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Pulce sacrificale?

Barcellona al bivio: la tentazione di vendere Leo Messi

Leo Messi

Accostare le parole “Barcellona” e “ciclo finito” è sempre stato un azzardo. Ché con i campioni non si può mai sapere, nel momento opportuno tirano sempre fuori il meglio (leggasi una potenziale vittoria della Liga a maggio). Ma se bastano tre indizi per fare una prova, per i blaugrana i segnali di un’era giunta ormai alla conclusione iniziano ad essere tanti. C’è già chi si spinge in là, chiedendo una rifondazione ma servono anche i soldi per farla. Così in Catalogna può prendere piede una pazza idea: vendere Lionel Messi.

Non una cessione a cuor leggero. Perché, anche in una stagione complicata come questa (tra infortuni, quello strano malessere che lo portava a vomitare, il Pallone d’oro soffiatogli da Cristiano Ronaldo) la Pulce i gol li continua a fare e non pochi (38 in 39 partite, uno ogni 81’). Quello però visto contro l’Atletico Madrid è sembrato il lontano cugino argentino: 6,8 km percorsi (solo 1,5 km più del portiere Pinto), 0 tiri in porta, 18 palle perse e solo 5 dribbling tentati con 3 errori. Non basta per metterlo sul banco degli bolliti, né per farsi qualche domanda sul suo reale valore. Ma se si vuole andare oltre l’era del tiki-taka bisogna cambiare radicalmente la squadra, e con i 200 milioni che il Psg si vocifera possa offrire tutto sarebbe molto più semplice. Pare fantamercato, ma non è così lontano dalla verità. E lo stesso Messi potrebbe scegliere una strada alla Guardiola, cioè spegnere la classica voce del «vince solo perché gioca neal Barça».

Tutto ruota però intorno allo stop imposto dalla Fifa ai blaugrana, una sanzione che se confermata potrebbe bloccare tutti i piani di rivoluzione, ipotetica cessione di Messi compresa. Piani che erano già partiti, perché la squadra non è giovanissima, gran parte dei titolari sono gli stessi da anni (Iniesta, Xavi e Busquets erano in campo anche nella finale di Champions del 2009) e la vecchia guardia formata dallo stesso Xavi, capitan Puyol e Victor Valdes ormai è vicina a lasciare. Il problema è che con il mercato chiuso nessuno potrà essere sostituito adeguatamente.

Non che avere massima libertà negli acquisti sia sempre sinonimo di ottimi colpi. Basta prendere l’arrivo di Neymar, che ad oggi a Barcellona ha portati più grane che benefici. Un affare inizialmente da 57 milioni di euro, salvo poi scoprire che la cifra si aggirava intorno ai 90 (con le conseguenti dimissioni del presidente Rosell). E anche in campo c’è stata qualche difficoltà, che però potrebbe rientrare in quella strana caratteristica di Messi, che si è “mangiato” i compagni di reparto. Altro buon motivo per rivoluzionare l’attacco, che passerebbe nelle mani dell’ex Santos.

Una soluzione per farli coesistere avrebbe dovuta trovarla Gerardo Martino. Ma i dubbi sul mister argentino sono aumentati, anche se per il futuro prossimo non paiono esserci tecnici che possano sostituirlo. Non mancano gli alibi: si è trovato una squadra che sa giocare un solo calcio (per quanto splendido) senza avere la condizione fisica per farlo. Perché il buon Pep, ben sapendo che la difesa blaugrana non è mai stata il massimo, puntava molto sul pressing alto, in modo da tenere la propria retroguardia il meno impegnata possibile. Un lavoro sfiancante, se a farlo sono sempre gli stessi.

In generale però è tutto il meccanismo che ha fatto grande questo Barcellona a non funzionare più come prima. Gli indizi erano già arrivati nelle ultime due eliminazioni in Champions, nel 2012 per mano del Chelsea e l’anno scorso con il cappotto patito dal Bayern. Le contromosse al piano di gioco dei catalani le conoscono tutti e in Europa, dove per qualità e quantità si trovano squadre alla pari del Barça, le sconfitte non sono più un’eccezione. E Simeone ha evidenziato molti di questi problemi, con due partite perfette dal punto di vista atletico e tattico, un divario non sottolineato solo dal punteggio fin troppo ristretto. Serve una rifondazione totale come quella di Guardiola, che nel 2008 si liberò di vecchi ed ex campioni per puntare tutto guarda caso proprio su Messi. Quando c’è una rivoluzione, la Pulce è sempre di mezzo.

di Matteo Spaziante

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Commenti all'articolo

  • oooooo

    oooooo

    11 Aprile 2014 - 19:07

    Qualcuno osa dire che Messi è come Maradona. Messi non sa tirare i calci di punizione, Maradona faceva 2 tiri e uno era gol nel sette, Maradona giocava nel Napoli che era una buona squadra , con LUI era una Grande Squadra, Maradona faceva la differenza, Il Barcellona coni giocatori che ha avrebbe vinto lo stesso. Concludendo Messi è uguale a Maradona quando è seduto sul water !

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