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I soldi della Borsa nella ricerca

Elica mette sotto la cappa la recessione italiana

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Lo stand di Elica al Salone del mobile

Facile darsi delle arie quando sei leader mondiale del tuo settore o quando fai il 90% del fatturato all'estero mentre l'Italia soffre le pene dell'inferno. Più difficile pensare che nonostante i ricavi in aumento e una crescita superiore alla media nei Paesi emergenti sia ancora il caso di rischiare, diversificare e investire nel lungo periodo.  Ecco. Se si vuol davvero entrare nel cuore di Elica (oltre 18 milioni di cappe e motori l'anno, 3.400 dipendenti e otto stabilimenti tra Italia, Polonia, Messico, Germania, India e Cina) e capire perché l'azienda ha vinto la sfida con gli anni bui, che sono iniziati nel 2008 e sembrano non finire più, bisogna partire da qui. Dalla ricerca e dallo sviluppo (ogni anno l'azienda ci investe il 4% dei circa 400 milioni che fattura), dal coraggio di puntare gran parte della liquidità arrivata grazie alla quotazione in Borsa del 2006 per aggredire i consumatori messicani, per esempio, e dall'obiettivo di lanciare entro la fine dell'anno un nuovo prodotto ("Snap") a prezzo contenuto (299 euro) che monitora la qualità dell'aria in casa e quando c'è qualcosa che non va la riporta ai livelli standard.

A 360 GRADI- «E' una nuova sfida - sottolinea l'ad del gruppo Giuseppe Perucchetti - che va in continuità con il nostro business principale. Noi produciamo e commercializziamo cappe da cucina a uso domestico e adesso guardiamo al trattamento dell'aria a 360 gradi». Come funziona? «Semplice, il meccanismo è legato a tre sensori che percepiscono umidità, odori, fumi e temperatura dell'aria in un qualsiasi ambiente dell'abitazione. Quando i livelli scendono sotto una soglia minima "Snap" provvede a riportarli entro i limiti. E' possibile collegarlo via wireless alla cappa della cucina, ma può essere usato anche in tutti gli altri ambienti. Del resto, come tutti i nostri prodotti parliamo di un oggetto di design che arreda la casa. Arriveremo sul mercato entro fine anno a 299 euro e nello stesso momento usciremo anche con i diffusori di flagranza per living room e cucina a 69 euro. Insomma, abbiamo pensato a qualcosa che fosse accessibile a tutti».
Perucchetti parla dal Salone del Mobile di Milano, dove lo stand di Elica fa bella mostra di sé. Ci sono clienti e fornitori, addetti della comunicazione e curiosi che fotografano le cappe più avveniristiche, ma è inutile nascondersi che, numeri alla mano, l'Italia è un mercato che soffre.«Se lei osserva il nostro perimetro - continua l'ad - vedrà che dal 2009 a oggi anche in Italia non abbiamo perso fatturato. Certo se parliamo di crescita tout court non c'è paragone rispetto al più 15%, per esempio, degli ultimi mesi in America del Nord. Ma parlare dell'Italia concentrandosi solo sui numeri è limitativo. Si guardi intorno, siamo al "Salone del Mobile", è qui che nascono le idee e i progetti più innovativi. Insomma, la nostra creatività fa ancora la differenza e per un'azienda come Elica che punta tantissimo su design e innovazione questo è fondamentale».

LUCIDA FOLLIA - Design, innovazione, certo, ma alle volte per fare impresa ci vuole anche una buona dose di lucida follia. Quella di Ermanno Casoli, di mestiere faceva il veterinario nelle Marche a Fabriano, che nel 1970, quasi per scommessa con l'amico Vittorio Merloni (Indesit), ha fondato la prima Elica.

DUE CHOC - «Guardi - spiega Francesco, il figlio del fondatore diventato amministratore delegato nel 1990 (dopo essere entrato in azienda a soli 16 anni) e oggi presidente del gruppo - se devo indicarle due date simbolo della storia di Elica non ho dubbi. Le parlo del 1978: la morte di papà e la capacità di superare quello choc. E del 1993: un incendio distrusse completamente uno dei nostri stabilimenti. Riuscimmo a ripartire in tre mesi. Fu la dimostrazione che grazie allo spirito di sacrificio e alla capacità di fare squadra eravamo in grado di andare oltre qualsiasi difficoltà». Quindi l'Italia per voi resta importante? «Assolutamente. Noi non saremmo quello che siamo senza Fabriano, senza le conoscenze e le competenze delle persone che lavorano nella nostra sede principale, nelle nostre desi nelle Marche e nel mondo. Detto questo, saremmo miopi se non vedessimo che all'estero imparano in fretta. In quanto a tecnologia e capacità di lavoro alcune realtà asiatiche non sono seconde a nessuno. Morale della favola: se il nostro sistema Paese non svolta il mercato Italia rischia di scomparire o quasi». Ed Elica? «Uno dei nostri punti di forza - interviene Perucchetti - è quello di essere globali ma localizzati. Cioè? La nostra presenza nei mercati emergenti non si limita alla mera vendita. In Giappone, Cina, India abbiamo stabilimenti, sigliamo joint venture con società del posto, monitoriamo le tendenze e ideiamo per loro prodotti ad hoc. Internazionalizzazione, certo, ma senza mai dimenticare che ogni Paese ha le sue peculiarità».

di Tobia De Stefano

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