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L'editoriale

Il centrodestra è imbavagliato

12 Aprile 2014

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Ieri scrivevamo che il Parlamento andrebbe abolito, demandone i compiti ai tribunali. Una provocazione, ma soprattutto un modo per segnalare che questa non è una Repubblica fondata sul lavoro, ma un paese affidato alle cure della magistratura, la quale ormai decide tutto quel che ci serve, anche le leggi che si devono approvare o cancellare. Neanche il tempo di andare in edicola ed ecco confermata la nostra analisi. Mentre di fronte alla richiesta della Procura generale di affidare Silvio Berlusconi ai servizi sociali c'era chi celebrava il buonsenso delle toghe, lo stesso procuratore generale si incaricava di smentire la mano morbida della Giustizia nei confronti del capo di Forza Italia, precisando che il Cavaliere (ex) non potrà parlar male dei giudici, pena la revoca, dell'affidamento e la commutazione dei servizi sociali in carcerazione domiciliare. 

Sì, avete letto bene. Secondo l'esimio magistrato Berlusconi potrà fare campagna elettorale, ma non criticare i giudici, cioè non potrà dire quello che va dicendo da anni, ossia che lui è vittima dell'ingiustizia, perché nessuno è mai stato oggetto di cosi tante attenzioni da parte delle toghe. Perfino i criminali più incalliti hanno diritto di dire la loro e anche di criticare la condanna. Ma Berlusconi no, se parla finisce dentro e può dire addio ai «benefici» che gli dovrebbero garantire l'agibilità politica durante la campagna elettorale e anche oltre. Di fatto il Cavaliere (ex) si deve mettere il bavaglio e stare attento a quello che sostiene, perché ciò che gli esce di bocca potrebbe essere usato contro di lui. Altro che trionfo del buon senso. La verità è che il leader di una delle principali forze di opposizione, colui che è chiamato insieme al capo del governo a riscrivere la Costituzione e la legge elettorale, è in pratica in libertà vigilata e deve misurare le parole.
A Berlusconi viene negata la possibilità di poter testimoniare la sua esperienza nelle aule di tribunale e di poter impugnare l'arma della riforma della giustizia, argomento che è da sempre (praticamente dal giorno in cui ricevette l'avviso di garanzia mentre era in corso un vertice internazionale a Napoli, cioè da venti anni) un suo cavallo di battaglia. L'idea di fondare un partito di vittime della Giustizia e di divenire un testimonial degli errori giudiziari compiuti in nome della legge che era stata ventilata nei giorni scorsi dovrà dunque essere abbandonata, pena essere rinchiuso in casa per i prossimi dieci mesi.

Tuttavia, al di là dello stupore per un'intimazione a tacere che suona come un brutto avvertimento nei confronti del leader di un partito, ciò che colpisce è il dilagare di inchieste e condanne nei confronti di un solo schieramento politico. Da Milano a Palermo, passando per Firenze e Napoli, sembra che i rappresentanti di quella che un tempo era definita la Casa delle libertà fossero solo un'associazione a delinquere. Formigoni, Dell'Utri, Verdini, Cosentino, Scopelliti, Mastella e via via. Ciò che ci viene dipanato davanti agli occhi sembra una specie di romanzo criminale, quasi che tutto il male, tutto il marcio della politica, fosse concentrato lì, a destra nel Parlamento, mentre altrove si trova il tutto il bene. Sarà, ma a noi che abbiamo assistito alla prima rivoluzione giudiziaria, quella di Mani pulite, le inchieste e le richieste di questi giorni fanno tornare in mente come fu sgominata una sola parte politica, mentre l'altra risultò immacolata e candida come un giglio, pronta ad assumere incarichi di governo nonostante gli elettori non l'avessero mai consentito.

Sono passati gli anni, ma oggi come allora la storia sembra ripetersi. Non c'è Hammamet ma c'è Arcore. Non c'è l'esilio, ma comunque lo si umilia. Il cinghialone (la definizione la coniò Antonio Di Pietro per definire Bettino Craxi) è colpito e i cinghialini sono costretti a nascondersi. Nel frattempo, oggi come allora, i gigli purpurei vedono cadere una dopo l'altra le inchieste che li riguardano. A Monza il processo al braccio destro di Bersani langue, un pezzo è già caduto in prescrizione senza che nessun tribunale avesse uno scatto di reni, mentre l'altro cadrà presto. Altri processi invece non sono neppure cominciati, perché qualcuno si è dimenticato l'inchiesta nel cassetto. Cose che capitano, naturalmente. Cose che casualmente riguardano sempre la stessa parte politica. Che volete farci? È l'Italia. Con vent'anni e più di ritardo si torna al punto di partenza, ossia al rapporto fra magistratura e politica. E finché non si scioglierà questo nodo, sarà difficile sciogliere gli altri.

di Maurizio Belpietro
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@BelpietroTweet

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Commenti all'articolo

  • robin-ud

    21 Aprile 2014 - 12:12

    Si parla solo di ventennio fascista e ventennio berlusconiano. Non si parla invece del pericolo reale di cadere in un secolo buio, in cui la "nuova santa inquisizione" darà disposizioni sull'ora in cui si potrà andare a fare la pipi' ! Non c'è da scherzarci sopra. Egregio Direttore sia gentile, mi indica a quale Paese posso chiedere per tempo asilo politico e le pratiche per la fuga in barcone ?

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  • AntonyCusa

    12 Aprile 2014 - 23:11

    Con un simile reato (inventato di sana pianta) si dovrebbero arrestare tutte quelle popolazioni che esercitano un comportamento OMERTOSO nei confronti della Giustizia e a favore delle Organizzazioni mafiose e malavitose (Mafia, 'Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona Unita, etc.)!

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  • AntonyCusa

    12 Aprile 2014 - 23:11

    Dal Foglio.it:" Non so come andrà per Marcello Dell’Utri, ma so che è grottesca l’imputazione di concorso esterno in associazione mafiosa, con la variante del favoreggiamento aggravato che affligge quel sant’uomo di Salvatore Cuffaro, lui detenuto modello da anni per ragioni personali di espiazione e fede cattolica personalmente vissuta." C. v. d. (come volevasi dimostrare).

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