocare una sorta di compensazione psicologica, ha portato al 26 anche l’aliquota sulle imposte che le banche dovranno versare per la rivalutazione delle quote in Bankitalia. Effetto mediatico: i sacrifici che chiedo ai risparmiatori li pretendo anche dagli istituti di credito.
Peccato che non sia così. Perché a fare un po’ di simulazioni sui prodotti finanziari più amati dagli italiani, e non ci riferiamo ai Bot, ma ai conti di deposito e alle obbligazioni societarie, si arriva a un carico fiscale complessivo che supera addirittura il 52%. Certo, a una precisa domanda dei cronisti, il ministro Padoan aveva escluso che il salasso avrebbe colpito anche i conti di deposito. Ma poi nei giorni seguenti si sono susseguite le indiscrezioni che parlavano di un ripensamento. E noi in assenza di un decreto che ci aiuti a capire ci siamo portati avanti.

LE SIMULAZIONI
Come? Nella tabella si trovano i dettagli. Il punto è che l’operazione del governo parte da un errore di base. Quando si sottolinea (come ha fatto Renzi) che l’Italia deve uniformarsi alle aliquote sul risparmio degli altri Paesi dell’area Ocse si dimentica di dire che da noi esiste anche una mini-patrimoniale sugli investimenti che nel 2014 è passata dall’1,5 al 2 per mille all’anno. Il famoso bollo che non si applica sui guadagni, ma sul capitale. E così la tassazione sale.
Chi, per esempio, avesse investito 10 mila euro su un conto di deposito a sei mesi che garantisce lo 0,75% vede il suo guadagno passare da 20 a 17,5 euro. E questo dipende dall’aliquota che è aumentata al 26%. Ma quello che fa drizzare i capelli al piccolo risparmiatore è il carico fiscale complessivo che arriva al 52,67% rispetto al 46,67 precedente. Agli interessi lordi di 37,5 euro vanno infatti sottratti i 10 euro dell’imposta di bollo (lo 0,2% che su base annuale si trasforma in 0,1%) e i 9,75 euro della ritenuta fiscale. E così gli interessi netti si trasformano in 17,5 euro. Insostenibile.
E lo stesso discorso vale per le obbligazioni bancarie. Quelle che ogni volta che varchiamo la soglia di un istituto di credito cercano di piazzarci. Alle volte convengono e altre no, ma non è questo il punto. Il punto è che se si prendono i soliti 10 mila euro e si mettono in un bond a tre anni con un tasso al 2% alla fine ci ritroviamo con i 600 euro degli interessi lordi maturati che si trasformano in 384 netti. Perché alla ritenuta fiscale che con l’aliquota del 26% si mangia 156 euro dobbiamo aggiungere l’imposta di bollo che in tre anni (20 x 3 fa 60 euro) ci prende altri 60 euro. Morale della favola: grazie a Renzi il carico fiscale complessivo passa dal 30 al 36%.
Si dirà, ma dalla revisione del prelievo sulle rendite finanziarie che parte il prossimo primo luglio (l’obiettivo è finanziare il taglio dell’Irap del 5% per il 2014 e del 10% dal 2015 in poi) saranno esclusi i Bot-people (per i quali l’aliquota resta ferma al 12,5%). Vero. Solo che lo storico popolo italiano dei compratori di titoli di Stato non esiste quasi più. E rappresenta appena circa il 10% della torta complessiva del risparmio delle famiglie italiane.

ALTRA BEFFA
E non finisce qui. Perché le regole attuali «nascondono» anche un’altra beffa per il piccolo risparmiatore. Se sei un socio qualificato (nelle società per azioni i titolari di oltre il 20% dei diritti di voto nelle assemblee ordinarie, percentuale che scende al 2% per le società quotate) paghi l’Irpef solo sul 49,72% del dividendo. In sostanza sulla metà di quanto hai guadagnato. Tradotto: al massimo pagherai il 21,5%, la metà dell'aliquota massima del 43%, contro il 26% previsto da Renzi per il piccolo risparmiatore.
Già ieri Libero aveva semplificato la beffa con un esempio: per un dividendo di 1.000 euro lordi, il socio non qualificato paga 260 (il 26% di 1.000) e quello qualificato, ad esempio, o 114,39 (1.000x49,72=497,2 per aliquota minima Irpef al 23%) o 213,8 con l'aliquota massima del 43%.
Ps. In questo calcolo non teniamo conto della Tobin Tax introdotta dal governo Monti (l’imposta sulle transazioni finanziarie), che insieme alle altre voci di tassazione sul risparmio, ha contribuito a portare nelle casse erariali poco meno di 18 miliardi di euro nel 2013.

di Tobia De Stefano

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Commenti all'articolo

  • dany69

    12 Maggio 2014 - 13:01

    Salve i calcoli sono corretti ma dare indicazioni per evitare al meglio tutte queste tassazioni, fateci un articolo per i piccoli risparmiatori sarebbe utile.

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  • imahfu

    19 Aprile 2014 - 10:10

    Parlare di risparmio, anzi di interessi sui risparmi poiché i risparemi non sono toccati, in periodi in cui troppa gente ' risparmia di mangiare' é osceno. Renzi - che non mi piace - ha pero' meriti inattesi: ha mosso le acque stagnanti;; sta provvedendo ai più bisognosi e poveri, sta ridistribuendo la ricchezza nazionale. Lodi ovunque, salvo quassu'. E' partito preso. B ci fa brutta figura.

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