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Mario Adinolfi, i suoi commenti sulla RU486 scatenano polemiche

Mario Adinolfi, i suoi commenti sulla RU486 scatenano polemiche

Mario Adinolfi è al centro delle polemiche su Twitter per una dichiarazione che ha rilasciato durante il programma La Zanzara, programma di Radio24. In una discussione con il medico ginecologo Severino Antinori, Adinolfi ha espresso le sue perplessità sull'uso della pillola abortiva RU486, come ribadisce anche su Twitter: "Ora che la vostra "pillola sicura" per abortire ha ucciso a Torino una povera donna, madre di un altro bimbo, che dite, ci ragioniamo su?". Mentre i medici sono cauti nel dire che la pillola sia stata la reale causa della morte e aspettano gli esami per decretarlo con certezza, per Adinolfi la questione è evidente. "Nessun esame autoptico potrà negare l'evidenza dei fatti - scrive su Facebook -. È entrata in ospedale sana, ha avuto l'aborto farmacologico, è morta. Causa, effetto".

Il caso - Il caso a cui Adinolfi si riferisce è molto recente. Ieri sera - 10 aprile - una donna di 37 anni è morta all'Ospedale Martini di Torino per una crisi cardiaca dopo aver assunto la pillola abortiva Ru486. È il primo caso in Italia e gli esperti rigettano ogni strumentalizzazione.  "Sono decine di milioni le donne che hanno assunto la Ru486 nel mondo - spiega Silvio Viale, considerato il 'padre' della pillola abortiva nel nostro Paese - e 40.000 in Italia. L'episodio ricorda la prima e unica morte in Francia nel 1991, agli inizi del suo uso, che indusse a modificare il tipo di prostaglandina per tutti gli interventi abortivi introducendo il misoprostolo (Cytotec)". 

Le polemiche - Subito gli utenti dei social si sono scatenati. Mentre alcuni sostengono le teorie di Adinolfi, altri hanno risposto molto duramente alle sue affermazioni. "e che minchia ne sai tu? Sei medico? Infermiere? Sai fare almeno i massaggi?" gli scrive un utente, mentre un altro commenta: "@marioadinolfi sei ginecologo a tempo perso?" "Adinolfi, la sua deduzione causa-effetto è di un pressapochismo imbarazzante. Ma non prova un po' di vergogna?"

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